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Plutonio rubato e rivenduto all'estero  (Dalla GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO dell'11.11.2001.) 

Un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza è incentrata sulla presunta cessione all’Iraq, di materiale radioattivo rubato nel Centro con l’ intervento della criminalità organizzata locale

ROMA - Quali sono state effettivamente le attività nucleari svolte sul finire degli anni sessanta all’interno del Centro Trisaia di Rontondella (Matera) dell’Enea? Che fondamento hanno le indiscrezioni giornalistiche su una presunta cessione ad un Paese straniero, probabilmente l’Iraq, di materiale radioattivo rubato nel Centro con l’ intervento della criminalità organizzata locale? Intorno a questi due interrogativi continua a ruotare un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza. L’indagine è stata avviata circa un anno fa dai pubblici ministeri Giuseppe Galante e Vincenzo Montemurro, rispettivamente procuratore e sostituto procuratore della Repubblica di Potenza, ed è derivata da un precedente procedimento penale svolto dall’autorità giudiziaria di Matera per un presunto pericolo di inondazione radioattiva legata alla mancata solidificazione (avvenuta solo di recente) di 2,7 metri cubi di rifiuti liquidi ad alta attività custoditi nel Centro della Trisaia. Il procedimento penale si è concluso il 28 novembre 1998, con l’assoluzione di cinque imputati, tra i quali un ex direttore del Centro ed il direttore dell’ impianto Itrec, sul quale è avvenuto in passato all’interno della Trisaia il trattamento del combustibile nucleare irraggiato. L’Enea ha sempre sostenuto che nel Centro non è mai stato introdotto, prodotto, trattato o trasferito plutonio (la materia prima della bomba atomica) utilizzabile per scopi civili o militari, ma è proprio sulle attività nucleari effettivamente svolte nell’ impianto di Rotondella che la Dda di Potenza intende far chiarezza una volta per tutte. Ed in questo contestato ha disposto una consulenza tecnica, affidata ad esperti nucleari, che dovrebbe essere depositata - secondo quanto si è appreso in ambienti investigativi - nel giro di qualche settimana. Ed è proprio dalle conclusioni dei esperti che i pubblici ministeri intendono muovere: se non emergeranno elementi di rilievo diversi da quelli già noti, almeno questo filone dell’ indagine potrebbe essere rapidamente definito; in caso contrario, potrebbe essere rapidamente messo a punto - si è appreso da fonti investigative - un nuovo, rapido programma investigativo.
Il secondo filone dell’inchiesta intende approfondire un’ipotesi, derivata da inchieste giornalistiche, in base alla quale materiale radioattivo potrebbe essere sfuggito al controllo dei responsabili del Centro, ed essere finito nelle mani della criminalità organizzata e da quest’ ultima ceduto a Paesi stranieri. Anche in relazione a tale ipotesi, l’ Enea ha già più volte avuto modo di ribadire che nessun fusto o altro materiale radioattivo è mai sfuggito al controllo dei responsabili del Centro e tutto il materiale radioattivo è regolarmente inventariato". Ma gli investigatori potentini non intendono sottovalutare in alcun modo né la deposizione di un ingegnere che avrebbe parlato materiale radioattivo sfuggito ai contabili del centro per essere poi forse rivenduto all’Iraq; né i contenuti di un’ inchiesta di un giornalista scozzese, Nic Outterside, il quale nel 1996, in un suo articolo, denunciò la scomparsa dalla Trisaia di 27 elementi di combustibile irraggiato ed il rischio che tale materiale potesse essere finito nelle mani della criminalità organizzata.
Il Centro della Trisaia di Rotondella dell’Enea sorge a ridosso della costa jonica lucana. E’ sede dell’impianto Itrec, ultimato nel 1968, dove è stato praticato per alcuni anni il riprocessamento di combustibile nucleare, nel campo del ciclo uranio-torio. E’ sempre stata esclusa la presenza di plutonio nel centro, in quanto - ha fatto sapere più volte l’Enea - tale elemento non è presente nel combustibile riprocessato, nè è stato acquisito dall’ esterno. Dopo il referendum del 1991 ed in conseguenza delle modifiche della politica energetica nazionale, nel Centro - spesso additato, per le sue attività, come causa di particolari patologie tra la popolazione, assunto rimasto sempre indimostrato - è avvenuta una larga riconversione ed è stata di recente completata la solidificazione di tutti i liquidi radioattivi presenti nel Centro. Non è stata ancora decisa, invece, la destinazione di 64 elementi di combustibile irraggiato provenienti dal reattore nucleare di Elk River, mai trattati e "parcheggiati" da anni in una piscina di stoccaggio all’interno del Centro di Rotondella.
Dismesso da anni il nucleare, oggi le attività all’interno della Trisaia sono orientate verso altri settori, quali la protezione dell’ambiente, le fonti rinnovabili di energia, lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie innovative, specie nel settore agroindustriale.

