Chieri -Premio Basilicata n.1del 2000               Chieri - Premio Basilicata n. 2 del 2001 

            Chieri -Premio Basilicata n. 3 del 2002           Cosa pensano della Lucania i giovanissimi del nord. 

         

 

                                                                                                                                         PREMIO  BASILICATA  N.1   di                                  B O R G A RO   TORINESE   2002                                                                                 

1^ classificata FERRO Patrizia, classe II D, a.sc. 2001-02 , S.M.S. Carlo Levi (Ass. Demonte) - Borgaro Torinese - Ins.te Annamaria Calogero

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Usi e costumi della Basilicata

Ogni popolazione ha le proprie caratteristiche tradizíoni. Questa parola che deriva dal latino "Tradere", significa passare da una generazione all'altra, cioè tramandare. Le tradizioni quindi comprendono feste, leggende ed usanze dei paesi e vengono tr:amandate di generazione in generazione.

Ai giorni nostri queste usanze vanno a poco a poco perdendosi perché i popoli tendono ad essere sempre più simili glí uni agli altri. Tuttavia la Basilicata, pur accettando il progresso, ha conservato quelle tradizioni che rispecchiano i ricordi del passato.

In questa regione ogni paesino ha i propri usi per quanto riguarda il carattere, la fede, i sentimenti. Caratteristiche infatti sono le feste patronali che iniziano con processioni e cerimonie religiose e terminano con giochi, danze e fuochi d'artificio. Suggestivi sono anche i pellegrinaggi che si dirigono verso i Santuari più famosi come quelli di Avigliano, San Michele sul Vulture, Picerno, Viggiano e della Madonna del Pollino.

Un tempo questi pellegrinaggi, venivano fartti a piedi o sui muli e visto che duravano parecchio, venivano allietati da inni religiosi e salmi.

11 progresso ha inciso sul pellegrinaggi ma soltanto per quanto n'guarda i mezzi di trasporto. I fedeli infatti si recano ai santuan in auto o in autobus ma lo spirito della festa è rímasto quello di un tempo.

Caratteristiche sono le sagre come la Sagra della Madonna Bruna a Matera, la Sagra di San Gerardo a Potenza e la celebrazione della Settimana Santa a Barile.

A Matera ogni anno il 2 luglio si festeggia la Sagra della Bruna, una grandiosa festa patronale istituita nel 1378 da Papa Urbano VI. Ricorda la vicenda legata alla sacra effigie che. secondo la leggenda fu un giorno rubara da alcuni saraceni. Questi inseguiti da alcuni pastori furono costretti a riconsegnare l'inimagine.

I saraceni però sarebbero tornati sicuramente in molti per riprenderla e i pastori non sapevano come fare per riportare al più presto l'effigie in città, oltretutto era molto pesante.

Aí pastori apparve allora la Madonna su un carro trionfale ed essi compresero. Costruirono un rudimentale carro e riportarono l'immagine in città.

Durante la festa patronale la statua di Santa Maria della Bruna viene collocata su un carro trionfale. Preceduto dalla popolazione e scortato dal clero e da guerrieri a cavallo in costume medievale, attraversa la città per giungere dalla Chiesa di Piccianello alla Cattedrale.

La statua viene riposta nel tempio mentre il carro, nella piazza della città viene assalito dalla popolazione e fatto a pezzi in modo che ciascuno possa portarsi a casa una reliquia.

La sera la festa si conclude con danze e fuochi d'artficio. La "Madonna Bruna" è cosi detta da "Ebron" il monte della Palestina, e non dal suo colore.

A Potenza, la Sagra di San Gerardo è una festa pittoresca durante la quale si svolge la Processíone dei Turchi". La cosa più curiosa della processione è un carro con sopra una nave, una campana e la statua del Santo che era vescovo di Potenza nel XII secolo.

La nave, carica di popolani vestiti alla turca, sfila per le vie della città mentre dalle finestre e dai balconi piovono i "pipli" i fiori gialli delle ginestreL'origine di questa processione sembra derivi da un miracolo fatto da San Gerardo durante una delle terribili scorrenie compiute dai saraceni.

IL lancio dei pipli non è caratteristico soltanto di questa ricorrenza ma si usa anche durante la processione del Corpus Domini. In questa regione alcuni paesi come Barile, in provincia di Potenza, conservano usi e costumi di origine albanese in quanto nel XV secolo gli Albanesi vi si stabilirono per sfuggire ai Turchi.

