Cosa pensano della Lucania i giovanissimi del nord
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C H I E R I 2 0 0 2 |
Premio Basilicata n.1
del 2000
Premio Basilicata
n. 2
del 2001
Premio Basilicata
n. 1 Borgaro del 2002
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PREMIO SCOLASTICO
"
BASILICATA"Terza edizione ,
Studente:
TORTA GIOVANNIClasse III B
Scuola: S.m.S. "M.L. QUARIN1"Sezione associata Piva presso Chieri
Docente di Lettere: Prof.ssa Bosco G.
La Lucania vista da Carlo Levi
Quando si parla di Lucania non posso fare a meno di pensare al primo tenero "inganno" subìto nella mia infanzia, una piccola e dolce bugia paragonabile a quellá di Babbo Natale e della Befana.
Mi spiego meglio. Da bambino mi addormentavo sempre (e. soltanto) ascoltando le fiabe narrate da mnia nonna: tra tutte prediligevo quella dei tredici briganti, che nonna Pina mi narrava con tale intensità da farmi accapponare la pelle. Nonna, tuttavia, sicuramente in buona fede, mi ha sempre spacciato "I tredici. Brigant" come fiaba piemontese "doc", tanto che i momenti più salienti della vicenda mi venivano narrati in dialetto. Un po' di tempo fa, però, leggendo il libro di fiabe lucane scelte da L.M. Lombardi Satriani e tradotte da Saverio Strati , ed. "Oscar Mondadori", scoprii con -stupore che- la "mia" fiaba era nata nel cuore dell'Italia Meridionale, la Basilicata.
Il secondo incontro "1etterario-" con la Lucania
risale allo
scorso anno quando, allievo di seconda
media, attraverso alcuni
brani dell'Antologia tratti da "Cristo sí è fermato a Eboli" di
Carlo Levi, entrai in contatto con la miseria di una parte dimenticata
dell'Italia contadina..
Approfondii questo argomento e appresi che la vícenda narrata nell'opera in questione è
autobiografica: l'autore, di origine piemontese, era stato condannato al confino per le sue idee antifasciste. Levi sconterà una parte della pena a Grassano, in seguito verrà trasferito a Gagliano, piccolo centro senza vie di comunicazione. Qui conquista in breve tempo la stima e la fiducia di tutti; impara a conoscere e ad amare questa gente che vive ai margini della Storia, sepolta sotto il peso dell'ingiustizia sociale e dell'indifferenza della classe politica.Potrei parlare per pagine e pagine della miseria dei cafoni lucani, di questi diseredati che con amarezza dicono di sé: "Noi non siamo cristiani, non siamo uomini…, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che le bestie..". E' la stessa miseria di cui ci parla Beppe Fenoglio ne "La malora", una storia contadina ambientata nella Langa, la mia adorata terra d'adozione, terra avara, in cui anche il fuggire può avvenire ad opera di pochi privilegiati per carattere e per fortuna. Gli altri sono incessantemente perseguitati da una dura sorte, sorte che è una costante disgrazia, che in piemontese dicesi, appunto, "malora".
Alba è la Mecca dei contadini delle Langhe, come lo sono l'America, Roma, Napoli o addirittura l'Africa per la gente di Lucania. Leggiamo testualmente nel "Cristo" di Levi: "Tutti i giovani di qualche valore, e quelli appena capaci di fare la propria strada, lasciano il paese. I più avventurati vanno in America, come i cafoni; gli altri a Napoli o a Roma; e in paese non tornano più".
A questo punto non possiamo fare a meno di constatare come autori diversi, in diversi contestì culturali e a differenti latitudini, abbiano denunciato con intensità e con veemenza, a volte con rabbia e disperazione, la povertà, le dure condizioni dì vita delle classi più umili e disagiate.
L'opera di Carlo Levi mi affascina anche per un altro rnotivo: si narra qui di un " mondo chiuso, velato di veli neri, sanguigno e. terrestre", legato a ruiti e a riti arcaici, l'altro mondo dei contadini, "dove non si entra senza una chiave di magia".
Fin dalle prime pagine il dottor Milillo, medico come l'autore, ma ormai dìmentico dei "gloriosi ínsegnamenti delIa celebre Scuola Napoletana" esorta il collega a non accettare nulla da- una donna, " nulla da bere o da mangiare. Certamente ci metterebbero un filtro". Carlo Levi non segue questi consigli, tuttavia non ride delle loro credenze, delle loro superstizioni. Ricordiamo che Levi era anche pittore, tuttavia le donne non si sono mai lasciate ritrarre, perché il ritratto "dona al pittore un potere assoluto su chi ha posato per lui". Allo stesso modo un costume "antichissimo e assoluto" impediva ad una donna di entrare, da sola, in casa di un uomo, cosi, quando l'autore avrà bisogno di trovare una persona che gli faccia le pulizie, dovrà cercare una strega", cioè una donna con una certa libertà di costumi e dedita alle pratiche magiche. A questo punto, in ossequio alla "par condicio", occorre aggiungere che anche al Nord certi comportarnenti erano giudicati sconvenienti, che anche nell'industrioso
Piemonte si credeva alle "masche". Erano queste, apparentemente, persone come noi, che, di notte, si trasformavano in animali o in esseri diabolici. "Quando finivano le attività dell'oratorio, racconta spesso mia nonna, a volte era già buio e ricordo che l'allora Direttrice dell'Asilo ci diceva di andare subito a casa e di non intrattenerci mai con uno sconosciuto perché poteva essere preda del demonio".Mia nonna precisa che sicuramente la Direttrice non credeva alle "masche", ma si avvaleva di questa convinzione assai diffusa a quei tempi per incutere timore alle ragazze ed esortarle a non fermarsi per strada. Siamo intorno al 1940: era disdicevole, per una signorina, sprecare il proprio tempo a chiacchierare con qualcuno, specialmente se di sesso maschile.
Anche nella Lucania di Levi incontriamo degli esseri ambigui, dalla doppia natura, come il cane, "mezzo barone e mezzo leone", compagno abituale del protagonista. Di origine antichìssirna sono poi gli scongiuri magici, che esercitano una profonda influenza sulle persone e curano un po' tutte le malattie.Ve ne. sono di particolari e di generici. Il più. comune e il più classico degli amuleti era l'abracadabra. "Visitando i malati mi accadeva, spesso di vedere, appeso al collo con una cordicella, un fogliolino di carta, o una piccola piastrina di metallo, con su scritta, o incisa, la formula triangoIare". Molto originali anche le cure delle singole malattie. "1 vermi dei bambini si incantano, per sola virtù di parole" afferma lo scrittore.
Dopo alcuni mesi, forse, il mondo di Levi non e più così estraneo alle fatture. tanto che, secondo i gaglianesi, ora il medico piemontese potrebbe fare lo stregone.
"Tu sei gaglianese, ormai - gli dicevano i contadini - non partire. Sposa donna Concetta, così resterai sempre con noi. Ti faranno podestà".Levi promise che sarebbe tornato. Vi tornò, infatti, per sempre. Dal 1975 le sue spoglie mortali riposano nel cimitero di Gagliano, secondo la sua volontà ed ora, nel centenario della sua nascita, noi piemontesi ci uniamo ai lucani per ricordare con affetto sincero e privo di retorica l'iomo e l'artista che, con profonda comprensione e simpatia e con grande umanità, si è accostato all'oscura e desolata terra di Lucania, dove neanche Cristo ha osato discendere. Cristo si è fermato a Eboli.