Quando il nord si chiama sud 

Idee sparse che gironzalano sul tema nord-sud. Idee senza pretese. Che partono dall'idea dell'unità del corpo, di qualsiasi corpo: da quello di un individuo a quello di una nazione. O a quello dell'universo. Separare in un corpo qualsiasi  una parte da un'altra attribuendo virtù ad una, ritenuta perciò nobile, e  malattie di vario genere ad un'altra parte, ritenendola perciò secondaria ed inetta, è operazione corretta?  Facciamo parte di un sistema in cui tutte le parti concorrono all'essere. Non si può vivere in un sistema  ritagliandosi il proprio spazio vitale nella parte "migliore". E' logica l'aspirazione ma questa non può realizzarsi per tutti. D'altronde se una parte migliore c'è questa esiste in quanto esiste il resto del sistema che lo permette.  Questa elementare regola vale per tutti i paesi europei all'infuori che per l'Italia?   Nord e sud. Ma c'è davvero il nord e il sud in Italia?  Nonostante le marcate apparenze del fenomeno che geograficamente esiste, ciò che non esiste è la collocazione politico-culturale del nord e del sud. . In un sistema ci sono anche le ragioni e i prezzi da pagare perché si sviluppi quella buona. E' come per il terrorismo: non riguarda solo Israele e Palestina nè è tutto e soltanto di origine estremistica islamica. 

Con il marcato processo di globalizzazione già da anni avviato  e con la velocità che caratterizza la comunicazione  non c'è un possibile luogo, ipoteticamente chiamato nord, che possa distinguersi e chiamarsi fuori da ciò che succede al sud, perché non è sostanzialmente possibile l'esistenza di un nord che non contenga in sè il sud così come non ci può alcun sud  senza un nord col quale interagisce in una dinamica complessa di cause ed effetti. Torniamo all'Italia con i suoi 57 milioni di abitanti,  col suo mezzogiorno di castelli ed abbazie medioevali che hanno fatto l'Italia e l'Europa moderna, con il suo nome (Italia appunto) che era quello di un popolo enotrio residente in Lucania, col suo rinascimento toscano e, dopo, con la sua ricca imprenditoria austro-ungarica prima e lombardo-veneta poi, quest'Italia  chi la sta spezzando in due: i camorristi napoletani? Ridicolo! L'Italia è una sola e i problemi sono di tutti, comunque vogliamo  rimescolarne le parti che la costituiscono. Padania compresa. I morti di Napoli di questi giorni d'autunno 2006 sono morti milanesi e ciò che succede a Milano è strettamente correlato a ciò che succede a Napoli, intendendo per Milano e Napoli anche, in maniera più generica, il centro-nord e il sud d'Italia. 

Estate 2006: tre giovani muoiono a pochissime settimane l'uno dall'altro a Venosa, in provincia di Potenza in Basilicata. La Basilicata è una regione che non fa audience. E' regione sconosciutissima quanto e più del Molise o dei ladini di Bolzano (se non sbaglio: altra gente, infatti, di non facile collocazione e identificazione). Sono morti per suicidio, è la causa dichiarata. Ma non tutti ci credono. Coincidenze di vario tipo, dalla posizione in cui riversano alle foto che hanno in tasca, fanno sospettare alla popolazione di altro. Qualcuno si chiede se sono arrivati i Ris, i carabinieri dell'investigazione. Quelli che appaiono sulla scena del delitto. Come in un film americano. Ma nessuno li ha visti. Sembra che non siano venuti. E' il magistrato a decidere sulle indagini e sarà stato lui a non aver ritenuto opportuno chiamarli. Ma la gente parla. Alcuni familiari si ostinano caparbiamente a non accettare la causa della morte. Chi cerca risposte dall'informazione pubblica o istituzionale, non ne trova. Le scuole secondarie della cittadina e dei paesi limitrofi non sanno cosa è successo, temono che serpeggi nella popolazione giovanile che frequenta le aule un malessere profondo e si dice che i suicidi potrebbero essere collegati ad associazionismi pericolosi. Genitori e professori vogliono saperne di più ma nessuno dà loro risposte. Alla vigilia di Hallowen un prete dal pulpito, durante la predica della messa della domenica, esorta i genitori a vegliare sui loro figli perché si sospetta possa avvenire qualcosa la notte di Hallowen. C'è nell'aria voglia di sapere ed allarme. Ma non si sa di cosa bisogna sospettare, cosa fare, con che cosa, con quale fenomeno si ha a che fare. Tutto tace. I giornali a tiratura nazionale e la tv a diffusione altrettanto nazionale non ne parlano. Nessun cenno sui tre morti. Questi mezzi di comunicazione riportano ampiamente, invece, a pochissimi giorni dalla morte dell'ultimo dei suicidi di Venosa, della strana coincidenza dell'assassinio di una signora settantenne straniera avvenuta a Milano, forse collegata ad altre due precedenti morti a Milano. Ma dei tre morti non di una città come Milano ma di un paesino di diecimila anime, silenzio totale.

