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INFORMAZIONE copyrigt, aprile 2002: pagina web tratta da http://www.futureletture.com


La storia di Potenza

Il nucleo primitivo della città è probabilmente da identificare nella zona dell'attuale contrada Murate, lungo il corso del fiume Basento, popolata già nel IV sec. a.C. da nuclei indigeni provenienti dal villaggio neolitico di Serra di Vaglio.
Diventata prefettura romana con il nome di Potentia e occupata poi dai Goti (fine del V sec.), in seguito alla conquista di Giustiniano fu aggregata al Ducato bizantino di Calabria, di cui fece parte la Lucania dopo il 554. A metà del VII sec. fu sede di un piccolo gastaldato longobardo e - con il trattato di spartizione del Ducato di Benevento (849) - divenne una Contea del Principato di Salerno. Nonostante la riconquista bizantina (876-891) e l'istituzione del Tema di Lucania (seconda metà del X sec.), restò in mano longobarda sino alla conquista normanna. Sede diocesana dal V sec. Tra i suoi vescovi è da ricordare Gerardo della Porta (1111-1119), santificato da papa Callisto II e patrono della città.
Occupata dai Normanni alla metà dell'XI sec., accolse nel 1137 l'imperatore Lotario II e il pontefice Innocenzo II. Ruggero II d'Altavilla vi ospitò, nel 1148, il re Luigi VII di Francia di ritorno dalla crociata in Terrasanta. A cavallo tra l'ultima fase della dominazione normanna e l'inizio di quella sveva (fine del XII sec.) è da datare il trasferimento del sito della città dall'area originaria all'odierno centro storico.
Feudo dei Loffredo e schierata dalla parte di Corradino di Svevia nella rivolta del 1268, fu punita da Carlo I d'Angiò con la quasi totale distruzione e, solo più tardi (1277), ricostruita e ascritta nel Regio Demanio. Dopo S. Michele Arcangelo e il Duomo di età tardo-normanna, venne in questo periodo edificata la chiesa di S. Francesco di Assisi. Carlo II la infeudò a Giovanni Pipino, quindi a suo figlio Luigi. In epoca durazzesca ne furono signori Ugo di Sanseverino e Gorello Origlia. I contrasti tra Francia e Spagna per il possesso dell'Italia meridionale peninsulare ne fecero centro di numerosi tumulti popolari scoppiati a causa della fame, cui solo parzialmente pose fine il tentativo di accordo, stabilito in città per il 15 marzo 1502, tra il duca di Nemours e il Gran capitano Gonsalvo di Cordova. Passata definitivamente in mano aragonese, andò incontro a una progressiva decadenza. Alfonso di Aragona la assegnò alla famiglia de Guevara con il titolo di Contea. Quindi, nel 1604, grazie al matrimonio con Beatrice de Guevara, passò a Enrico Loffredo. Nel 1694 fu colpita da un violento terremoto, dal quale si riprese lentamente, come dimostra la ricostruzione del Duomo solo sul finire del XVIII sec.
Con la costituzione della Repubblica Partenopea (1799), fu issato l'Albero della Libertà e la città fu teatro di prolungati scontri tra giacobini e bande sanfediste. Diventata capoluogo della Basilicata (1806) nel periodo muratiano, durante il governo borbonico si rese partecipe dei moti risorgimentali. Per l'insurrezione del 18 agosto 1860 ebbe conferita la medaglia d'oro da Umberto I (1898). Successivamente all'unità d'Italia e agli epigoni del brigantaggio lucano (1861-1869), cominciò a subire una profonda trasformazione urbanistica con l'ampliamento del perimetro urbano, la costruzione di opere pubbliche e l'inaugurazione della tratta ferroviaria Salerno-Potenza.
A partire dal secondo dopoguerra, la città si è ulteriormente estesa a causa dell'immigrazione interna provocata dall'abbandono, nella regione, dell'economia agricolo-pastorale. E' stata drammaticamente danneggiata dal sisma del 23 novembre 1980.

a cura di
Piero Raffaelli

 

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