Spopoliamoci amorevolmente

Ottobre 2001. La regione Basilicata piano piano sta morendo, la popolazione drasticamente diminuisce, le nascite sono inferiori alle morti, l'economia dei grandi numeri non decolla, uffici classici (quali per esempio quello postale) chiudono o minacciano seriamente di farlo,  le figure apicali delle pubbliche istituzioni che vengono da fuori (per es. sovrintendenti, magistrati, prefetti o dirigenti sanitari non solo di II livello) lasciano le famiglie nei loro luoghi d'origine, non le trasferiscono in regione e loro, appena possono, se ne tornano nei luoghi d'origine. 

La regione non attrae, i nostri giovani se ne scappano. Su cento giovani lucani che si iscrivono all'università 80 si iscrivono ad università fuori regione. La nostra università è tra gli ultimissimi posti di una recente classifica nazionale sulla capacità di attrazione e di successo. Stiamo lentamente morendo. Gli operai entrati nella Fiat negli anni '90, poco più che ventenni, ne usciranno fra un paio di decenni all'età della pensione e fino ad allora non ci sarà nessun'altra ondata occupazionale che interesserà in maniera significativa lo stabilimento automobilistico. 

Di per sé queste non sono grandi notizie.  E' opinione diffusa che siamo un popolo che coabita da sempre con le disgrazie.  Così come è diffuso il luogo comune del generale disinteresse di cui godono i grandi temi che dovrebbero invece mobilitare l'attenzione pubblica. Siamo anche un popolo ospitale e paziente. Così si dice. Per alcuni questo luogo comune vuol dire soprattutto che siamo un popolo di creduloni, un pò fessachiotti, che con il proprio disinteresse favorisce il ristretto mercato degli affari di quei pochi che sanno come approfittarne dei vantaggi  gravitanti intorno all'economia di sostegno della Regione. 

Ma se è vero che alcuni ingrassano è altrettanto vero che molti scappano, vanno via, emigrano, non importa se da studenti, è pur sempre una delle tante facce dell'emigrazione anche questa. Il problema di per sé non è nuovo, quindi non è proprio il caso di allarmarsi eccessivamente, la vita è breve, non prendiamocela per una disgrazia in più, impariamo a spopolarci amorevolmente, senza arrabbiarci, senza contraddire chi la pensa diversamente da noi e guarda a questa regione senza vedervi problemi ed affanni. Nel rispetto di questi ultimi e della pace sociale spopoliamoci perciò con amore, senza gridare, sbraitare o urlare ma parlando invece con calma e pacatezza come lo sanno fare i politici di professione. Impariamo da loro. Non prendiamocela se lentamente stiamo morendo. Non lasciamoci prendere dall'emozione che sbaraglia la riflessione e la capacità di analisi. Non facciamoci prendere dal pathos. Spopoliamoci con amore, andando al funerale come se fosse un matrimonio.

Spopoliamoci senza confusione, tenendo separate le ragioni dell'estinzione demografica con le ragioni e i fatti che ad essa non  appartengono. Per esempio: che c'entra con lo spopolamento i viaggi  che i politici e i funzionari della Regione effettuano in giro per il mondo come ultimamente in AUSTRALIA quest'estate o nell'estate dell'anno scorso? Sono partiti per promuovere l'immagine della Regione e favorire opportunità di scambio, crescita economica, opportunità di lavoro. Sacrosante ragioni. O no?! Quanto ci è costato il viaggio?  quanto e quando ci frutterà? Qualcuno prima o poi ce lo può dire? 