 (11/11/01)

 

I precedenti articoli

Il caso della Trisaia  tra scorie radioattive e la tragedia di Ustica 

(a cura della redazione di Lucaniaonline)

Febbraio 2001- Un'indagine sulla qualità della vita, condotta dall'università La Sapienza di Roma, colloca la città e la provincia di Potenza tra i luoghi dove si vive piuttosto male. Altra notizia del trascorso mese di dicembre: tra i comuni capoluoghi, Potenza e Matera si collocano rispettivamente al 42° e al 44° posto  (su 101) per i temi dell'ambiente e dell'inquinamento. Non è un buon piazzamento per 2 piccole città di una regione a bassissimo tasso demografico che conta piccoli paesi lontani tra di loro e sprofondati tra le campagne. Eppure è da qui, da queste caratteristiche di "copertina", che scaturisce la classica immagine della Basilicata quale regione cosiddetta verde. Perché apparentemente lo è. Ma è anche esplosiva, interessata a fenomeni di degrado moderno. E a nulla valgono le dichiarazioni di principio sull'importanza dell'ambiente, e su quanto si tiene ad essa in Basilicata; dichiarazioni che vengono espresse in ogni occasione buona da parte dei politici. 

La Basilicata è stata denunciata anche come regione a rischio pattumiera. La cronaca è piena di gravi episodi d'inquinamento: dalle discariche dei copertoni delle auto alle lastre d'amianto, come quelle fortuitamente trovate quest'estate a causa di un incendio boschivo. Ma l'episodio non si colloca tra quelli fortuiti e rari e non può rappresentare un caso isolato se è vera la notizia di stampa che colloca la Basilicata al settimo posto tra le regioni a rischio proprio per l'amianto. Già s'è detto in un precedente articolo del processo di desertificazione; un processo che non è strettamente legato solo alla siccità ma anche alle opere dell'uomo sul territorio. Nella regione si registra un degrado dei suoli legato alla salinizzazione (riguardante in particolare la pianura ionica), e vi è un aumento dell'erosione delle superficie stimata tra i 2 e i 20 millimetri all'anno. 

A tutto questo ora bisogna aggiungere, riemerso in un inquietante scenario, il vecchio caso di un altro gravissimo problema, quello del Centro di ricerche nucleari dell'Enea di Trisaia, nel comune di Rotondella in provincia di Matera e ai piedi del Parco Nazionale del Pollino. Qui vi sono stoccate non poche scorie radioattive. Secondo i dati riportati da "Panorama" dell'8 febbraio di quest'anno si tratta di "843.556 miliardi di becquerel (l'unità di misura della radioattività), sprigionati dai 2958 metri cubi di rifiuti radioattivi del sito (per l'uomo la soglia di sicurezza è per esempio 100 becquerel di cesio) e sono 64 gli elementi di combustibile conservati nella piscina. Contengono 72 chili di uranio e 1.607 di torio". Sono dati allarmanti. Sono rifiuti solidi e liquidi di bassa, media e alta attività, stoccati in condizioni che non sembrano di massima sicurezza e sulle quali hanno indagato, oltre che organismi governativi, anche la magistratura. 

