un 

         

     

 

         

1. Sotto un cielo piccolo

Autore: Domenico Mancusi - Pianeta Libro Editori (Possidente-Pz) - 1999 

(Estate 2000.) - "Questo libro vuoto che porto con me potrà essere la tua ala di colomba, la mia pace tra le anime. Il tuo sforzo narrativo sarà l'unica vendetta, l'unico incenso contro tanti odori maligni". Il romanzo è giunto al secondo posto del premio letterario nazionale "Italo Calvino" del 1999. Racconta la storia di Isabella Morra. Ma non importa ciò che un romanzo racconta, importa la forza e la poesia delle sue parole, frase dopo frase, rigo dopo rigo fino all'ultima pagina. E' un bel libro. E' letteratura. Ne parlarono all'epoca riviste e giornali di tiratura nazionale: dall'Espresso a Repubblica. ma non provate a chiederlo in una libreria di Roma o Torino, Firenze o Napoli. Vi diranno che non ce l'hanno. D'altronde, a parte che in un paio di librerie certe a Potenza, manca quasi dappertutto. Provare per credere. Questa è la Lucania. Peccato! (8-2000)

 

              

2. L'ultimo dei Cusci

Autore: Vito Fiorellini - Claudio Gallone Editore (Mi) - 1999

(Estate 2000.) - Come  ha fatto ad arrivare alla XIV edizione  è un mistero che invita ad essere scoperto. Innanzitutto chiedendosi quante copie sono state ristampate per edizione, per poter fare un pò di sani conti. Il libro in questione è un classico prodotto della narrativa lucana più diffusa: oh quant'eravamo belli quand'eravamo piccoli, c'erano i contadini e i boschi e i campi, le strade e i cervelli della nostra bellissima terra erano popolati di colori, profumi,  leggende viventi e grandiose gesta di eroi.  Del genere amarcord. A volte stucchevole, senza trama narrativa sufficientemente innervata per reggere circa trecento pagine ma a chi piace il genere non è male, le descrizioni sono  forti e suggestive.(8-2000)

 

             

3. Ricuccio

Autore: Nicola Di Silvio - Appia 2  Editrice - Venosa (Pz) - 1990

(Estate 2000.) - E' di quei libri che si trovano per caso curiosando tra giornali, riviste, fumetti e prodotti editoriali di ogni tipo che si accavallano, ammucchiati e alla rinfusa, negli scaffali dell'unica cartolibreria di un piccolo paese e che, costando poco, invita ad essere comprato. Forse come ricordo. O in nome di un'inconfessabile speranza:..vuoi vedere che?? E così è stato. Per chi vuole sapere cos'era la civiltà contadina, come vivevano, sognavano, speravano, gioivano e soffrivano i contadini del nostro passato recente non c'è solo Fontamara di Ignazio Silone o le pagine di Carlo Levi, ci sono anche gli occhi, il cuore e le parole di questo bambino che faceva il pastore e si chiamava Ricuccio.(8-2000)

             

   4. Un anarchico al governo

 

 Autore: Angelica Pezzullo - Edizioni Ermes (Pz) - 1999

(Estate 2000). - Metadescrittivo, moraleggiante, non si riesce mai ad entrare nell'intreccio della trama ed essere catturati dai fatti perché questi sono intrappolati ed incapaci di liberarsi, soffocati come sono  tra spiegazioni politico-teologiche e sermoni catto-comunisti che li stritolano in una crudele morsa. Peccato, la copertina è bella.(8-2000)

 

5. Desdemona e Cola Cola

Autore: Raffaele Nigro- Giunti Editore, 2000- 

(Autunno 2000.)- Cola Cola è una gazza ladra che vive in un paese extra-europeo dove lotta quotidianamente per la sopravvivenza. Sente parlare di una mitica isola del miglio e del grano dove, invece, regna l'abbondanza. L'isola è Venezia. Cola Cola riesce a raggiungerla. Qui conosce Desdemona, una bianca e bellissima colomba. Ma Cola Cola è nero, non è facile per lui essere accettato dalla comunità opulenta dei piccioni di Venezia. Ma alla fine ci riesce perché egli sa cose che i grassi piccioni occidentali non sanno più: sa cantare e sa parlare alla luna. Sa sognare e lottare perché i suoi sogni si realizzino. Dal sud povero del mondo non arriva soltanto emergenza sociale ed economica, ma anche una vitalità ed un richiamo a valori che l'Occidente non ha più e la cui mancanza, nonostante le apparenze, l'ha impoverisce.  Scritto magistralmente, quest'ultimo lavoro di Nigro è uno dei pochi che non ha il richiamo a terre e personaggi lucani, ma contiene comunque temi altrettanto cari all'Autore che si possono leggere in filigrana: l'Adriatico, i paesi e i popoli balcanici.

