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 13 novembre 2003

Consiglio dei Ministri: sì ad un deposito nazionale per 80mila m³ di scorie radioattive a Scanzano Jonico, dove la gente protesta. Gen. Jean: scelta tecnica

   Basilicata «cimitero» nucleare

Sconcerto tra gli ambientalisti per la decisione
I Verdi: «Dal Governo una scelta scandalosa e antidemocratica»
Legambiente, la scelta condizionerà l’area per secoli
Il Comune: nessuno ci ha detto nulla. Il sindaco: «non ci metteranno i piedi in faccia»
Parlamentari lucani: «E’ una notizia grave e sconcertante»
Il «no» del presidente della Regione
Scanzano Jonico, a due passi dall'Enea
Wwf: scelta che pregiudica futuro Basilicata

 

ROMA - Il «cimitero» del nucleare italiano sorgerà in Basilicata, a Scanzano Ionico, un comune in provincia di Matera. Lo ha deciso il consiglio dei Ministri con un blitz a sorpresa dopo anni di polemiche sulla scelta di un sito adatto per seppellire questa ingombrante eredità del passato. Un decreto legge approvato oggi prevede la costruzione di un deposito nazionale dei rifiuti radioattivi «entro e non oltre il 2008».
Sarà un’«opera di difesa militare, di proprietà dello Stato» e dovrà ospitare circa 80mila metri cubi di scorie di II e III categoria, cioè con un tempo di vita di migliaia di anni, oggi custodite in impianti non progettati per garantirne la sicurezza nel tempo.
L’operazione verrà gestita dal Commissario del governo generale Carlo Jean e realizzata dalla Sogin, con uno stanziamento di 500mila euro nel 2003 e poi 4,5 milioni l’anno per il 2004 e 2005.

Scanzano Ionico è un comune di circa 6mila abitanti, non lontano dal mare e dal centro Itrec-Enea di Trisaia a Rotondella nel quale si trovano già 2.724 metri cubi di scorie altamente contaminate. Il sito è fra quelli individuati in precedenti studi per le sue caratteristiche di stabilità del territorio. La mossa a sorpresa del governo si spiega con la necessità di garantire condizioni di «massima sicurezza per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi» in coincidenza con una situazione «di maggiore gravità in relazione alla diffusa crisi internazionale».
Per questo, il deposito nazionale è «un’opera indifferibile, urgente e di pubblica utilità» che verrà però integrata con altre strutture per «servizi di alta tecnologia e la promozione dello sviluppo del territorio». In attesa della conclusione dei lavori, le scorie oggi disseminate in decine di depositi sul territorio, verranno stoccate in «strutture temporanee». La validazione del sito, l’esproprio delle aree, la progettazione e la costruzione del deposito nazionale e del Deposito provvisorio sono finanziate dalla Sogin, «attraverso i prezzi o le tariffe» di conferimento dei rifiuti radioattivi al deposito nazionale.

Per la progettazione, la costruzione e l’eventuale esproprio, è prevista la possibilità di «procedure speciali». Inoltre il Commissario straordinario, nominato dal governo, è autorizzato ad adottare, «anche in sostituzione dei soggetti competenti», «tutti i provvedimenti e gli atti di qualsiasi natura necessari alla sollecita progettazione, istruttoria affidamento e realizzazione del deposito nazionale». Il decreto sottolinea però che sono «fatte salve» le competenze dell’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e i servizi tecnici, «braccio operativo» del Ministero, che darà un parere «entro 30 giorni».
Al Commissario straordinario è affidato il compito di procedere alla validazione del sito, alla messa in sicurezza temporanea, all’approvazione del piano economico-finanziario, all’affidamento degli incarichi di progettazione, agli espropri ma anche all’approvazione dei progetti e all’affidamento dei lavori. Il decreto legge è stato proposto dal Presidente del Consiglio con i ministri dell’Interno, della difesa, delle Attività Produttive, dell’Ambiente di concentro con l’Economia, la Salute e gli Affari regionali.

(13/11/03)

 

on the web

Domenica, 16 Novembre 2003 19:47    Scorie nucleari - Blocco della Jonica e spiraglio politico

A Scanzano si prepara la prima notte di occupazione della statale 106, contro la realizzazione del sito nazionale delle scorie nucleari. Martedì parlamentari del centrodestra da Letta • Il Sindaco: mobilitazione permanente • Il parroco: la dignità è inalienabile • Bubbico: no al «cimitero» • «Nuclear tax»: per 18 anni sulle nostre bollette - Il sondaggio

 

Per 18 anni sulla bolletta degli italiani la «nuclear tax»

