

Mi sono messo a frugare nei nascondigli: nidi vuoti, teschi di topi. Continuo a saccheggiare soffitti e sottani, a rispolverare ritratti. Non ho ritegno verso i genitori, vendo le reliquie i segreti i gioielli delle zie, gli anellini delle sorelle.(Leonardo Sinisgalli- "Mosche in bottiglia", Mondadori, 1975)
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GENNAIO 2005: PIL (no Bill ma Pil) ....cioè come si diceva una volta...
Oggi, 3 gennaio 2005, mi alzo e vedo che i giornali riportano la notizia dei dati Pil (Prodotto interno lordo) del 2003. MEZZOGIORNO: nel 2003 la crescita del Pil (+ 0,4 % contro + 0,3 % della media nazionale) è la sintesi del discreto risultato dei servizi, il cui valore aggiunto cresce dello 0,6 %, in linea con quello del Centro-Nord (+ 0,7 %) e della performance negativa dell'industria (- 1,2 %), allineata, anche in questo caso, alla dinamica del Centro-Nord (- 1,0 %). Alcune regioni meridionali segnalano, invece, andamenti negativi: Abruzzo (- 0,1 %) (...) Basilicata (-0,5 %) (...). (da "Il Quotidiano" del 03.01.05)
Mi alzo oggi dunque tre gennaio e leggo che
il Pil parla male della Basilicata. Naturalmente i giornali, almeno quelli
locali, riportano che anche per oggi i
politici sono sovraffallati di pensieri e progetti e m'immagino che dunque al
momento si stanno facendo anche lor
senz'altro belli lavandosi per bene e annodandosi cravatte e foulard (ma che
c'entra il Pil?) come faccio me io tra bagno e cucina e come tutti fanno ogni mattina ma loro,
è ovvio, loro i politici, quelli che di Pil proprio s'interessano prima d'ogni
altra cosa perchè tutto il resto è del Pil conseguenza ed è intorno al Pil
che 'sti politici gravitano e gravidano e lo fanno con
responsabilità gravi prestandosi ad affrontar ogni giornata come la nuova di
oggi che
straripa più che per il comun mortale di tanti impegni che metton sempre più fretta e
indaffarati li fan correr anche quando son fermi e sembrano sorrider
incoglioniti invece no son svegli e all'erta e veloci come lepri va il lor
pensiero a metter firme a sancire programmi di sviluppo e di propaganda
strapieni stracolmi straricchi di impegni da quelli all'estero perché anche in
Canada, per fare un esempio, si possa infine vedere Rai International vanno
forte in giro dappertutto come una locomotiva a risolver problemi...eppure...questo
Pil... benedetto Pil che non vuol dar loro ragione, che dice il contrario di
ciò che lorsignorìe dicono insieme ai gaudenti lor galoppini che galoppanti a
fianco vanno con borse e borsoni galoppando ansiosi in trepida attesa di usurpar
loro il posto ma col cavolo che ci riusciranno, la battaglia è appena iniziata,
le scaramucce e le strategie già si intravedono tra segretari di partiti di zona e
delegati all'orizzonte gli eserciti dell'unica grande affermata casa madre dell'imprenditoria lucana che
è la politica questi eserciti di politici, la grande risorsa locale, il
prodotto lucano per eccellenza, perché anche l'amaro lucano non è più nostro
ma della Cinzano di Milano che s'è comprato marchio e stabilimento, or dunque
ci è rimasto solo la grande e nobile tradizione della politica che in preparazione delle imminenti elezioni
regionali del 2005 già
ha
iniziato a schierare gli eserciti dell'una e dell'altra parte pronti ad entrar infine in ogni
casa per chieder o usurpar come antichi signori d'un a volta l'òbolo di turno a genitori
e ad ogni villico che ben li accolgono preoccupati come son per la sorte dei loro figli
e discendenza candidati come i nonni e gli avi essi pur all'emigrazione a men
che non sian portati per la politica, or bene si stanno organizzando i nuovi e i vecchi paladin della