 

 

6. I promessi sposi in love

Autore: Giovanni Angiolo Rubino - 27° puntata- "La Nuova Basilicata" 28.8.2000

(Autunno 2000.)  - "La Nuova Basilicata", quotidiano regionale, quest'estate ha pubblicato ogni giorno, a puntate, il romanzo di G.A.Rubino: "I promessi sposi in love". I giornali, in genere, non sono nuovi ad offerte letterarie di questo tipo. Sono proposte in qualche modo coraggiose  perché se è vero che ogni scrittore è libero di scrivere ciò che vuole e come meglio crede, così come una linea editoriale è libera di pubblicare quello che vuole, è anche vero che è  nella sede di una libreria che il cliente, in piena libertà, sceglie e decide quale letteratura comprare e leggere perché, in buona sostanza, nessun cliente di giornale compra un giornale per trovarvi dentro anche un romanzo. Quando un quotidiano opta per un'offerta del genere esce, dunque, in qualche modo dal suo seminato, e fa una scelta coraggiosa perchè  "impone" unilateralmente al lettore un autore. Per fare questo la redazione giornalistica ha naturalmente operato una scelta riguardante il genere, l'autore stesso e il titolo (immagino che si siano chiesti: allora pubblichiamo tal dei tali o quest'altro? va bene quest'autore o optiamo per un classico Cristo che vediamo se continua a stare fermo ad Eboli oppure no?). La conseguente risposta non può che essere stata naturalmente in linea e in relazione al giudizio che la redazione del giornale ha della sua clientela. Veniamo ora alla conclusioni. Di fronte alla pubblicazione a puntate di "Promessi sposi in love" delle due una: o il quotidiano "La Nuova Basilicata" considera i suoi lettori talmente di bocca buona da poter digerire anche i sassi, e quindi ha una bassissima considerazione delle capacità critiche ed intellettuali della sua clientela, cioè dei lucani in genere, equiparandoli, per analogia,  a quegli italiani della querelle sui programmi nazional-popolari,  oppure "La Nuova Basilicata" ha critici ed intenditori talmente all'avanguardia d'aver fiutato la scoperta di un grande scrittore dalla prosa rivoluzionaria di cui tanti, finora, ne avevano parlato solo in termini di grafomania. Ma ora bando alle ciancie e gustiamo dal vivo uno stralcio sentimentale ed hard della 27° puntata.

 " Ma la farfalla sapeva che dovevano prima dare sfogo alle loro intemperanze e se ne salì ad altezze proibitive. Alessio non era Giacomo Casanova. Le sue batterie andavano rigenerate, ma il desenfreno di Agnese lo riabilitò al ruolo di grande amante. La tostatura non aveva precedenti. La donna arrivò a confessare che nessun seduttore, negando che Alessio fosse il primo, fosse riuscito a stanare in lei la chioccia vogliosa. Alessio non si perse o non volle fare paragoni con le altre donne ch'erano andate all'abbeverata, ma dedicò alla Nostra il migliore elogio che possa uscire dalla bocca d'un uomo innamorato "Ti ringrazio per avere fatto di me un toro da combattimento".  Il termine stallone gli sembrò riduttivo e troppo generalizzato. A una cert'ora si alzarono per sbirciare a nuttata. Videro il mare e la Fenesta ca luciva. Da qualche parte vibravano i mandolini e danzavano i monacielli. Non sappiamo quanto tempo se ne stessero core a core a godersi uno spettacolo senza precedenti. Alla fine, il sonno che aveva rotto gli ormeggi rientrò nel porto. Agnese cominciò a dare i numeri. Finì con l'impastare le parole al sonno".   Ci fermiamo qui, ritenendo che il problema non è dell'Autore, signor Rubino, ma riguarda il quotidiano "La Nuova..". 

 

 