E, soprattutto, cosa c'entra un viaggio a Sydney, o quelli che si effettuano per Toronto o New York, con lo spopolamento? O, se vogliamo azzardare un altro paragone, che c'entra Potenza con Sidney? A Potenza, a differenza di ciò che succede nella città oltre-oceanica, non c'è una fontana o un qualsiasi monumento, per esempio a Mazzini o a Garibaldi. O all'emigrato. Statua assolutamente necessaria, culturalmente importante. Ma statue non ce ne sono, nessun segno simbolico culturale attraversa la città: solo insegne commerciali e fatiscenti dirupi e costoni di verde non attrezzato. A dir il vero, però, una statua a Pz c'è, anche se è un pò nascosta. E' dedicata a S. Francesco e sta a Santa Maria nello spiazzale subito dopo la caserma. Ha delle braccia da polipo. Forse per l'autore era un segno artistico. Chi lo sa! A Potenza manca anche un banale  viale alberato, o una banalissima fontana ottocentesca. Non c'è niente. A parte la kafkiana sede regionale di via Anzio. Che è il luogo in cui si trovano i soldi e si programma di andare in Australia o altrove. Qualcuno riferisce che vi sono funzionari che si possono trovare con più facilità negli aeroporti di Roma o Napoli che non in via Anzio. Chissà se è vero. Però si dice. D'altra parte è giusto che gli emigrati, i nostri emigrati, vadano visitati. Giusto. Ma che c'entrano con lo spopolamento la questione delle fontane che non ci sono a Potenza con le costose partenze o con i giochi d'acqua di Sidney? Che c'entra?

Potenza in quanto città è un insediamento abitativo che si struttura urbanisticamente quale città anonima dove non vi è traccia alcuna del suo passato nè sono rintracciabili segni di tipo avveniristico, o soltanto moderni, capaci di proiettarla nel futuro. Eppure qui si spende e si spande e si è in grado di operare, a livello di finanziamenti pubblici, con capacità che ci vengono addirittura indicate quali tra le migliori d'Italia. Siamo tra i primi a saper chiedere e far arrivare i soldi della comunità europea. Anche se noi comuni e mortali cittadini non riusciamo a capire dove per davvero questi soldi finiscano: su quali strade, su quali strutture industriali o di servizio. Insomma, dove finiscono se risultati davvero significativi non se ne vedono? O invece qualcuno vuol far credere che da qualche parte sia cambiato qualcosa? Il dubbio è legittimo e perspicace.  

Strana sede Potenza: i soldi per un viale alberato o per una fontana non ci sono ma per pagare super stipendi a super direttori generali o a programmare favolosi viaggi di propaganda sì. Naturalmente è ovvio constatare che le due cose non c'entrano. E' banale. Non sono attinenti. Che c'entra accostarle? In Basilicata si è sempre fuori posto. Gli accostamenti sono fuori posto, impropri. E' sempre qualcun altro la persona, l'ente, l'istituzione, l'ufficio appropriato, al quale rivolgersi. Si finisce sempre per andare, e rivolgersi, nel posto sbagliato. I soldi da queste parti non mancano. Eppure la disoccupazione si aggira intorno al 20% e i giovani se ne vanno, emigrano. Portando naturalmente con sé il ricordo della loro Lucania scolpita nel cuore. E da emigrati anche a loro, prima o poi, la sorte riserverà la visita del curatore e promotore dell'immagine regionale che insieme ad altri funzionari e politici andrà là, a casa loro, a casa dei nostri emigrati sparsi per il mondo (a Sidney, a Toronto o a Chieri). I funzionari e i politici li raggiungeranno spendendo considerevoli cifre che sono giustificate proprio dalla lotta allo sperpero del denaro e a favore degli investimenti locali. E' per questo che vanno in giro: per promuovere occasioni di sviluppo da cercare in tutto il mondo. L'emigrazione si combatte andando a trovare gli emigrati. Con contorno di altri  politici e rappresentanti ufficiali del luogo. Un sacco di buone intenzioni gravita intorno al tema dell'emigrazione! 