grande e rinomata imprenditoria politica lucana per far come ha fatto il
computer ed entrar così in ogni casa e a proposito di computer ma si può sapere di
che razza di salto in avanti ci ha sballottati in così gran posto questo
computer che addirittura siamo noi, noi della regione più povera d'Italia,
noi che di commercio ne conosciamo proprio pochino a parte i soliti pochi
bravissimi ma la maggioranza ne mastica proprio pochino se non niente eppure
eccoci qui la Lucania al primo posto nell'uso di internet ma per farne che? mi
chiedo ci chiediam in pochi guardando la luna e finendo nel pozzo quali oscure ragioni portano i lucani ad essere i primi in
graduatoria ad utilizzare internet comunque non è stato l'arrivo del
computer in ogni casa nè l'acqua del nuovo acquedotto né l'oro nero della Val
d'Agri né il dichiarato intento, perché solo d'intento s'è sempre trattato, della valorizzazione
storica nulla di tutto ciò è riuscito a portar qualche briciola di sana e speranzosa
occupazione nelle famiglie che hanno ricominciato a spopolarsi come negli anni Sessanta anche se adesso si parte con un diploma, spesso con una laurea e non
più con la valigia di cartone ma si parte come e più di prima abbiamo ripreso
a partire tant'è che i migliori, quelli più giovani appena diplomatisi con i
migliori voti, iscrivendosi all'università fuori regione,
tra
Napoli e Pisa, senza dare nell'occhio
e a nessuno averlo raccontato e forse neanche a se stessi tanto son bravi, che già emigrano a far data dal primo
esame ché poi, quando la laurea verrà, se verrà, loro non tornano più e
allora all'orizzonte degli eserciti dei politici che han cominciato a darsi
battaglia per decider infine chi dovrà andar, tra vecchi e nuovi, a costruirsi a misura delle proprie aspettative e dei propri
affanni l'ultimo stipendio da darsi,
mentre si stanno affilando le armi per il tragic e comic spettacolo degli imminenti
comizi che son i nostri spettacoli teatrali altro che il mistero buffo di Dario
Fo noi qui abbiam misteri buffi moderni e alla pàge e senza scomodare Bonifacio
ottavo o altri illustri della storia passata noi a piene mani attingiam alla
commedia dell'arte con i comizi primaverili e di mezza estate che
riempion di gioia ogni sincero elettor lucan di maggioranza o opposizion non
import a niuno alcunché perché di cibo e di risate ce n'è in abbondanza per tutti
e per giunta anche gratis.
Sia ringraziato il signore. Sia sempre ringraziato. Ma chi, quale signore, c'è
sempre Emilio Colombo?. No adesso è cambiato, ma fa lo stesso, tu dormi, non
preoccuparti. Or dunque: sembra tutto per davvero così per benino a posto, perfetto e
liscio come l'olio si suol dire che ecco arriva il Pil, questo stronzo di Pil che mogio mogio, zitto zitto tra una pagina
di cronaca ed un'altra di sport s'infila dentro le notizie e si mette a
legiferare, a dichiarare, a cantare, ad urlare, a denunciare, a piangere
in pubblico il fallimento di questa regione che non riesce ad andare oltre
il pressapochismo dei molti che la voglion governare e dei pochi che per davvero
qualcosa ci ricavano. Sia ringraziato il signore. Sia sempre ringraziato. Ma
viriminti non c'è più Colombo? Non c'è, non c'è. Continua a dormire. Stai
tranquillo.
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INVITO ALLA RIFLESSIONE
Il 24 ottobre del 2004 Raffaele Nigro, intellettuale di chiara fama, scrittore e giornalista, scrive un articolo di pungente analisi e grave condanna. Il vaso è colmo anche per intellettuali ed uomini come lui che per mestiere, facendo il giornalista, è invece solitamente abituato a toni più pacati.