7. Ritratti di umane vicende

Autore: Severino Gargano- Ediz. patroc.ta dal Circ.Cult.Carlo Perini- Mi , 1995

(Autunno 2000.) - Ogni giorno, giorno dopo giorno, la vita di sempre è attraversata dai grandi fenomeni ai quali i media cartacei e televisivi, nonché la stampa editoriale, dedicano ampi spazi che vanno dalla cronaca al saggio specialistico. Sono i fenomeni significativi degli eventi culturali, o delle emergenze e degli allarmi sociali o delle novità della politica. In una grande città con questi fenomeni l'uomo comune vi convive gomito a gomito, registrandoli attraverso i  segnali metamorfici della città, ma continuando comunque a svolgere la sua vita quotidiana: il lavoro, la casa, gli affetti familiari, le incombenze economiche, i disagi col vicino di casa o il dramma del parente tossicodipendente. E' la casa il grande protagonista del romanzo di Severino Gargano. Ed è dalle finestre di questa casa, dai suoi problemi quotidiani raccontati con stile essenziale, asciutto e minimalista, che si vede e si tocca l'universale mondo gravido di eventi che specularmente e a punta di piedi entra nella cronaca familiare, costituendo l'orizzonte entro il quale ha luogo la vita comune di una moderna ed anonima famiglia metropolitana di origini lucane. Scritto con stile asciutto ed essenziale, apparentemente povero, trova nella sua essenzialità il maggior pregio in quanto pone il lettore nella scomoda posizione di non potersi accontentare, e perciò lo costringe, con eleganza e molta discrezione, ad interrogarsi catturandolo nella trama narrativa.

8. Il soffio di un bacio

Autore: Carlo Petrone - Edizioni Ermes (Pz), 2000

(Inverno 2000.) - E' difficile parlare di poesie. Non per altro perché è il sistema grafico più  immediato e genuino che chiunque sappia tenere una penna in mano è in grado di usare per raccontare le proprie emozioni. Pertanto le poesie, tutte le poesie del mondo, sono sempre sincere. E perciò da rispettare. Le poesie le scrivono tutti. E fin qui niente di strano. Il problema è che sono pure in tanti, troppi, che a proprie spese se le  pubblicano. Pertanto c'è un'inflazione di offerta editoriale di volumi e volumetti di poesie.  Nel perimetro di tale panorama le poesie di Petrone, che  non fa l' artista di professione, si differenziano. Non solo perché sono particolarmente belle, e quindi sembrano possedere una marcia in più di quelle comunemente pubblicate dai "non addetti ai lavori", ma soprattutto perché sono contenute in una veste grafica che ha due caratteristiche. La prima suggerisce un'armonia ed universalità dell'arte: le poesie sono accompagnate dagli acquerelli di due artisti che in ogni pagina colorano i versi suggellandoli di un loro tangibile e concreto diritto reale di esistenza nello spazio. Le poesie vengono così legittimate ad esistere diventando visibili e leggibili oltre il testo. La seconda caratteristica sta nella presentazione. Carlo Petrone è un uomo politico di sinistra, oggi(novembre 2000) segretario regionale lucano dei Democratici di Sinistra. Non è un professionista della penna. Non vive di e nella editoria. Editorialmente è un uomo comune che ha voluto, com'è nella natura di ognuno, impreziosire il suo volume non solo arricchendolo di colori, ma anche relegando il compito della presentazione ad una firma prestigiosa, importante. E chi gli ha firmato la presentazione? il ministro diessino alla cultura: Giovanna Melandri. Questo lo poteva evitare. Eppure anche questa circostanza, letta come umana debolezza, rende più "poetico" l'intero libro.

 


         

 

 

9. Loro sanno di non essere soli

Autore: Michele Vallario - Edizioni Ermes (Pz),1999

(Inverno 2000.)- Sotto questo titolo sono raccolti cinque brevi racconti di fantascienza. Per chi ama il genere troverà in essi tutti gli ingredienti necessari ad una piacevole lettura: padronanza di saperi scientifici, dall'astronomia alla biologia,  appropriata terminologia linguistica, estro creativo, imprevedibilità delle soluzioni finali nelle quali si misura, di solito, la riuscita o meno del racconto breve.

 


10. Dito di bambino, dito di donna

Autore: Claudio Elliot - Edizioni Ermes (Pz),1999

(Inverno 2000.)  - Si tratta di un racconto giallo che nel '99 ha ottenuto un lusinghiero premio a livello nazionale. Scritto in un linguaggio semplice ed immediato ha un taglio moderno nella struttura della trama, nonostante la presenza di una pipa che rimanda ad una sorta di compromesso tra generazioni. Essendo la pipa scomparsa dallo scenario delle vicende moderne. Essendo le collezioni di pipa un recente eppure già antico ricordo di un mondo ottocentesco sopravvissuto fino a pochissimi anni or sono ma oggi decisamente scomparso. Ma è piacevole ritrovare questo recente pezzo di archeologia borghese nella modernità di una tragedia che si sviluppa intorno a due temi forti del contemporaneo: il denaro e il diritto alla felicità sentimentale.

