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                                      Leonardo                                      Sinisgalli                               POESIE________ 

                  Resterò nei tuoi sogni al centro della catastrofe, sarò una linea sulle tue lastre.  

 

 

 

 

I tetti gremiti di fiori, gli uccelli saltellano sopra le teste dei dormienti, tirati per i piedi dagli incubi e dalla forza di gravità.

Marianna è la madonna dei masturbatori che ne stampano la sindone nei solitari recessi. C'è chi adora le sue mani ingemmate, chi la caviglia cinta di un filo di perle, chi l'orecchio e la fronte, e chi le chiare iridi dietro le ciglia nere.

 

Lascio cacatine, sui fogli, come le mosche.

 

Il signor Descartes da tempo si era ritirato in Olanda quando lesse l'opuscolo di Pascal  sulle coniche. Non volle credere che l'autore fosse un ragazzo di 16 anni. E si rivolse al padre di lui, il signor Stefano buon algebrista, per ringraziarlo e per avere qualche lume su quella testa malinconica.

 

 

Il carnefice 

deve avere 

talento  

     

 

A casa mia si parla con le mosche 

si vive in compagnia delle mosche 

d'inverno e  d'estate dov'è la mosca 

                                 come sta la mosca è sparita la mosca 

              si grida quando si ritorna.

 

 

E' immobile, seduto 

nella stanza tappata. 

Dorme, veglia? 

E' vivo, è morto?

 

 

 

Quando morì mia nonna non avevo vent'anni. 

Mi capitò di tornare a Roma 

e i compagni non mi riconobbero. 

Avevo i capelli bianchi, ero quasi cieco.

 

 

Resterò nei tuoi sogni 

al centro della catastrofe

sarò una linea sulle tue lastre.

 

 

Dico agli amici che partono mandatemi una cartolina la più ovvia la più lucida. A rapirmi basta niente, costretto ora per ora a fabbricarmi lo spazio nutriente.

 

Un trambusto di ombre dietro i vetri bui. La gente vuole affacciarsi a guardare l'aria che è cambiata. 

 

Viene il sole, non mi porta buone notizie, non voglio niente di nuovo.

 

La povertà è pulizia. 

Non un acino di polvere, 

un pelo di gatto, 

una penna di gallina 

sul coperchio della madia.

 

 

Argan mi aveva detto: "Verrò lassù a inaugurare la primavera". Mi telefona Maria: "Non gli dar retta, Carlo è allergico ai colori".

 

 

Come se tu fossi ancora qui, come se stessi ancora a dormire.

 

 

Mi diletto a spostare le virgole, a espugnare i refusi dai libri che apro con svogliatezza. Non seguo le storie, guardo le pagine come lapidi.

 

 

Mi chiede per prima cosa se mi sono ricordato di annaffiare le piante, le due più piccole che stanno in cucina.

 

Quanti nascondigli mi tenevi segreti, e la casa non è immensa.

 

Come il ragno costruisco con niente, lo sputo, la polvere, un pò di geometria.

 

A ore fisse un maniaco si affaccia a sbattere un libro sul davanzale.

 

Mi sono messo a frugare nei nascondigli: nidi vuoti, teschi di topi. Continuo a saccheggiare soffitti e sottani, a rispolverare ritratti. Non ho ritegno verso i genitori, vendo le reliquie i segreti i gioielli delle zie, gli anellini delle sorelle.

 

 

La gente giuliva beve alle fontane, sale sui tetti a guardare le montagne, noi ci nascondiamo per vergogna.

 

 

 

Come una stella in pieno giorno è tornato l'uccellino bianco, l'uccellino dell'altr'anno. Vuole la mia fortuna o il mio danno?

 

 

Ripugna cercare la combinazione che apre la serratura, meglio andare a tentoni lungo le mura, nessun medium che acceleri la rivelazione.

 

 

 

 

 

personali apocrifi 

 

 

In autunno si perdono nel vento. Le storie. Di tutti. Tutte. E non fanno più ritorno.