Scrive tra l'altro, dopo aver citato la vitalità dell'Università di Foggia che apre succursali in provincia e realizza un master a Melfi : (.......) " Città più arcigna Potenza, chiusa nelle proprie mura e meno disposta, almeno finora, a cercare dialogo. Città Regione che raramente offre ai centri del proprio territorio qualche possibilità di crescita. Potenza che non ha vocazioni mercantili ma siede a piovra e osserva il mondo col sospetto dei montanari e la famelicità delle città terziarie. Finalmente, con giurati e premiati del Basilicata (omissis...) potremo visitare l'ala restaurata del castello di Melfi. Un miracolo! Danneggiato dal terremoto del 1920, il castello normanno-svevo era stato timidamente aperto alla fine degli anni Sessanta. Aveva fatto in tempo ad ospitare un paio di convegni su Dante poi era stato nuovamente chiuso per chiribizzi modificativi del sovrintendente di turno. Se ne riaprono due stanze e un torrione dieci anni più tardi per sistemarvi parte del Museo Nazionale della civiltà dauno-lucana e il sarcofago di Rapolla. Il terremoto dell'80 offre nuovamente alla Sovrintendenza motivo per chiudere bottega, così che quel monumento, unico nel suo genere in Italia meridionale, resta non visitabile per decenni. C'è voluta l'ira di Dio perché se ne riaprisse qualche bugigattolo, come se la Basilicata fosse straricca di monumenti e ci fosse l'imbarazzo della scelta!" (....e l'articolo prosegue......)
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OTTOBRE 2004: proposte turistiche horror
La
divulgazione culturale in Basilicata che è promossa delle istituzioni di
massimo livello si presta ad essere fenomeno che incuriosisce economicamente
e culturalmente: va dal costume di un marcato presenzialismo dei politici ad
ogni genere di presentazione editoriale a pubblicazioni, a cura degli Enti
pubblici, che accusano divari e caratteristiche abissali uniti però da un comune
denominatore: se l'opera è pregiata è introvabile e se non si ha un buon santo
protettore in via Anzio, a Potenza, non si riesce ad averla; se invece l'opera è
scadente diventa oggetto di grande divulgazione, inviata in gran numero in
occasione di eventi pubblici. Esempi recentissimi sono costituiti dai due
pregiatissimi "liber augustalis" su
Federico II della Regione, e dall'offensiva pubblicazione del
mese di dicembre 2003
dell'Assessorato al Turismo della Provincia di Potenza: scritta male,
segnata dal pressapochismo e piena di errori. A chi giova e quali sono le
cause di questo fenomeno? Il fenomeno potrebbe essere legato al potere che hanno
assunto i politici lucani e i loro uomini? Sembra che questi, e solo questi,
costituiscano la Basilicata con un presenzialismo decisionale forse spiegabile
in conseguenza dell'assenza dell'Università, del mondo
della stampa e di quello civile il quale, in generale, è ben tenuto
sotto controllo perché lasciato magistralmente dai politici ai margini degli eventi.
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SETTEMBRE 2004: emigrazione
"Sono circa 2000 i lucani che ogni anno emigrano nelle regioni del Centro-Nord. (...) (in La Gazzetta del Mezzogiorno del 12.09.04).
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SETTEMBRE 2004: scuola
1) "La sicurezza non abita a scuola - Oltre 60 istituti senza certificato di "agibilità statica". Solo burocrazia? (in La Gazzetta del Mezzogiorno del 12.09.04).
2) Mancano all'appello più di 1500 studenti rispetto all'anno scorso. E' in forte calo la frequenza alla scuola per mancanza di studenti.
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SETTEMBRE 2004: sviluppo imprenditoriale
I dati dell'Unioncamere collocano la Basilicata negli ultimi posti della graduatoria con uno dei più bassi incrementi percentuale. Sono nate oltre 100.000 nuove imprese in Italia, pari ad un tasso di crescita dello 0,97%, mentre nella nostra regione si è registrato un indice dello 0,16. (in La Gazzetta del Mezzogiorno del 12.09.04)
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Continua a non cambiare nulla. Partiamo dagli anni Novanta.