A quanto pare in Italia è proprio il centro di Trisaia insieme a quello di Saluggia, vicino Vercelli, che creano i maggiori problemi, secondo attendibili notizie giornalistiche, a livello nazionale, risalenti solo al 1999.  Al loro confronto non sembrano perciò completamente attendibili recentissime notizie apparse sulla stampa regionale che, in occasione di una visita alla Trisaia di studenti stranieri, riporta che "l'impianto nucleare originario è stato decontaminato e da alcuni anni si sta procedendo alla disattivazione definitiva". Purtroppo gli impianti nucleari non funzionano come quelli della lavorazione del petrolio, dove basta chiudere il rubinetto che con esso viene chiuso e risolto anche il problema. I residui stoccati radioattivi non si esauriscono in pochi anni o decenni, occorrono secoli. Vi sono stime che ipotizzano periodi superiori ai ventimila anni. Comunque sia, in questi giorni il pericoloso scenario si è ammodernato con ipotesi allarmanti che collegano la Trisaia alla tragedia di Ustica. Per maggiore e più specifica informazione si riportano 2 recenti articoli pubblicati sul"La Gazzetta del Mezzogiorno" sull'argomento.   ( www.gdmland.it). 

2.2.01

Trisaia  indagine  top secret

POTENZA, 2 feb 2001- Il procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, Giuseppe Galante, che sta indagando su una presunta fuoruscita illecita di materiale radioattivo dal centro Enea di Rotondella (Matera), con l'intervento della criminalità organizzata, ha detto oggi che "nessuna dichiarazione o intervista" è stata da lui rilasciata a ‘Panorama’ o ad altri organi di informazione.
Galante ha precisato che "le indagini condotte dalla Dda di Potenza nella materia oggetto dell'articolo" pubblicato oggi da Panorama "sono coperte da segreto investigativo. Preciso altresì - ha aggiunto Galante - di aver intrattenuto una conversazione informale con il giornalista di ‘Panorama’, ritenuta opportuna per esigenze investigative segnalate all'ufficio da un organo di polizia giudiziaria".
Ieri la Procura della Repubblica di Potenza aveva aperto un’inchiesta sul centro di ricerche
Enea della Trisaia, vicino a Rotondella (Matera), ipotizzando che all’interno sia avvenuta una produzione illecita di materiale radioattivo.
Nell’ambito dell’inchiesta, finalizzate a verificare se alla Trisaia sia stato possibile produrre plutonio, la materia prima della bomba atomica, nei prossimi giorni verrà interrogato un testimone chiave, un ingegnere dal nome in codice "Billy". Fu proprio quest’ultimo a rivelare, nel corso di una precedente inchiesta, che materiale radioattivo potrebbe essere sfuggito ai contabili del centro per essere forse rivenduto all’Iraq. Anche il giornalista scozzese Nic Outterside sarà nei prossimi giorni ascoltato come testimone in relazione ad un suo articolo in cui denunciava nel 1996, la scomparsa dalla Trisaia di 27 elementi di combustibile, potenzialmente "27 chili di ossido di uranio utilizzabile a fini militari" che "potrebbero essere finiti nelle mani della mafia italiana".
Il direttore della Trisaia, Donato Viggiano, respinge ogni accusa: "Siamo tranquilli - ha detto, secondo quanto riferisce il settimanale -. Qui di plutonio non ne abbiamo mai visto".