 

         

 

11. L'uva puttanella - Contadini del Sud 

Autore: Rocco Scotellaro - Edizioni Laterza,2000

(Febbraio 2001). Dopo quattordici anni dalle ultime pubblicazioni (1986), con un'introduzione sull'eredità dell'Autore curata dallo studioso Nicola Tranfaglia, esce una nuova edizione del"L'uva puttanella e Contadini del Sud".  La Lucania che non vuole dimenticare rilancia nel circuito culturale contemporaneo una grande figura di intellettuale ed artista, ed è come tale che Rocco Scotellaro rimarrà nella storia del Novecento. Quello che invece non rimarrà, e la gente del tempo che verrà si sforzerà a fare ricerche per archivi e biblioteche  per capire chi mai fosse e cosa avesse mai fatto nel mondo della cultura italiana, è l'ex sindaco di Tricarico che firma le due pagine della prefazione dove tra l'altro scrive: "Dopo quarant'anni da quella elezione, una Amministrazione lontana dagli schemi e dalle logiche di partito, invece legata al progetto di rinnovamento sociale e politico che fu di Rocco Scotellaro a favore dei suoi "cafoni", si è cimentata in una sorta di scommessa che consisteva e consiste nel dare materializzazione ad un verso del giovane sindaco tricarese: L'ALBA E' NUOVA, E' NUOVA". Naturalmente l'amministrazione alla quale si presuppone che si riferisca è la sua. Ma si presuppone anche altro. Per esempio che Rocco Scotellaro non avrebbe gradito. Era di un'altra pasta. 

Peccato che nell'ottimo volume di uno dei nostri più grandi intellettuali ci sia la presenza di questo propagandismo politico di parte che non interessa assolutamente il mondo culturale occidentale, al quale si rivolge l'opera e il pensiero di Scotellaro. Ma va evidenziata tale presenza, perché essa non nasce dal nulla. Nasce senz'altro dall'assenza di un tessuto economico e culturale regionale capace di proporre idee ed uomini con i quali i politici possano poi confrontarsi e dialogare. Nasce dalle caratteristiche di presenzialismo esasperato della nostra politica che, a causa di specificità relative all'identità regionale, tende a creare il vuoto intorno a sé o, in mancanza del vuoto, stati di sudditanza rimandabili a memorie di altre epoche. E' una politica il cui sistema, indipendentemente dalle parti che sono al potere o all'opposizione, tende ad occupare tutti gli spazi del consorzio civile, sconfinando spesso ed  impropriamente nelle proprietà altrui senza né carte né arte capaci di legittimarne il diritto. 

12. L'americano di Celenne

Autore:Giuseppe Lupo - Edizioni Marsilio, 2000

(Febbario 2001). - "Gli dissi di non preoccuparsi, avremmo fatto fortuna anche noi…".                                                                                                             C'è tutto il classico immaginario dell'emigrante nelle vicende di Danny, partito dalla Lucania agli inizi del '900, e che vive le sue giornate nel vortice indaffarato e trafficato dell'american dream dove apparentemente trova pochissimo spazio la nostalgia per la terra lasciata che è appena tratteggiata, quasi soffocata dagli avvenimenti della quotidianità americana: le corse dei cavalli, la musica jazz, il Madison Square, la crisi del '29, Little Italy, le donne, gli amici e le serate trascorse a divertirsi o soltanto a far notte.

Ma la Lucania, proprio perché poco citata, è invece sempre presente. Di fronte alla frenetica pienezza americana il vuoto della terra che ha costretto Danny a partire è un vuoto enorme che tanto più è grande tanto più è difficile da colmare e quindi dimenticare. In fondo si è partiti per amore, per cercare altrove la Lucania che si desidera per la stessa Lucania e che nelle cui terre, tra albe e tramonti, non c'era. Ma chiunque ha vissuto l'esperienza della partenza, compreso il giovane autore Lupo, originario di Atella e che lavora all'università di Milano, sa che quando si parte per amore non si parte mai, non si è mai partiti. Nonostante le apparenze. Dice Danny: "Puoi togliere un uomo dal suo paese ma non puoi togliere il paese dal cuore dell'uomo". Ed infine, quindi, Danny ritorna al suo paese, a Celenne, e lo farà in un giorno degli anni '40 da "americano": con i dollari, il sigaro e il cappello a falde larghe. Questa America continuamente presente, diventa allora, soprattutto quando viene vissuta quale ricordo da Celenne, la metafora del luogo dove si può essere messi alla prova, dove ci si può confrontare e scommettere con se stessi, il luogo dell'eroe al quale aspira la giovinezza dell'uomo. Il luogo che si vorrebbe divenisse la stessa Lucania e, per analogia, tutti i luoghi dai quali si parte.                  