Uno di questi usi riguarda il Battesimo. I bambini che devono essere battezzati vengono portati nella piazza dei paese dove si scelgono í loro padri  e madrine. Un'altra funzione caratteristica è quella della vestizione delle suore che avviene con un rito greco. I sacerdoti sono vestiti con falde nere, hanno barbe patriarcali e degli alti cappelli a cilindro dal coperchio piatto. Durante il rito, il vescovo usa parlare in lingua greca e all'Eucarestia spezza un grosso pane comune e ne intinge i pezzi nel vínosanto.

La benedizione è: -In Szot te dhaef buk- é krip ( Il Signore ti dia pane e sale)-.Anche i matrimoni rispettano usi e costumi antichi. Ad esempio il giovedì prima delle nozze, il corredo della sposa viene messo in grandi ceste e caricato su un carro che attraverserà il paese per giungere alla casa del futuro sposo. In questo modo tutti possono notare la bellezza e la qualità del corredo.

La domenica, dopo la celebrazione religiosa si festeggiano gli sposi con chicchi di grano e confetti.Tutti gli invitati vanno poi alla nuova casa dove la mamma dello sposa accoglie 'la nuora offrendole doni e dolciumi.Anche nel giorno di San Giuseppe c' è una strana usanza.Tutti i poveri del paese sono invítatí a pranzo e i1 più vecchio rappresenta il santo. Siede a capotavola e gli viene offerto un bastone ornato di fiori. Tra i piatti cucinati dalla padrona di casa c'è la pasta -fatta in casa con i bocconcini di pane abbrustolito.

In Basilicata. come in tutte le regioni italiane, il Carnevale è molto sentito e conserva antiche tradizioni. Ad esempio a Montescaglioso si festeggia il marredi prima delle Ceneri. I personaggi tipici sono il vecchio e panciuto Carnevalone che viaggia su un asino annotando su un papiro i nomi dei buoni oblatori. bussa a tutte le porte e chiede la "questua" che consentirà il pranzo carnevalesco.

La moglie Quaremm stringe tra le braccia un pupazzo in fasce che sará il Camevalone dell'anno successivo e intanto si dispera per la sorte del marito che morira' lasciando il posto al figlio appena nato. La Parca invece rotola per terra un enorme fuso attaccato ad una solida corda, facendosi largo tra la folla che ride.

Altri gruppi mascherati nel pomeriggio cantano e ballano per le strade fino a mezzanotte. La quaresima è annunciata dal suono delle campane. i fedeli espongono dalle finestre sette pupazzi neri e uno bianco che símboleggíano le settimane dí Quaresima che precedono la Pasqua (in bianco).Questi pupazzi rappresentano anche Ile sofferenze di Gesù nel giardino degli ulivi.

Le tradizioni sono rispettate anche in occasioni tristi come quando qualcuno muore.In alcuni paesi della Basilicata i parenti stanno per ore accanto al defunto veghandola e, fra le sue mani o in una tasca, mettono un fazzoletto che ricorda i vasi lacrimatoi trovati nelle antiche tombe lucane. Se il defunto é il capofamiglia, viene messo nella bara anche il suo cappello per far capire che la casa è senza un capo.

La popolazione della Basíllcata è legata anche agli usi che caratterizzano alcuni periodi dell'anno.Il primo gennaio ad esempio, almeno tutti devono varcare la soglia di casa e il proverbio di questo giorno dice: '"Chi manci buon' a cap' d'ann', mangi buon' tutt' l'ann' " (Chi mangia bene a Capodanno, mangia bene tutto l'anno).

Il sei gennaio, invece, si concludono le feste con un pranzo di nove portate e, per lestrade girano maschere di storpi con una catena al piede e un paniere con una lucerna: sonop i "Cos' vocc", i cucibocche.

A Pasqua non ci sono soltanto festeggiamenti e processioni, ma le massaie battono dei colpi dietro le porte di casa per scacciare la cattiva sorte.

Al Corpus Domini sono caratteristiche le processioni per le massi ormai mature.Il tredici giugno, in onore di Sant'Antonio da Padova, i bambini vengono battezzati con un saio che sarà poi lasciato in dono alla statua del Santo.

Il ventisette settembre ci sono le processioni in onore dei Santi Cosma e Damiano, i "Santi Medici". Ognuno porta un a parte del corpo in cartapesta che vuole raccomadare ai Santi.

Il due novembre la gente rimane in casa per non disturbare le anime del Purgatorio e sui davanzali si rnettono píatti di cibo per i defunti.

A Natale le zampogne intonano melodie natalizie e le "cupe-cupe", rudimentali tamburi, echeggiano tra le vie mentre nelle piazze ardono i falò.