Materiale radioattivo ionizzante sottratto all’interno del Centro Trisaia di Rotondella (Matera) dell’Enea con l’intervento della criminalità organizzata e ceduto a Paesi stranieri: è questa l’ipotesi investigativa oggetto di un’inchiesta svolta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza.
Titolari dell’indagine, che è alle fasi preliminari, sono i pubblici ministeri Giuseppe Galante e Vincenzo Montemurro, rispettivamente procuratore e sostituto procuratore della Repubblica di Potenza. L’inchiesta - sui cui dettagli gli inquirenti mantengono uno stretto riserbo - è derivata da un precedente procedimento penale svolto dall’autorità giudiziaria di Matera per un presunto pericolo di inondazione radioattiva legata alla mancata solidificazione di 2,7 metri cubi di rifiuti liquidi ad alta attività in passato custoditi nel Centro della Trisaia. Il procedimento penale si è concluso il 28 novembre 1998, con l’assoluzione di cinque imputati, tra i quali un ex direttore del Centro ed il direttore dell’impianto Itrec, sul quale è avvenuto in passato all’interno della Trisaia il trattamento del combustibile nucleare irraggiato.
Proprio nell’ambito di tale indagine - da quanto si è appreso - sarebbero stati raccolti elementi in base ai quali si ipotizza ora che materiale radioattivo possa essere sfuggito al controllo dei responsabili del Centro, finito nelle mani della criminalità organizzata e da quest’ultima ceduto a Paesi stranieri. La circostanza che materiale radioattivo possa essere illecitamente uscito dal Centro Enea - così come quella di un presunto trattamento di plutonio all’interno della Trisaia Centro - emerse già alcuni anni fa, ma fu subito smentita dall’Enea. Nel Centro Trisaia - precisò l’Ente - "non è mai stato introdotto, prodotto, trattato o trasferito plutonio utilizzabile per scopi civili o militari"; inoltre - aggiunse l’Enea - "nessun fusto o altro materiale radioattivo è mai sfuggito al controllo dei responsabili del Centro e tutto il materiale radioattivo è regolarmente inventariato".
Il Centro della Trisaia di Rotondella dell’Enea sorge a ridosso della costa jonica lucana. E’ sede dell’impianto Itrec, ultimato nel 1968, dove è stato praticato per alcuni anni il riprocessamento di combustibile nucleare, nel campo del ciclo uranio-torio. E’ sempre stata esclusa la presenza di plutonio nel centro, in quanto - ha fatto sapere più volte l’Enea - tale elemento non è presente nel combustibile riprocessato, né è stato acquisito dall’esterno. Dopo il referendum del 1991 ed in conseguenza delle modifiche della politica energetica nazionale, nel Centro - spesso additato, per le sue attività, come causa di particolari patologie tra la popolazione, assunto rimasto sempre indimostrato - è avvenuta una larga riconversione ed è sul punto di essere completata la solidificazione di tutti i liquidi radioattivi presenti nel Centro. Non è stata ancora decisa, invece, la destinazione di 64 elementi di combustibile irraggiato provenienti dal reattore nucleare di Elk River, mai trattati e "parcheggiati" da anni in una piscina di stoccaggio all’interno del Centro di Rotondella.
Dismesso da anni il nucleare, oggi le attività all’interno della Trisaia sono orientate verso altri settori, quali la protezione dell’ambiente, le fonti rinnovabili di energia, lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie innovative, specie nel settore agroindustriale.