L'America e la Lucania, nel romanzo di Lupo, sono due immagini speculari di una geografia vuota (la Lucania) che aspira alla pienezza (l'America) e che, in quanto immagini speculari, si riflettono e si inseguono scambiandosi di posto nell'alternanza tra desiderio e realtà. Per queste caratteristiche, legate al tema dell'emigrazione in America, il romanzo di Lupo sembra porsi in linea e in continuità con altri: da "Fronte del porto" di Elia Kazan del lontano 1954 al recente "Carne e sangue" di Michael Cunningham.

 

 

 13. sguardi d'autore. Visioni e immagini cinematografiche della Basilicata

Autore: Attilio Coco - Edizioni Pianetalibro 2000,dic.2000

(Febbraio 2001). E' tratteggiata ad arte la Lucania che non c'è, il luogo lucano come metafora che porta altrove per esempio nella Palestina de "Il Vangelo secondo Matteo" di Pasolini, o ancora nell'archetipo dell' "esperienza della lontananza e dell'isolamento" del "Cristo si è fermato a Eboli".Il saggio è quasi "faticoso" da leggere, non perché artificioso ma sembrerebbe proprio a causa della fatica a descrivere l'altro al quale rimanda un luogo e una cultura di una terra posta altrove, quindi difficile da fermare, che sfugge allo sguardo, dove lo sguardo non ha il tempo di soffermarsi per definire natura e sostanza di ciò che vede perché già chiamato ad andare oltre.

 

 

 

15.    Il gusto della vita  tra ironia e satira                                                   

Autore:Angelo Di Muro - Edizione a cura della Provincia di Potenza

(Marzo 2003) - Un libro della Provincia di Potenza sull'ironia è stato distribuito alle scuole della Provincia nel mese di marzo 2003 con l'invito a farne modello di riferimento per un concorso sull'ironia. Si tratta di una raccolta di battute di dubbio gusto di un anonimo autore lucano di cui, in seconda di copertina, se ne traccia la carriera artistica e politica.

Far ridere è un'arte tra le più delicate e fragili, essendo sempre fortemente tesa  all'affermazione dell'intelligenza sulla stupidità e sulla banalità. E' un'arte difficile da insegnare perché presuppone il rispetto e il riferimento continuo e non alienabile alla libertà. Far ridere appartiene ai grandi artisti. Gli artisti sono scelti ed acclamati dal pubblico. Non dalla Provincia di Potenza. Il pubblico è indispensabile ed insostituibile. Quando il pubblico è sostituito dall'apparato pubblico-politico allora non ci si trova di fronte ad un artista ma a qualcos'altro.                                                                                                                                                    Peccato. Con le mostre su De Chirico e Carrà la Provincia di Potenza stava, sta, facendo qualcosa di molto buono. Peccato che a fianco di tanta bontà, che finalmente si comincia a vedere collocandoci in una dimensione di confronto e di proposte di più ampio, ed anche normale, respiro culturale occidentale, si debba continuare ad assistere a spese pubbliche dubbie e socialmente offensive perché sembrano rimandare ai classici sapori locali del comparizio e della superficialità.

 

16.   La Dea Madre e il Culto Betilico                                                 

Autore: Andrea Romanazzi: "La Dea Madre e il culto Betilico: Antiche conoscenze tra mito e folklore" -Levante Editore Feb.2003 

(Marzo 2003) - La società e la cultura moderna presentano oggi, con nuove vesti, antichi retaggi culturali e rituali pagani che il tempo non è mai riuscito a cancellare del tutto ma solo a  nasconderli, anche sotto nuove vesti  spesso inglobate e fatte proprie dalle attuali religioni seppure con le inevitabili e logiche metamorfosi dovute ai tempi . Cambiano i nomi ma non il bisogno, la ricerca, il simbolismo, la necessità di una fede, di una spiegazione, di un'attesa. Ed è così che dai recessi dei tempi remoti  la Dea Madre è continuata nei secoli a vivere giungendo fino ai nostri giorni, divinità dai tanti nomi: Iside, Isthar, Venere, Gaia, Epona, e che oggi potremmo identificare con le numerose Vergini Nere presenti in tutto il mondo di fede giudaico-cristiana. Ed è sempre dal passato, dai profondi recessi dell'antichità umana, che sono giunti fino ai tempi moderni i più semplici ed ancestrali templi della  religione che da sempre accompagna l'uomo: le pietre, potenti segni simbolici di culto, di mistero e potere.

Sarà proprio il culto della roccia sacra o belitico, presente nel folklore italiano, a guidarci, in quest'agile testo, come mistico filo d’Arianna tra le figure di Artù e del paladino Orlando, di Teseo e del Minotauro, tra le Amazzoni e le divinità arboree, passando poi per Ulisse ed Enea alla ricerca del ramo d’oro che schiude la conoscenza, o della mistica mela dell’albero dell’Eden che tanto ricorda i pomi di Avalon o del giardino delle Esperidi. 