L'ondata forte dell'emigrazione si è attenuata a causa di vari nuovi fattori
economici, dal petrolio della Val d'Agri all'insediamento Fiat nel
Vulture-Melfese. La classe politica è nuova e fortemente motivata ad essere
efficiente. La regione comincia a spendere i soldi proveniente dall'Europa ed è
solerte nel programmare iniziative progettuali. Sembrerebbe che qualcosa si stia
muovendo. Eppure, al di là delle apparenze, nella realtà continua a non succedere nulla. A chi si
ostina a voler far credere che comunque anche la nostra regione è cresciuta, si
può anche dargli ragione ma, nello stesso tempo invitarlo, anche, a misurare i
passi e la velocità di questa crescita. E' una velocità da lumaca. Ed è vero che
anche le lumache camminano e si spostano. Ma da lumache. La nostra continua,
perciò, ad essere
una regione di periferia, emarginata, pettegola e retorica, mediocre e furbetta.
Dai pochi, recenti ed allarmanti dati sullo spopolamento e sull'emigrazione emerge,
nel 2004, ancora una volta
una situazione regionale che in quanto sistema evidenzia a pieno la sua
mediocrità, non riuscendo a dare risposte convincenti in termini di
valorizzazione e di sviluppo. La gente dalla Basilicata se ne va (si ricordi
anche il dato non indifferente di 80 studenti diplomati su 100 che iscrivendosi
all'università scelgono sedi extra-regionali). Come prima, più di prima si
parte. Alla luce di un diffuso benessere individuale il fenomeno non è
facilmente leggibile ma i dati lo indicano con chiarezza. La nostra è una
regione mediocre perché è retta dalla mediocrità. Le eccezioni sono rare e non
hanno colori di partito. Sono eccezioni. In quanto tali si trovano nell'uno e
nell'altro degli schieramenti che occupano il potere decisionale e
l'opposizione. E' questa senz'altro la gente alla quale è demandata la
responsabilità di tanta mediocrità. Eppure sono persone che indubbiamente
cercano di fare del loro meglio e scava scava è difficile dar loro una colpa.
Straripano di attenuanti. E' in larga misura gente normale, che deve rispondere
a chi li ha votati in una logica fisiologicamente e comunemente vicina alla
politica intesa come sommatoria di favori da restituire e di spartonza di
incarichi e poltrone. Ciò che dispiace è di vedere tanta normalità equamente ben
diffusa in ogni settore pubblico. Giornali compresi. Dove normalmente, a
fianco ai piccoli articoli di poche righe come quelli nei quali vengono riportati i dati sopra
accennati, ve ne sono spesso di articoli con titoli altisonanti, scritti a
caratteri cubitali, che senza malafede vendono a chi vuol credere (o non può che
credere, non avendo né capacità né interesse per credere ad altro) che la
Basilicata è un'altra. E che magnificenza. E' una piccola Svizzera, per esempio.
Oppure è una terra ricca e colma come poche altre di narratori e di poeti,
particolarmente cari ai politici e ai festival di partito. D'estate
innanzitutto. Il brodo colturale della terra di Basilicata produce lo stesso
tipo di mentalità, equamente e saggiamente ben distribuite ovunque, che ben si riconoscono tra di loro e che perciò, in quanto simili, con
familiarità si incontrano, si scambiano cortesie e visite, si confermano e si alimentano a
vicenda in un circolo speculare di reciproci riconoscimenti che di ufficio in
ufficio, da un settore ad un altro del mondo del potere, e del sottobosco che lo
alimenta, li compatta tutti quanti granitici nella loro comune identità la quale, forte
dei propri privilegi, rigetta
come infetto il pensiero estraneo che viene da chi non è come loro. Che perciò è
diverso. Quindi pericoloso. Da combattere. Da tenere lontano. Dalle loro menti.