IL trentuno gennaio si saluta il nuovo anno con le campane. Si festeggia ballando alritmo di danze moderne ma qualche anziano preferisce la tarantella come ai vecchi tempi.

La tarantella, che deriva da tarantola (un ragno velenoso), era ballata ur tempo da chiveniva morso, che in questo modo eliminava il veleno tramite il sudore.

Fanno parte, degli usi, dei costumi e delle tradizioni anche le leggende.

Tra quelle di questa regione molte sono di carattere religioso, come ad esempio quella della "Madonnina di terracotta" e che narra della vicenda di una famiglia che viveva in una sperduta valle della Lucania.

La madre era inferma ma molto devota alla statua della Madonna che era su una mensola vicino al suo letto. La figlia era pigra e svogliata e trascorreva la giornata aspettando l'arrivo del fratello che, dopo una giornata di lavoro, avrebbe portato a casa qualcosa da mangiare.

Una sera il ragazzo non tornò perché i lupi lo avevano assalito, la sorella che non poteva più resistere senza mangiare, decise di andarlo a cercare lasciando sola la povera madre.

I lupi assalirono anche la casetta e la donna inferma, ormai senza speranze, iniziò a pregare rivolta alla Madonnina che per miracolo abbandonò la mensola e si mise sulla porla di casa per proteggerla da quei feroci animali.

Intanto il figlio, che era riuscito a sfuggire ai lupi, trovò la sorella e insieme tornarono a casa. e quando da lontano videro tutti quei lupi davanti alla porta, pensarono alla cattiva sorte della loro povera madre. Ad un tratto però i lupi se ne darono come spaventati. I ragazzi entrarono in casa e trovarono la madre sana e salva che raccontò loro ciò che la Madonnina aveva fatto. I figli increeduli dovettero ricredersi visto che la mensola era vuota e la statua era sulla soglia. Il miracolo era avvenuto veramente poiché la mamma inferma non avrebbe potuto spostarla.

La figlia si pentì del suo comportamento e promise che d'ora in poi avrebbe sempre lavorato ma vicino a lei, ad aiutarla ci sarebbe stata anche la madre che in quello straordinario giorno aveva ricominciato a camminare.

Alcune leggende lo sono però solo per metà come quella di Ronca Battisti che in realtà si chiamava Giovan Battista Cerone. Era detto Ronca perché era abile a lavorare con la roncola per procurarsi i legni che gli servivano per fare i cerchi delle botti. Nel XVI secolo a Melfi, dove abitava "Ronca", i francesi saccheggiavano e distruggevano ogni cosa. Il cibo scarseggiava e un giorno nel bosco mentre tagliava legni, Ronca Battista incontrò una vecchina che gli disse di aver perso tutto ciò che aveva.

Egli le diede il suo pezzo di pane e con i legni che aveva tagliato accese un fuoco per riscaldarla. Questa per ríngraziarlo lo baciò sulla fronte e, toccata la sua roncola, gli disse che con essa avrebbe fatto cose prodigiose. Trasformatasi poi in una fata spari.Ronca Battista prese la roncala e posata appena contro un albero questo cadde. Quella che aveva aiutato era veramente una fata.

Decise cosi di andare in città per combattere contro i francesi e con la sua arma ne uccise a decine. Uno però lo colpi alla spalla e Ronca Battista mori.

La sua fine segnò anche la fine della resistenza di Melfi. Era la Pasqua del 1528. Ancora oggi a Melfi c'è una via dedicata a Ronca Battista. Forse la fata è soltanto una fantasia dí chi ha tramandato questa storia e a maggior ragione ciò dimostra quanto fosse radicato nella gente il coraggio e l'amore per il paese.

Le tradizioni e gli usi di un paese devono servire quindi non solo a farci conoscere il passato. ma a farci capire che quello che noi oggi vediamo tutti i giorni, spesso con índifferenza, è sicuramente costato sofferenze e sacrifici a chi ci ha preceduti,

Noi ragazzi dovremmo perciò approfondire la conoscenza delle tradizioni della nostra regione e del nostro paese e non prenderli in considerazione solo in occasione di feste e saghe a scopo di esclusivo divertimento,

Ho fatto questo lavoro di ricerca con molto interesse perché mi ha permesso di avvicinarmi ad una regione che conoscevo pochissimo. Spero in futuro di poter visitare i luoghi caratteristici della Basilicata per approfondire ancora di più la conoscenza dei suoi usi e costumi.