Addentrandosi tra miti e leggende, l'Autore ci conduce nel cuore delle "foreste di pietra" , tra i menhir , i dolmen e i cromlech sparsi in tutta Europa per raccontarci che "il culto delle pietre va ben oltre l’adorazione to court di menhir e dolmen, esso è legato ad una serie di rituali naturali spesso differenti tra loro ma tutti riconducibili all’idea della roccia come tramite tra le divinità", una coniuctio tra l’elemento femminile, il principio produttore, e quello maschile, il principio ingravidatore. L’Autore formula così una interessante ipotesi: "la roccia infissa nel terreno diventa facile metafora dell’atto di fecondazione, essa è il tramite attraverso il quale il dio può ingravidare la sua sposa e renderla fertile". In una visione microcosmica "i rituali di fertilità legati alla natura diventano riti legati alla fecondità della donna", nasce così una vera e propria "cerca", attraverso il fitto e intricato mondo delle tradizioni e del folklore italiano dalla Val d’Aosta alla Puglia e alla Basilicata, di rituali per assicurare la fertilità alle giovani donne spesso celati sotto le nuove vesti della religione Cristiana "con una vera e propria opera di sincretismo da parte dei sacerdoti…che sostituiscono la vecchia dea madre con la Vergine Maria",  la cui ricerca su tutto il territorio nazionale porterà il lettore in luoghi e santuari "ove ancora oggi si può ascoltare la magica atmosfera di antiche tradizioni", echi di antiche reminiscenze ma

 

  17. parola per parola -istruzioni per l'uso di una regione aperta

Regione Basilicata - a cura di Paolo Albano - Stampato presso la tipografia Stes di Potenza,     settembre 2002 

(Ottobre 2003)-  Il libro è pubblicato dalla Regione Basilicata. Si tratta di un dizionario. Comincia con la parola aato e finisce con zippare. Nella Premessa il curatore spiega la ragione del libro scrivendo, tra l'altro, che è "(...)un insieme di parole da spiegare semplicemente ma anche che ci mettano in condizione di capire e di farci ascoltare di più e, così facendo, di utilizzare meglio i servizi e le opportunità che la Regione, per esempio, ci offre. Per esempio le parole preziose della Sanità: è prezioso sapere che "accreditamento" difende e garantisce la qualità dei servizi sanitari e che "il consenso informato" è uno dei diritti fondamentali del paziente. (...)". La Premessa è autorevolmente avallata dalla Presentazione a firma del Presidente della Regione, Filippo Bubbico.

Sfugge, o almeno non sembra esplicitamente dichiarata, la necessità di pubblicare questo piccolo dizionario.Cerchiamo di capire. Per esempio: che significato hanno gli esempi sopra riportati? "Per esempio" è una locuzione. Serve a spiegare una regola oppure a rendere esplicito un discorso.  Una delle  regole che il curatore invita a scoprire con il suo per esempio  sembra essere quella dell'utilità del dizionarietto che non serve solo al cittadino lucano per capire la Regione, serve anche ad altro ma a cosa e a chi?  E se serve ad altro e non espressamente per la Regione perché la Regione l'ha pubblicato? Se il fine era quello di capire le parole di un linguaggio amministrativo-istituzional- politichese che cambia, e naturalmente in tutt'Italia, non bastava per questo il buon vocabolario di una volta, uno Zingarelli, per esempio? I vocabolari non hanno lo scopo di spiegare semplicemente e naturalmente aggiornandosi? Perché farne uno in edizione minuscola per capire che cosa della Basilicata?

A chi serve e a cosa serve l'altro esempio sopra riportato: quello di conoscere il significato di "consenso informato"? Cosa cambia al paziente sanitario sapere che se dice sì al trattamento necessario che gli viene proposto egli accede (?), realizza (?), costruisce (?) dà (?) il consenso informato?  Se il paziente non conosce il significato di "consenso informato" che succede: non si opera? non chiede informazioni? cambia ospedale? A quale lettore si pensa che possa interessare il significato di "consenso informato"? ad un professore delle scuole medie, ai genitori anziani ex emigrati ed ex braccianti agricoli, allo studente delle secondarie, al barista di sotto casa, all'impiegato comunale, all'appuntato in servizio, all'operaio del turno notturno o alla  vanagloria di quale delle tante ombre di morticini indaffarati che agitano la nostra Regione? A chi serve questo dizionarietto?