Sembrerebbe che la televisione e i giornali nazionali scoppiano di dettagli e di inchieste su  cause e spiegazioni di fatti di cronaca legati al sud solo se questi, e quando questi, sono legati ai luoghi comuni della delinquenza giovanile di Napoli, della camorra, dell' ndragheta calabrese, della mafia, della sacra corona. E' un'impressione. Ma forse è più di un'impressione. Fuori da eventi legati a questi luoghi comuni c'è poco o forse il niente. Non si appare in tv nemmeno se l'incidente stradale mortale coinvolge più persone. Se l'incidente non è avvenuto sabato notte nel nord-est non è una npotizia nazionale. Il fenomeno riguarda a livello nazionale anche i problemi di traffico su isoradio-103,30: tutti i problemi del traffico italiano arriva a malapena a toccare la Napoli-Canosa, sempre imperversata dal vento, ma poi, per il resto (strade interrotte, lavori in corso, deviazioni di vario tipo) tutto avviene tra Bergamo e Milano, da Bologna al Brennero, dalle parti di Incisa e di Firenze ma quasi mai in Calabria nè in Sicilia nè in Puglia e dintorni. Notizie di viabilità che riguardano queste zone se ne possono avere in grande abbandonza solo in estate, sono notizie stagionali sigillate all'emigrazione turistica. Nel resto dell'anno gli utenti delle strade meridionali non godono degli stessi benefici di informazione di cui godono gli utenti della viabilità settentrionale. Eppure il grosso del traffico delle merci in Italia avviene sulle ruote e quindi la maggioranza dei mezzi di trasporto adibiti al traffico merci deve obbligatoriamente  interessare anche il sud. Per il sud, fuori dai luoghi comuni dell'autostrada Salerno-ReggioCalabria, e solo strettamente d'estate, fuori dai luoghi comuni dei morti legati alla delinquenza organizzata, di tutto il resto  non c'è quasi niente. 

Questa situazione è voluta dal sud? da questa parolina nella quale sembra che sia contenuto tutto il male dell'Italia che non funziona? E se per davvero non funziona chi ne trae vantaggio? Che rapporto c'è tra i grandi centri italiani economico-finanziari e il denaro pulito proveniente dalla situazione meridionale?Gli insospettabili che hanno i loro depositi e i loro affari tra Lussemburgo, Svizzera, Repubblica di San Marino e paradisi fiscali vari sparsi nel mondo sarebbero stati ugualmente ricchi senza un sud che glielo avesse permesseo? 

Che rapporto di interconnessione c'è la città di Napoli e Roma distante 200 km? o tra Napoli e  Milano che distano solo ad un'ora e mezza di aereo e 5 ore di autostrada? In un mondo sempre più piccolo si può permettere il lusso una città come Milano, con i suoi uomini d'affari della Brianza dal pelo lungo sulla stomaco, o con i suoi uomini dei palinsesti televisivi nazionali che sono sì nazionali ma parlano solo milanese, veneto o bergamasco, di chiamarsi estranei all'Italia che non  parla solo con l'accento del nord?  Che responsabilità a non far parlare in italiano le trasmissioni italiane hanno contenitori di grande audience e di particolare pretesa intellettuale, trasmissioni come Ballarò nelle cui puntate  è sistematicamente assente qualsiasi studioso (quale può essere un docente universitario) proveniente da una delle tante università del sud: dalla Federico II di Napoli o da quella di Salerno, o della Calabria, Basilicata, Bari, Foggia o Lecce o da una delle università di Saredegna o della Sicilia? La metà dei 57 milioni di abitanti italiani non è rappresentata da suoi uomini della cultura e dello spettacolo nelle trasmissioni nazionali televisive.  Un'assenza di tale proporzione  è affare estraneo o inerente (e in che misura?) alla tragica divisione in due dell'Italia spaccata tra nord e sud?  A chi fa comodo tanta spaccatura, chi ci guadagna in denaro e in potere, soltanto il sistema deliquenziale e non, invece, anche il mondo dell'imprenditoria che gestisce il denaro delle eterne ricostruzioni, delle assicurazioni, del costo del denaro stesso così particolarmente differenziato?

C'è il sospetto che esista un patto non scritto sulla convenienza di avere tanta povertà, che è cosa ben diversa da quella riscontrata all'inizio del XIX sec.dal ministro Zanardelli in viaggio nel sud di  o di quella che rimanda alle opere di bonifica di mussoliniana memoria. La povertà di oggi sembra essere  voluta e  particolarmente, ma anche tacitamente, perseguita con tenace precisione.  L'oscuramento di metà Italia dall'informazione nazionale (oscuramento che va, per esempio, dalla cronaca non riportata dei tre suicidi all'assenza puntuale di qualsiasi professore di finanza di un'università meridionale a trasmissioni come Ballarò o A porta a porta) produce evidenti effetti di rinforzamento della spaccatura. L'Italia mediatica comunica quotidianamente quanto è bravo il nord ospitando i suoi uomini, e di quanto è ignorante e provinciale il sud escludendo i suoi uomini dalle trasmissioni nazionali. Che Italia è quella che di fatto, sistematicamente,  esclude la visibilità ufficiale e nazionale degli uomini di cultura e di ricerca, del mondo dello sport e dello spettacolo, che pur avendone titolo professionale non appaiono mai in palinsesti nazionali solo perché vivono nel sud?  Questo è argomento che si presta ad un'analisi più attenta, al di là di eventuali richiami legislativi riferibili a questioni formali da par condicio o riferibili ai casi di meridionali famosi e insostituibili come Pippo Baudo o Fiorello.

Il genitore di uno studente universitario di una città del sud si chiede perché non vede mai un professore di suo figlio o il direttore di una testata giornalistica che egli abitualmente compra, la Gazzetta del Mezzogiorno per esempio,  apparire il televisione a fianco dei soliti , e rispettabilissimi, Miele o Vittorio Feltri. Si chiede anche perché, a differenza delle indagini nazionali sui casi dell'ultimo suicidio sospetto che avviene nel nord, di cui ne parla la grande divulgazione informativa, da queste parti non ve ne sono di indagini simili. Non vi sono le telecamere e le tastiere nazionali a parlarne. L'Italia in Tv- Esempio tratto da Che tempo che fa del 4 novembre 2006. I  protagonisti della serata sono: il senatore Pera, Gianni Boncompagni e Corrado Guzzanti.

C.F.- 05.11.2006