23aprile2002:

 Massimo-Cacciari  è a Venosa, invitato dal Liceo Classico "Q.O.Flacco" a tenere un convegno-incontro sul tema: "Attualità e inattualità del classico".

 

 

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Dintorni di Venosa: 23 aprile del 2002. Lo spettacolo prometteva di essere unico ed irripetibile.  Un uomo dalla tv era sceso fino a noi e noi siamo accorsi a vederlo.

 

 

 

 

I partecipanti:  studenti, professori e medici, presidi, maestre ed ingegneri chi in servizio e chi in pensione, ed ancora avvocati, commercialisti ed imprenditori edili e del vino, ricchi negozianti e librai mischiati a funzionari delle USL e a bibliotecari. E in giro anche qualche anima perduta, che se ne trova sempre da queste parti a cercare un posto per potersi infine sedere tra la normale gente. Niente: la normalità aveva occupato tutti i posti. 

 

Per vedere il filosofo venuto dalla televisione siamo scesi dalle nostre lande desolate,  percorrendo di corsa le deserte campagne seminate a grano e a speranza che è l'ultima a morire anche se qui non cambia mai niente ed è proprio a causa del niente che  la gente continua ad andarsene. Sono morti in Afganistan quest'inverno due giornalisti che erano giovani e meridionali anche se lavoravano al nord nella grande e famosa  informazione: una era di Catania e l'altro di Ginestra, qui vicino a Venosa, emigrati, emigrazione intellettuale, e noi che siamo senza passato, che il loro ricordo già abbiamo rimosso, noi che facciamo? non chiamiamo i nostri morti, emigrati di ieri e di oggi,  a parlarci del futuro che ci aspetta grazie al passato che a loro ci unisce e che quel futuro giustifica, no, noi non li chiamiamo i nostri simili che dicono e fanno (morendo qualcuno lontanissimo anche in Afganistan).  Noi chiamiamo invece coloro che ne hanno purtroppo preso il posto, simulacri di plastica e vinile con fattezze para-umane che vediamo nella televisione girando in casa tra quella della stanza da letto e quella della cucina, del soggiorno e della cameretta dei bambini. Ogni giorno. Trecentosessantacinque giorni all'anno. Da anni. Da appena nati. Fino ad Alzheimer e dintorni.

 

Eureka! e a Venosa una volta che il professore tirato fuori dal televisore ha finito di fare la sua bellissima relazione essendo egli un docente che fa proprio queste cose e le fa anche bene, la persona al suo fianco, al colmo della gioia intona decisa: sono senza parole! mentre un'altra, eccitatissima, sta salendo sul palco cavalcando la tigre dell'emozione che gli attanaglia la gola per il momento irripetibile che sta vivendo perché addirittura, oh miracolo, sta per parlare con uno che da anni aveva visto solo sguizzare da un angolo all'altro un pò luccicante per i riflessi della televisione della stanza da letto, del soggiorno e della cucina  e della cameretta dei bambini e che ora, oh miracolo, era lì davanti a lui in carne ed ossa roba da non crederci e vuoi vedere, per indiretta ma banale conseguenza di un pensiero etimo e filologico che la televisione è in realtà una cosa buona e gaudente alla faccia di quello che di essa avevano detto Popper o Pasolini? La dimostrazione che era cosa buona e giusta era lì sotto i suoi occhi:  Massimo Cacciari era proprio un normale uomo come lui in carne ed ossa. Non solo. Ma fra un pò avrebbe addirittura risposto alla domanda che stava per porgli. Che emozione! la televisione non era una fredda scatola che parlava da sola. Fra un pò quella scatola gli avrebbe parlato ad personam, rispondendogli  da uomo ad uomo. L'emozione era straripante, difficile da contenere. Il momento era solenne. Numinoso. E allora gli dice: non ho dubbi, lei è uno dei massimi pensatori del mondo. E vai. E già si può immaginare a quale goduria può aver indotto nell'uomo l'estasi di siffatta dichiarazione che, appena formulata, ha trascinato la folla in un liberatorio applauso da orgia collettiva proiettandola in piedi che sembrava di stare ad Hollywood proprio come si vede in tv nella serata degli Oscar tanto era forte l'entusiasmo che aveva diffuso nella sala una sensualità antica da orgia pagana d'altri tempi, classica. 

 

Travolti dagli applausi, per alcuni è giunta l'ora di andar via.  Se ne vanno, e sono i primi a farlo, quelli che non avevano trovato posto da sedersi perché, come diceva un  poeta tedesco moderno, tutti i posti di chi aveva ragione erano già stati occupati. Shining. Per costoro era scoccato il momento di raggiungere la propria fortezza posta ai confini del mondo, lontana dalle poltroncine dei convegni e dei palchi di chi ha ragione. Shining. Dovevano raggiungere i propri fantasmi.

 

Il massimo rispetto per le doti professionali del Prof. Cacciari  e della Preside del Liceo Prof.ssa Torciano che ha voluto ed organizzato questo convegno. Ma si ha motivo di credere che il convegno, per come è stato organizzato ed accolto ed indipendentemente dal riconosciuto valore di chi l'ha voluto e di chi vi ha partecipato,  è stato di un profilo qualitativo molto più basso di quello alle quali le suggestioni delle apparenze possono invece  indurre a credere. Convegni del genere non aiutano la gente di Basilicata  a prendere coscienza della propria identità e del proprio futuro. Inducono invece a distogliere l'attenzione e indirettamente anche a vanificare gli sforzi di chi, con variegata fortuna di immagine pubblica, lavora per una crescita di consapevolezza più estesa ed intellettualmente corretta, capace di essere seme e non moda e suggestione televisiva. Naturalmente su un tema delicato e complesso quale quello della cultura è difficile individuare e determinare la validità di un'ipotesi su un'altra. Ed ogni contributo, se epistemologicamente corretto ed espresso con onestà, può solo essere ritenuto legittimo ed utile al dialogo. Anche quello appena espresso che non h ala pretesa di essere la verità, ma solo un punto di vista forse utile per eventuali approfondimenti.©Copyright Lucaniaonline