Non sembra sinceramente che serva a qualcuno. Non serve a niente. Eppure questo niente  non solo è costato denaro ed energie di risorse pubbliche ma è stato anche puntualmente spedito alle scuole della Regione. E' strano il destino delle opere pubbliche regionali. Finora non è mai successo che le opere che meriterebbero una puntuale divulgazione presso le biblioteche scolastiche o comunali siano state spedite. Per esempio: "Le Costituzioni melfitane". 

Le buone opere continuano a rimanere fuori dal circuito della divulgazione. I libri importanti stampati con i soldi pubblici dalle nostre istituzioni politico-amministrative continuano a non entrare in circuito. Di essi si può, però, senz'altro dire che sono  largamente apprezzati dall'affermato yuppismo politichese lucano che li utilizzano a causa dell'indubbia  vivacità  che  riescono a dare, con i colori e la mole delle loro copertine, alle librerie dei loro soggiorni, ragion per cui sono gli stessi politici, insieme agli alti funzionari dei loro uffici, che ne curano direttamente la divulgazione prestando la dovuta attenzione ai soggetti destinatari,  naturalmente quantificabili  in misura del proprio peso politico.

 

  18. E così fu. Attraverso il Novecento, ricordi per l'Italia di oggi.

Autore: Michele Rigato (a cura di Canio Franculli) -  Pianeta LibroEditori, Avigliano 2003

(Ottobre 2003) - Michele Rigato è un uomo del Sud, nato in un paesino della Basilicata nel lontano 1912. Oggi vive a Bologna dove emigrò negli anni Cinquanta. Di famiglia povera, ha frequentato le scuole fino alla terza elementare. Andato in pensione ha cominciato a scrivere, alla sua maniera, i ricordi di una vita che coincidono con quelli di un secolo: dall'avvento del fascismo alla sua caduta, dagli anni della vita contadina a quelli della guerra e della prigionìa, all'emigrazione.  Il secolo appena trascorso viene narrato attraverso episodi di vita quotidiana raccontati con la semplicità, la sensibilità e l'umiltà di chi ne è stato anonimo ma altrettanto intimo e principale protagonista.

La trascrizione della copiosa produzione grafica dell'Autore è stata curata rivolgendo un'attenzione particolare alla salvaguardia dell'intima cadenza narrativa del testo originale, con l'intento di evidenziare non già gli aspetti filologici delle note autobiografiche, bensì quelli di tipo storico-antropologico, con l'intento esplicito di dare parola e suono al silenzio che nell'immaginario pubblico italiano viene attribuito alla gente del Meridione nelle vicende delle sorti storiche, sociali ed economiche che sono alla base dell'Italia moderna.

L' Autore appartiene a quella generazione di lucani che oggi sta scomparendo, quelli che hanno fatto la guerra, sono stati prigionieri dei tedeschi ed hanno poi conosciuto la prima, dolorosa ondata di emigrazione degli anni Cinquanta. I loro ricordi, a leggerli oggi, sembrano antichi, provenienti da tempi remoti. Eppure sono i ricordi della generazione dei nostri padri e dei nostri nonni: familiari e gente del Sud che nel silenzio hanno costruito l'Italia di oggi, Bologna e dintorni compresi.  Un libro particolare che si legge con piacere perché non cede mai all'errore della retorica e del campanilismo. Per non dimenticare.

 

  19. I boschi della memoria

Autore: Canio Franculli- EditricErmes 2006

di  Maria Donata Di Stefano

Se un testo narrativo non si limita ad esporre la cronologia degli eventi, intervallando le sequenze descrittive o riflessive che siano  a considerazioni esistenziali, la raccolta di racconti I boschi della memoria di Canio Franculli –EditricErmes Potenza 2006-, incontrerebbe l’interesse non solo dei lettori lucani, che inevitabilmente proietterebbero in essa  echi di memoria, ma di chiunque ricerchi nel viaggio il luogo ideale di un approdo esistenziale. E di un viaggio tratta  la trama  dei venti racconti, attraverso una terra in parte reale e in parte immaginaria, Lucania, che si identifica a volte con la regione geografica omonima (nel non ancora risolto dilemma Lucania o Basilicata) o con un luogo non ben definito di essa.