Qualcosa non quadra. Si spendono un sacco di soldi e le cose rimangono come prima. Anzi, peggiorano. Si apre il giornale e si legge che i paesi si stanno spopolando drasticamente. Lo dice un'indagine scientifica commissionata nel 2000 ad un famoso centro di ricerca: il CRESME (Centro di ricerche economiche, sociologiche e di mercato nell'edilizia. Via Fogliano, 15 - 00199 Roma ) . Cos'è che non quadra? Ma come, ogni anno non si sa quanti viaggi facciano gli esperti per promuovere opportunità di lavoro nell'ambito dell'economia mondiale, spaziando a 360 gradi da un continente ad un altro, e poi si deve leggere che le cose peggiorano? che i risultati non ci sono? Viene il sospetto di uno scollamento tra la formale ed ufficiale bontà delle iniziative e la loro sostanziale natura. Ma è solo un piccolo, imbarazzante sospetto. Perché noi comuni cittadini che non siamo esperti del settore (di economia, per esempio, o di turismo o di management industriale) siamo ignoranti e non sappiamo dire cos'è che non quadra. A volte siamo imbarazzati anche ad avanzare dei dubbi. Perché sono i dubbi di un ignorante e quindi già di per sé sbagliati, lacunosi. Noi che viviamo alla periferia degli eventi sentiamo a volte nell'aria  odore di bruciato ma non ne conosciamo la causa e non essendo nemmeno otorinolaringoiatri abbiamo dei dubbi anche sulle nostre stesse narici.

Ci rimane solo una vaga impressione, mai una certezza. L'impressione è che c'è una visibilità enorme sui programmi operativi appena partono, con un tam tam di pubblicità da far impressione, e poi su di essi cala  la nebbia ed una scarsissima visibilità di ritorno fa precipitare nel nulla le iniziative magnificamente pubblicizzate ai tempi del loro lancio. Di esse non se ne sa più niente.  Senza spingersi nell'analisi delle iniziative di promozione industriale e senza neanche avvicinarsi al tema della formazione (per la complessità e lo spessore che tali temi presuppongono al fine di essere trattati esaurientemente), basta analizzare qualcosa di più pubblico ed appariscente per cercare di rendere concreto il riferimento alla nebbia. Mettiamo un attimo da parte la mancanza di visibilità sulla ricaduta dei viaggi all'estero. Si può obiettare che i risultati saranno visibili non a breve tempo. Speriamo che qualcuno vorrà o potrà, quindi, in un giorno futuro monitorare la ricaduta dei viaggi per i quattro continenti. Aspettiamo. Andiamo invece ad un evento più piccolo, semplice e molto circoscritto. Che fine ha fatto l'anno che fu dedicato all'identità lucana? E' successo una manciata di anni or sono, ai tempi della giunta regionale di Di Nardo. Per caso s'è fatto un libro sull'identità lucana? che è stato messo in commercio da qualche parte e si può sapere da quali parti? Lo sappiamo, anche questo non c'entra con lo spopolamento. Ma ne parliamo lo stesso. Perché forse, invece, c'entra. Non per altro perché qualcuno potrebbe essere interessato a sapere cosa se n'è fatto di una ricerca pubblicizzata, pagata e di cui poi non si sa dove finisce e come si può fare, se interessati, a saperne qualcosa, a procurarsene una copia. Anche allo scopo di poter capire un pò di più lo spopolamento, che dipende dalla natura di chi siamo (e il tema sull'identità era, è, molto attinente).

Quest'anno ad agosto è stato pubblicizzato un cd-rom sull'archeologia della regione. Difficile procurarselo.  Sarebbe stato  comodo passare dall'edicola del paese e comprarlo, come si può comprare a Roma un cd su Roma antica. Ma in Basilicata non è possibile. I libri sponsorizzati dalle istituzioni pubbliche, i più interessanti, non sono in commercio.  Difficilissimo procurarseli se non si conosce almeno un anonimo porta-borse di un qualche politico.