ROMA - La spesa per costruire il bunker nucleare di Scanzano Jonico peserà sulla bolletta degli italiani per i prossimi 18 anni: si tratta di circa 100-110 euro per ogni utente, da pagare fino al 2021 attraverso un mini-prelievo sulle tariffe che servirà per finanziare la costruzione del deposito delle scorie ma anche i costi per il decommissioning e della messa in sicurezza delle quattro centrali chiuse nel 1987. In tutto sono pochi centesimi di euro (lo scorso anno erano 0,06 centesimi per kilowattora, ma la voce viene aggiornata periodicamente) al capitolo 'Oneri generali di sistema'.
Tradotto in cifre, significa circa 5-6 euro per ogni utente, che diventano oltre 100 euro al termine del periodo previsto dalla legge. In realtà, questa sorta di ’nuclear tax’, gli italiani la stanno già pagando da due anni e precisamente dal maggio del 2001, quando un decreto del governo Amato ha previsto questo prelievo, quantificando in oltre 3,3 miliardi di euro al 2021 i costi per mettere in sicurezza gli 80 mila metri cubi di scorie frutto dell’attività nucleare: smantellamento delle centrali, combustibile irraggiato, rifiuti da industrie e ospedali.
Fra il 2001 e il 2021, dunque alla voce 'uscita dal nucleare' andranno oltre 3,3 miliardi di euro. La stima potrebbe però lievitare, per effetto di lavori aggiuntivi in corso d’opera, costringendo l’Autorità dell’Energia -che decide le tariffe elettriche- ad aumentare il prelievo per la messa in sicurezza del nucleare. Secondo le prime stime, il deposito da realizzare nella miniera di sale di Scanzano, dovrebbe costare sui 500 milioni di euro. Ma alcuni esperti paventano un costo fino a 1-2 miliardi per eseguire i lavori, il trasporto di materiali pericolosi ma anche i test e gli studi per valutare l’idoneità del sito.
La ’nuclear tax’ versata attraverso le bollette, viene dalla Cassa Depositi e Prestiti ’giratà alla Sogin, - la società ex Enel, oggi detenuta al 100% dal ministero dell’Economia - che deve gestire le operazioni di uscita dal nucleare. Sogin investe questi proventi in buoni del Tesoro, pronta a utilizzarli quanto serve. Secondo fonti del settore, oggi sarebbero già disponibili circa 700 milioni di euro. Fondi che servono anche per il trasporto delle scorie più pericolose in Gran Bretagna, a Sellafield, dove si trova uno dei pochissimi impianti al mondo in grado di eseguire le delicatissime operazioni di trattamento del combustibile irraggiato.
In aprile ha preso il via una maxi-operazione di trasferimento che durera più di un anno e costa, per il solo trasporto Oltremanica, 15 milioni di euro cui si aggiunge quello del riprocessamento del materiale radioattivo.
In realtà, il 'conto'' per l’addio al nucleare sulle tasche degli italiani è già pesato per una cifra colossale, più del doppio dei 3,3 miliardi previsti nel 2001 che verranno pagati fino al 2021. Dal 1989, infatti, sempre sulle bollette elettriche, sono stati prelevati oltre 7,6 milioni di euro (in cifre rivalutate al 2003 si tratta di circa 9 miliardi e 523 milioni di euro) come rimborso all’Enel ma anche ad altre società fra cui l’Ansaldo, per il danno subito con la decisione di abbandonare il nucleare dopo il referendum del 1987. Si tratta dei cosiddetti 'oneri nucleari' per compensare gli investimenti fatti, le infrastrutture, le commesse, il costo del combustibile, le turbine, inutilizzati dopo la 'defenestrazione' dell’atomo. Come dire che la breve stagione del nucleare made in Italy è costata al paese -oltre a roventi e infinite polemiche- la cifra colossale di 11 miliardi di euro, poco meno della Finanziaria 2004.(16/11/03)
Cristina Corazza


La prima notte del blocco della statale Jonica

SCANZANO JONICO (MATERA) - Al blocco sulla statale 106 Jonica a «Terzo Cavone» di Scanzano Jonico i manifestanti - che protestano contro la decisione del governo di realizzare nel comune il sito di stoccaggio delle scorie nucleari - si stanno organizzando per la prima notte.
Superati i primi giorni di disorientamento, man mano i vari comitati di protesta stanno organizzando le iniziative e anche al blocco sono stati fatti i turni per presidiare la zona. Stessa cosa sta avvenendo ai presidi dei pozzi. Sia al blocco, sia ai pozzi si stanno montando tende, si organizza il trasporto delle persone (la località dista alcuni chilometri dal centro di Scanzano), e si provvede a far arrivare un minino di cibo.
Il blocco è stato rinforzato da alcuni trattori messi di traverso sulla strada. Finora la situazione è stata tranquilla, solo qualche automobilista - che era arrivato al blocco dopo aver aggirato i posti di controllo della Polizia Stradale per deviare il traffico su itinerari alternativi - ha protestato, ma senza nemmeno troppa convinzione.( La gazzetta del mezzogiorno del 16/11/03)


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