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Perché ora tremano i palazzi della Roma
bene
21/11/2003
E sullo sfondo, la Roma dei bar di via Veneto, dei ristoranti
intorno al Pantheon, e la Roma del potere. Stanze di ministeri e boutique ai
Parioli. Vacanze in barca al largo della Sardegna e feste nelle ville della
Costa Smeralda. Uno scenario sul quale si agitano potenti di antico corso e
politici rampanti dell'ultima generazione, attrici sfiorite e sfolgoranti
bellezze in cerca di fortuna, rampolli di grandi dinastie e imprenditori di
pochi scrupoli.
È l'ultimo intrigo della capitale. L'ennesimo scandalo della Roma vip.
Esploso con fragore mercoledì 19 novembre con 19 arresti. Un
elenco che, curiosamente, si apre e si chiude con un'antica e una giovanissima
musa del serraglio erotico di Tinto Brass: la quarantasettenne Serena
Grandi, al secolo Faggioli, e la bionda ucraina Lyudmila
Derkach, 26 anni, passata dalle telecamere di Piero Chiambretti al set
di Leonardo Pieraccioni, fino a Fallo!, ultimo film di Tinto Brass. Serena che
al suo pusher cinguetta: «Ci ho il clan» per dire della quantità di gente a
cui smercia la cocaina che compra, e paga in ritardo, beccandosi le sfuriate
dello spacciatore.
E Lyudmila che guida con disinvoltura un traffico di bellissime ragazze da
smistare a richiesta e propone spavalda, quando un cliente le chiede se ha una
donna disponibile per un incontro lesbico: «Ho una con le tette grosse... si
chiama Maria Grazia».
Un anno di intercettazioni della squadra mobile della questura di Roma.
Un'indagine condotta dal procuratore Italo Ormanni e dai sostituti Giancarlo
Capaldo e Carlo Lasperanza.
Conclusa con un'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip
Luisanna Figliolia: 143 pagine per delineare la rete di traffici che
ruota intorno a un pusher attivissimo, Giuseppe
Martello, 43 anni, lo stesso cognome di quell'Alessandro Martello
protagonista, nell'estate 2002, del penultimo scandalo alla coca, quello che
conduceva nelle stanze del ministero delle Finanze.
Anche Giuseppe Martello sapeva muoversi nella Roma dei ministeri.
Su e giù per i bar di via Veneto, intorno al dicastero delle Attività
produttive. Là dove entrava e usciva con tranquillità uno dei più affezionati
clienti di Martello, Armando De Bonis, 46 anni,
direttore della Sesta divisione. Calabrese di Cosenza, De Bonis, ora
arrestato per spaccio, era il braccio destro del sottosegretario alle Attività
produttive Giuseppe Galati, un ex democristiano eletto nelle liste del Polo. E a
un passo dal ministero, in via Veneto, gli agenti della polizia lo intercettano
mentre dice compiaciuto a Martello, commentando una fornitura di coca: «Perfettissima».
Maestro dello spaccio fatto in casa, Martello impiega per
servire la sua multiforme clientela il fratello minore Marco, 38 anni, e
mobilita perfino la madre, Giuseppa Porrovecchio, 63 anni, che nasconde la
cocaina sul balcone e, a richiesta del figlio, la trasferisce «nell'orto». Un
minuscolo clan familiare che sbriga clienti di ogni genere. Come i due
finanzieri che fanno da scorta al senatore a vita Emilio Colombo,
Stefano Donno, 37 anni, e Rocco Russillo, 41 anni.
L'uno e l'altro, secondo i pm, spacciatori, e talmente assidui da contrattare
l'acquisto di droga fino a tre, quattro volte la settimana. E non esitavano a
vantare rapporti eccellenti. In una conversazione intercettata, Russillo dice a
Martello: «Il presidente chiedeva se tu potevi passare».
Nell'ordinanza di custodia cautelare vengono espressamente citati i nomi di Galati
e Colombo: il gip li indica come destinatari di cocaina, una
circostanza che ovviamente adesso dovrà essere accertata anche attraverso le
dichiarazioni dei due politici.
Finanzieri che trattano coca. E ristoratori che la portano in
tavola, offrendola ai clienti come se fosse una specialità del locale. Come fa Ernesto
Ascione, 41 anni, proprietario di Le iene e marito dell'attrice Nadia
Rinaldi.
Gira talmente tanta «neve» nel locale che perfino gli spacciatori hanno
paura di frequentarlo. Uscendo da quel locale, una notte, con Giuseppe Martello
e Lyudmila, il loro amico imprenditore Stefano Barbis, anche lui arrestato,
commenta infastidito: «Ti metti su un tavolo, l'appoggi sul tavolo... hai la
cocaina e non sai che fare, e per noia pippi. Sì, pippi per noia».