Di nuovo sulla storia lucana quest'anno la Regione ha promosso borse di studio per laureandi. La scadenza era nel mese di maggio. Benissimo. Da Accettura a Barile, da Lauria a Ginestra passando da Oppido, Calvello e Montescaglioso è possibile per i cittadini residenti nei paesi (il 90% della popolazione) poter trovare un giorno informazioni sui risultati di quest'ennesimo investimento regionale senza dover chiedere informazioni in giro a politici sovra-comunali? C'è qualcosa del sistema-informazioni che non riesce ad essere pienamente pubblico ed accessibile. Di certo le curve e il sistema montuoso regionale non aiutano lo scambio e la mobilità, ma non possiamo neanche tirare continuamente in ballo la causa oro-geografica!

E' una comune regola, già da tempo affermata,  la circostanza che un gruppo sociale insediato nel suo specifico territorio amministrativo costituisce un sistema semi-chiuso ed auto-sufficiente in grado di chiudere nel proprio perimetro socio-culturale chiunque vi ci abita, favorendo una mobilità al suo interno ma non al suo esterno. La mobilità esterna (tra città e città per esempio) costituisce un'eccezione o una necessità ma non la regola. Il sistema può estendersi su una superficie grande, quale quella di una metropoli, o piccola quale quella di un paese, ma rimane comunque e sempre caratterizzato dagli stessi meccanismi dinamici di mobilità interna. Le stesse grandi città si dividono in micro-sistemi dentro i quali la popolazione vive. E' sempre un indagine del Cresme a metterlo in evidenza. A proposito di un'indagine a Roma, il Cresme afferma: " Dalle indagini condotte si è capito che Roma è fatta da almeno 198 microcittà. "Ognuna di queste microcittà è dotata da un proprio senso, almeno per chi ci abita. Fuori da quelle microcittà, nel generico spazio metropolitano, gli abitanti sono come spaesati, privi di qualsiasi riferimento comune a tutti, privi insomma di identità cittadina." 

In poche parole chi abita (il 90% della popolazione lucana) in piccoli paesi non ha nessuna ragione o motivazione per spostarsi sistematicamente fuori dal proprio sistema per soddisfare le proprie esigenze. Il suo spazio è il paese. Come a Roma lo è il micro-sistema costituito da una parte del quartiere. Questa circostanza in città non isola, nei nostri paesi inveece isola e a quest'isolamento si continua a non registrare nessuna risposta pubblica pienamente efficiente affinché il fenomeno possa essere combattuto. Le poche iniziative che ogni tanto vedono la luce sono sporadiche ed isolate (vedi la lodevole iniziativa del progetto di un pc in ogni casa); sostanzialmente, però, non sono continue, non costituiscono un condiviso progetto e programma di governo. Noi è come se vivessimo in una città fatta da grandi chiazze di deserto e se non ci muoviamo verso l'oasi di Pz o Mt veniamo accusati di immobilismo. E la faccenda è risolta. Se siamo  tagliati fuori è perché non ci mettiamo in macchina a spostarci dal paesino alla "città". Un ragionamento del genere è contrario a quanto si afferma sul piano dell'indagine scientifica o della speculazione critica di natura intellettuale. Conclude il Cresme: "Bisogna scendere sul territorio che i cittadini conoscono e ri-conoscono. Un Piano organico degli interventi costruito a partire da questo principio ha quindi una potenzialità di consenso sorprendente".

L'anno scorso c'è stato il grande tam tam sulla questione dello spopolamento. Tutti hanno detto la loro. Anche la scienza. Ma politicamente cosa ne è seguito? Per avere questa risposta abbiamo atteso che trascorresse un anno dall'indagine pubblicizzata da giornali e televisione. Ma risposte finora non ce ne sono state.