Scritti prevalentemente con la tecnica dello spaesamento (che la lingua tedesca permetterebbe di definire, con una parola particolarmente pregnante, unheimlich), in tutti i racconti è presente un’aspirazione al riscatto, l’inconsapevole tensione verso una meta, la cui consapevolezza è indispensabile perché possa essere superata. E’ presente infatti la sensazione di vivere in un luogo da cui volersi allontanare e da cui però, inevitabilmente si è attratti al fine di porre le radici, come fanno fede i primi racconti centrati sull’infanzia, ma che non escludono un’intima inquietudine sempre riaffiorante e il  bisogno risorgente di potersene successivamente distanziare. Non diciamo certamente che è solo un pretesto l’ambientazione lucana e meridionale dei racconti, ma  nell’ultimo di essi, dal titolo Autostrade fiorentine, essa più che un epilogo è un’occasione che apre il varco alla ricerca di un luogo ideale, che forse non esiste, e che probabilmente si esaurisce nella volontà della ricerca stessa. Ove si considerino le strutture narrative, il racconto presenta un narratore omodiegetico, e, di conseguenza, onnisciente, esprimendo una confessione finale dell’autore, il quale si è rivelato, dopo essersi celato nei protagonisti e antagonisti dei racconti precedenti.

Una ricerca del nuovo anima certamente il protagonista, una ricerca che non si contenta più neanche della visione delle opere d’arte e dell’architettura italiana, le quali non esauriscono il loro messaggio nella percezione delle forme, ma spingono lungo un percorso nuovo verso un’inconsapevole ricerca di sé sulla strada della libertà da vincoli e da stereotipi che, se da un canto tarpano le ali, dall’altro, come altrettante tappe che segnano un cammino in progresso, testimoniano il desiderio di una personale evoluzione.Se il motivo del viaggio non può non far pensare all’ulisseismo moderno, anche il punto di vista stilistico ci porta a stabilire un confronto con i moderni scrittori della nostra avanguardia, come tradisce il susseguirsi dei pensieri, espressi con una deliberata omissione di punteggiatura, quasi a sottolineare in un delirio logorroico l’inquietudine ossessiva di un’anima che non si ferma un istante, ma che di essi ha pur sempre bisogno, non fosse altro perché “ I pensieri non si lavano, non conoscono la muffa del tempo o la furbizia dei deboli. I pensieri sono solo pensieri: sanno sempre di profumo e non si sporcano mai, possiamo rinunciare a tutto ma non alla mongolfiera dei nostri pensieri…”. Tutto ciò non è in contraddizione con l’etimo della parola mente, che è la sede in cui essi si raccolgono. Paradossalmente la mente, il mento, fondamentalmente, i lineamenti, tutte voci del verbo mentire rimandano ad una  dicotomia tra la leggerezza dei pensieri e la struttura che li contiene.  La tecnica del montaggio dei racconti, ben calibrata, alterna armoniosamente sequenze descrittive o narrative a meditazioni esistenziali e si serve del verosimile, in alcune occasioni, e del fantastico e surreale in altri. In questi ultimi casi  si toccano temi  pregnanti che rimandano all’eterno interrogarsi sul senso del tempo, della vita, e della morte: è qui che l’autore, con la magia delle parole, tocca vette di intensità sublime: ”Sei nel luogo dove tutto giunge[…] Quando si giunge in questo luogo si sa tutto al di là del presente e del passato. E la vita e la morte saranno due parole, confuse tra di loro, dove tutti i tempi e tutti i luoghi si daranno appuntamento…”.

La dissoluzione della carne, tuttavia, non è dissoluzione della coscienza e se è raccapricciante l’immagine dei vermi che consumano le mani del neonato, è un anelito alla speranza il libero fluire delle anime, una volta liberatesi della materia.In questi passi, di un realismo estremo, sono presenti echi di un epicureismo rivisitato da una lucreziana memoria:…”Siamo energia che viaggia e che viaggiando cambia forma, tragitto, significato…”; ma se Lucrezio parla di scomposizione  degli atomi per spiegare e scongiurare la paura della morte, Canio Franculli va oltre, fino alla confluenza dell’essere in un’energia divina:…”Toccare il fondo e sentire di essere finalmente arrivati nel luogo non più segreto della nascita e della vita[…]. Nel cosmo Dio, che è tutto e niente di ciò che pensi, attende anche te per essere…”. Lo spaesamento, più o meno realistico descritto nei racconti, è dunque anelito e ricerca di qualcosa che va oltre i limiti fisici dell’universo e si risolve  nell’ineffabile, in un luogo dove non esistono parole, eppure si comunica o semplicemente si è:”Non parliamo. Siamo. Comunichiamo ma non parliamo. Sei come foglia mossa dal vento, vai, ma non sai dove[…]. Qui non c’è nulla da dimostrare che già non sia stato dimostrato come indimostrabile, Qui si è e tanto basta..,” Il libro, data la sua ricchezza di spunti, avrebbe bisogno certamente di altre e più puntuali argomentazioni, ma sia sufficiente quanto si è detto, anche per non privare il lettore del piacere di addentrarsi nella trama dei venti racconti e di ritrovare in essi raccordi con il suo mondo interiore, le sue inquietudini, le sue aspirazioni.