Ma nelle carte dell'indagine c'è il nome di un ristorante ben più prestigioso,
Quinzi & Gabrielli, indirizzo di culto della Roma del potere, a due
passi dal Pantheon. Uno dei suoi titolari, Alberto Quinzi, 51 anni, è
ora in carcere con l'accusa di favoreggiamento e sfruttamento della
prostituzione. L'ordinanza di custodia cautelare lo ritrae mentre si
sfoga con Giuseppe Martello. Quinzi è furibondo, ce l'ha con una ragazza. Le
aveva procurato un cliente, mille euro la tariffa: «Solo che lei gli
ha detto, all'inizio, subito: un'ora di tempo e il preservativo. E quello si è
incazzato». Quinzi chiede a Martello di intercedere con la ragazza: «Sono
mille euro... e fammi fare due scopate almeno, che ne so, ci vorranno tre ore».
Martello gli dà ragione, «Queste sono sceme...», e gli consiglia: «Al limite
cerca di scopartela pure tu».
È una gara di volgarità. Sfilano nomi di ragazze da sexy shop: Manila, Lesley.
Volano da un appuntamento in un celebre bar a un passo dalla Rai di viale
Mazzini, a un rendez-vous a Milano con le agenzie di casting. Smaniano per
sfondare nel mondo dello spettacolo. E alle ragazze usate come merce di scambio
si fa balenare il miraggio di una carriera, una scrittura in televisione, un
film.
Oltre ai soldi, naturalmente: dai 400 ai 1.000 euro. A Leslie, che resiste
all'offerta di una vacanza in Sardegna, nella villa del rampollo di una dinastia
di imprenditori tessili, il solito Martello dice con durezza: «Tu ti dovresti
organizzare perché io, quando ti organizzo queste cose qua, non sono solo
viaggi: c'è il viaggio, c'è il rapporto e il pagaggio». E le ragazze
devono essere più belle che mai. A una di loro, prenotata per una
vacanza tutto sesso a Dubai, l'amica Mei invia via sms le prescrizioni di Marco
Nerozzi, un altro degli arrestati, già protagonista nella
primavera del 2002 di una storia su squillo di lusso, destinate agli
sceicchi di Dubai, vicenda per la quale è stato recentemente rinviato a
giudizio. Mei scrive: «Da domani sei a dieta. Non devi toccare né pane né
pasta né dolci. Marco mi ha detto che ti vuole vedere in forma».
Ma è la coca a tirare più del sesso. Serena Grandi arriva a
chiederla dall'aeroporto di Fiumicino, un attimo prima di imbarcarsi con
un'amica su un volo per l'Egitto. E Mario Martello spaventato le risponde: «Ci
sono troppe mamme all'aeroporto». Dove le «mamme» sono i poliziotti. Francesco
Bonetti, 60 anni, chiede la coca dal telefono pubblico
installato in uno dei circoli più esclusivi della capitale, il
Canottieri Roma, terrazze sul Tevere e soci famosi. Bonetti chiede con urgenza
«due fogli da 500 euro». Chiosano i poliziotti: corrispondono a due dosi di
cocaina da 5 grammi ciascuna. Viene servito in un'ora. E ringrazia contento,
alla romana: «Due da cinque. Perfetto, Ciccio». Scendendo dall'auto dello
spacciatore, si preoccupa di domandare se la cocaina è quella buona. E Giuseppe
Martello: «È sempre quella, non ti preoccupare».
In tanto trafficare, capita anche la fregatura. «Quella cosa è veleno» si
lamenta Maurizio Tiberi, 35 anni, avvocato. Ha acquistato da Giuseppe Martello
una partita di cocaina, sostiene che chi l'ha presa si è sentito male. Ha un
debito di 7 mila euro da saldare col pusher, ma si lamenta di aver perso tutto
con quel «veleno». E Martello si arrabbia: «A me questo lavoro non mi piace,
riprenditi i giocattoletti tuoi».
Anche Serena
Grandi (che si è difesa, dichiarando che tutta la vicenda
nasce da un grande equivoco) è poco puntuale nei pagamenti. Il pusher
le rimprovera di non avergli dato 5 mila euro. L'attrice cerca di
prendere tempo, gli ricorda d'avergli dato in prestito una macchina per sei
mesi. Martello non arretra: «Sono 5 mila euro, non ti posso dire lasciamo
perdere».
È un duro, lui. Ad Alessia, compagna di una sera, che con lui condivide l'uso
del «pippotto» per inspirare cocaina, dice con orgoglio: «Tesoro, io vengo
dalla strada. Non è che vengo dai Parioli». Un rampante, a suo modo. E un uomo
di successo. Arrivato, sulle piste della «neve», dalla strada nei salotti.