 

L'articolo del 3.2.01

La Direzione distrettuale antimafia forse non si accontenterà di sentire solo il superteste, l'ingegnere Billy
Intrighi internazionali e misteri
C'è una relazione tra il Centro ricerche della Trisaia e Ustica?

MATERA – Billy, nome in codice dell'ingegnere informato sul possibile traffico di materiali nucleari tra il nostro ed altri Paesi, sarà interrogato nei prossimi giorni dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Potenza. Ma si può presumere che il tecnico, 57 anni, di origini calabresi, non sarà il solo ad essere ascoltato per ricostruire meglio alcune pagine centrali della stagione nucleare vissuta dal Centro ricerche della Trisaia.
Anche nel periodo in cui nella piccola Pretura di Rotondella si svolse il processo a carico di cinque dirigenti dell'Enea, accusati a vario titolo di irregolarità nella gestione dei materiali radioattivi custoditi in riva allo Jonio (era il '98 e due furono condannati), molti tecnici, alcuni di livello nazionale, vennero chiamati a testimoniare. E fu durante le udienze qualcuno ammise che in passato l'Enea ha avuto rapporti di collaborazione su scala internazionale, con molteplici Paesi interessati all'energia nucleare. Tutto alla luce del sole, fu fatto intendere. Nulla di strano, quindi, se scienziati iracheni o pakistani, negli anni, hanno avuto a che fare con le strutture italiane. Compresa quella della Trisaia. Si può aggiungere che un altro importante dirigente nazionale dell'Enea, durante la sua deposizione a Rontondella, riferendosi alla reale utilità e funzione del Centro ricerche, forse in un momento di debolezza, lasciò invece intendere che era tutto un affare politico. Gli atti del processo non sono coperti da segreto istruttorio. Come non sono un mistero le dichiarazioni che Billy rilasciò nel corso di un'intervista televisiva. Era intitolata "Scorie di guerra fredda" e fu trasmessa il 13 marzo del '97 su Raidue, alle 22.40.
Qualche giorno dopo, il 19 marzo, l'Enea si affrettò a smentire tutto con un comunicato in cui, tra l'altro, si sottolineava che "nessun materiale radioattivo è stato sottratto dai Centri Enea e nessuna relazione può essere fatta tra le attività dell'ente e il disastro di Ustica". Sì, era scritto proprio Ustica. Uno dei più grandi misteri d'Italia, quello del Dc 9 Itavia inabissatosi in circostanze mai chiarite nell'80, una tragedia che costò la vita a 81 persone. E qui il bandolo della matassa rischia subito di perdersi. Bisogna fare molti passi indietro per orientarsi. Andare agli anni compresi tra il '68 e il '70 quando al Centro ricerche lucano furono trasferite dal Minnesota, precisamente dalla centrale di Elk River, 84 barre esauste di combustibile nucleare. Erano destinate all'"Itrec", un impianto che ancora oggi si trova all'interno della Trisaia. Il suo compito era quello di riutilizzare in qualche modo ciò che rimaneva da recuperare nelle barre. Dal loro trattamento, oltre a pericolose scorie, è infatti possibile ricavare chimicamente vari materiali radioattivi che possono essere impiegati in altri processi. Tra questi, a quanto pare, è possibile estrarre anche uranio 235 e uranio 233, che sono materiali fissili, cioè, quelli usati dalle industrie belliche per costruire ordigni nucleari.
Qui si possono riprendere le ipotesi che sono circolate, per la verità, a più riprese negli anni scorsi. Il materiale fissile faceva gola soprattutto a quei Paesi che avevano necessità di dotarsi di armi atomiche. Tra questi c'era l'Iraq. In pratica, si ipotizza che l'uranio in questione possa in qualche modo aver varcato i cancelli del Centro ricerche per raggiungere, chissà come, attraverso quali canali e quali mediazioni, i laboratori della nazione araba che notoriamente si stava dando da fare più di altre per dotarsi di un arsenale nucleare.
Tutte queste manovre, ovviamente, potevano incontrare la ferma opposizione di altri Paesi, è il caso di Israele, preoccupati dalla crescente aggressività di vicini di casa sulle cui intenzioni pacifiche si potevano sollevare molteplici dubbi. E se un aereo, magari delle linee civili, per passare inosservato trasportava materiale così scottante, non è improbabile che sia potuto divenire un facile bersaglio da eliminare.
Questo è uno degli scenari possibili sul quale cercheranno di fare luce i magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Il livello dell'intrigo, se davvero c'è stato, è di caratura internazionale. Roba da servizi segreti che, per la verità, si sono molto interessati alle attività del primo magistrato che nel Materano si occupò di questa vicenda, Nicola Maria Pace
, poi promosso, da un giorno all'altro, a dirigere la superprocura di Trieste.
Tornando all'Iraq è comunque dato per certo da diverse fonti, tra queste c'è anche un saggio dell'ex magistrato Carlo Palermo, che "l'Italia degli anni '70, spinta dalle necessità di petrolio, aveva stretto rapporti con Saddam Hussein e incrementato gli sviluppi economici con il suo Paese, per superare la concorrenza francese nelle forniture di armamenti e tecnologie sofisticate". Operatori italiani, per esempio, furono tra i collaboratori del progetto Osirak, poi bombardato dagli israeliani nell'81, subito dopo i fatti di Ustica. Intanto, già "nel '77, una commessa per 50 milioni di dollari venne utilizzata dal dittatore arabo per realizzare le sue ambizioni nucleari. Il contratto prevedeva la consegna alla Commissione per l'energia irachena di quattro laboratori destinati all'estrazione del plutonio, incluso uno per la produzione di combustibile e un altro per la lavorazione del combustibile nucleare. Tra le prestazioni era previsto l'addestramento di più di cento tecnici e scienziati iracheni". E non sono pochi gli abitanti del Metapontino che ricordano scienziati arabi nelle loro rare escursioni, soprattutto dalle parti di Policoro.

Pasquale Doria

 

Link utili: www.angelfire.com/mi2/nucleare   www.greenpeace.org  www.erg.casaccia.enea.it www.ecolo.org/AAPN.it.html 

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