 

 

C'è 'na fontanella

dove mi disseto 

prima di sali' da te. 

Tutta l'altra sete 

me la togli tu. 

 

 

Vorrei che apparissi all'improvviso girando l'angolo della strada, comparendo come un fantasma.   

 

  Sono di un'altra razza. Sputo per terra in cielo nei piatti in cui mangio.

 

L'allodola
del mio villaggio: non la vedo,
ma so che canta.
 
(Kobayashi Issa)

 

"Tu senza posa a creare, e noi e le pietre e i fiumi e gli astri a gemere" -  (David Maria Turoldo, Canti Ultimi, Garzanti).

 

 

Il mondo va avanti anche senza di me. Chi lo avrebbe mai detto.

 

Festa di primavera!
Un bicchiere di vino giovane, una canzone
e tre desideri:
che tu, Signore, viva mill'anni,
che il mio corpo non invecchi
e che, come le rondini del tetto,
di anno in anno ci si possa rivedere.

Fen-Yen-Chi - Ch'ang-min nu

 

"Mi emoziona pensarti inseguirti in uno sguardo rubato complice la vita che mi graffia mi strazia." 

 

"L'ultima volta che t'ho visto, zio Peppe, eri seduto fuori; a fianco della porta come un antico Dio a guardia della casa. Si parlava della paralisi e tu piangevi muto. 

-Ad un bel momento, raccontava zia Rosa, non disse più niente. - L'ansia t'affannava, volevi dire qualcosa e non riuscivi.      Poi t'è tremato il petto: hai chiesto come stavo e subito aggiunto col tuo filo di voce: -Devo votare comunista, vero, Nicola?- Non ti avevo mai visto così grande, zio Peppe.   

 -Prendi quella carta- hai sollecitato zia Rosa, perché io t'insegnassi dove fare il segno. Tua moglie ringraziava in ginocchio la Madonna: forte batteva il petto.  

 -Hai sentito, Rosé? Quella carta. - Ma il tuo voto era già stato promesso al prete. Ritornasti muto, zio Peppe, e nei tuoi occhi lucidi si leggeva il mondo".

(Nicola Di Silvio)

 

Il cuore batteva forte

sotto le foglie gialle dell'autunno

dove sul filo di un affanno

gli antichi dei sono riapparsi

tra secolari querce

al vento hanno sussurrato

i nostri segreti nomi.  

 

Quando ti penso costruisco romanzi. Rossella mi ha detto che innamorarsi fa bene alla letteratura. Ma non alla musica.

 

Al bivio delle parole si perdono i pensieri. 

Furtivi e leggeri come gatti sui tetti.  Neri i gatti nero il cielo. 

E' notte ed ogni notte si accendono i falò. Che bruciano i sogni. 

Mentre il mondo  dorme. Elhoim passeggia. Ed io ti mordo il l'orecchio.

 

Come ogni mattina. Al bar alle undici. In gran segretezza. Sulla levigata asimmetria della realtà sulle tue labbra scivolo. Quando ci incontriamo per il caffè. E per volare. Con i cucchiaini in mano. Con la scusa del caffè. Nell'immensità del possibile. Infinite equazioni. Con la tazzina in mano. Sulle tue labbra scivolo. 

Piano piano la gente se ne va e mi lascia solo.

I paesi si vestono di case nuove. La periferia protegge da sguardi indiscreti il centro storico. Tutti ora sono partiti. La gente passa per le case nuove e dice: che brutto paese.

 

Banchettando ce ne andiamo su tutti  tacendo piomba  la fine. Si chiudono i battenti. Si sprangano le porte. Si sigillano le bare.  

 

E' finita l'estate.  Si è suonato e cantato nei paesi del sud consumati amori fiamme segrete  l'estate è finita gli emigrati son ripartiti.  Qualcuno, stolto, li chiama turisti. 

 

Mi stenderò mi stenderanno chiuderò mi chiuderanno. Addio.

 

(Canio Franculli)