In mancanza di un programma regionale, o almeno provinciale, scientificamente e politicamente forte ed attendibile, i Comuni e i  loro problemi (di valorizzazione delle risorse e di comunicazione tra l'interno e l'esterno) continuano perciò ad essere  abbandonati a se stessi. Il sistema-Basilicata non scende nei comuni. Non scende dentro "il territorio che i cittadini conoscono e ri-conoscono".  Nel sistema-Basilicata manca ancora un banalissimo elemento di cui nessun management privato può impunemente farne a meno: la programmazione articolata degli interventi produttivi d'investimento, con una scala di priorità gerarchica degli interventi stessi legata a costi e guadagni tecnicamente certi perché frutto di un'analisi di mercato professionalmente accertata e misurata. Sull'archeologia, per esempio. Si dica una volta per tutte quali sono le priorità d'intervento a livello regionale, non si abbandonino i paesi con i loro siti archeologici alla tenacia o al disinteresse del sindaco di turno. Questi benedetti siti sono fonte di economia. Se decollano produrranno qualche emigrato in meno. Si faccia a livello regionale una scala di gerarchia sulle priorità archeologiche sulle quali intervenire per importanza e convenienza tra spesa d'investimento e potenzialità di benefici, e ci si dedichi alla realizzazione degli interventi secondo questa scala senza lasciarsi distrarre da avvicendamenti politici o da altre circostanze estemporanee fuorvianti. Da quanti anni Venosa continua ad attendere il suo parco archeologico, l'eliminazione della strada che separa l'anfiteatro dalla SS. Trinità ? La Regione Basilicata si può permettere il lusso di non favorire le occasioni di sviluppo legate al parco? Quale prezzo e quali danni sociali, economici, di spopolamento, si stanno arrecando a Venosa e alla sua zona limitrofa per la mancanza di realizzazione di un parco progettato da tantissimo tempo? 

Fino a quando si continua a "dimenticare" con tanta facilità le cose iniziate e poi non finite (per esempio sono 30 anni che si continua a lavorare e ad aspettare l'ultimazione della diga di Genzano) come si fa a non pagarne un prezzo? Bisognerà prima o poi  saper dare una risposta alternativa ed autorevole a quelle di tipo parziale che periodicamente durano il tempo di una lucciola. La risposta dovrà essere duratura e perciò necessariamente  innovativa, creativa, rivoluzionaria. Non ci servono normali risposte, che cambiano con il cambiare di "colonizzatori" e politici di turno. Il nostro problema socio-culturale di regione sarebbe già stato risolto con le risposte normali, se la nostra fosse stata una regione "normale". Ma noi non siamo una regione "normale". 

A differenza che nel Molise, noi ad un'ora e mezza di strada non troviamo Roma ma solo Pz (60.000 abit.) o Mt (50.000 abitanti). Nell'Italia continentale la nostra situazione è unica. Dai nostri paesini (il 90% degli insediamenti urbani della regione)  un'altra città sta a non meno di un'altra ora di curve e buche. E' da qualche secolo che la storia e la geografia ci stanno condannando all'emarginazione. Le risposte normali a noi non bastano per uscirne fuori. Dovremmo perciò saperci inventare anche noi un ingresso al Louvre per mezzo di una piramide di cristallo.  La gente ne rimarrebbe attratta, interessata. E si fermerebbe, non scapperebbe. Non scapperebbero più 80 studenti lucani su 100 che si iscrivono all'università favorendo altre regioni e città. Lo spopolamento è parente della fontana e del monumento che non c'è, della segnaletica che manca, dei soldi spesi al solo fine dell'apparire. Se è vero che l'Italia è una delle sette nazioni del G7, anche la Basilicata è ricca ed oggi, a trent'anni dalla nascita dell'istituzione regionale, è tanto inverosimile pensare che anche la Basilicata potrebbe cominciare a sentirsi matura per partorire, a favore dei suoi cittadini, un pò di modernità occidentale che non è più tollerabile, vivendo nei nostri paesini,  vederla soltanto in tv. Canio Franculli.

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