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Aprile 2001.  Cliccando un pò più giù si troverà il testo di una proposta di legge di pochi anni fà, dove si riscontrerà che anche i nostri politici quando parlano della Basilicata sono come gli emigrati: la loro, la nostra terra è bellissima, è come un film, ha inimmaginabili occasioni di crescita. D'accordo. Sono peccati di gioventù. Solo quando si è piccoli si crede alla magia e si pensa che basta desiderare qualcosa, recitare una preghiera, o proporre una legge,  ed ecco che il desiderato si realizza. 

Ma i vecchi lo sanno: questa regione va lenta come una lumaca e proprio non ce la fa a decollare, anche se di buone proposte  gliene sono state fatte a bizzeffe da chiunque. Sarà ormai più di un secolo che qualcuno ha una proposta buona da fare alla nostra vecchia e cara terra. Eppure non c'è niente da fare. Non si muove.  Nonostante le... inimmaginabili occasioni di crescita ...che ha. Un esempio per tutti: si pensi alle potenzialità legate al Pollino. Ci sono, certo, ma stanno lì, da qualche parte, laggiù, nascoste, ci sono. Nascoste. Di fatto il Pollino vivacchia. L'ambiente e il turismo vivacchiano. Quelli che di certo, però,  in Lucania non vivacchiano sono i nostri vecchi, che più son vecchi e più fanno buon brodo e quindi sono arzilli e pieni di interessi, con in tasca decine di scatole di medicina e in bocca pillole di saggezza da distribuire in giro come coriandoli ad una festa .

I vecchi costituiscono una delle più obiettive e reali risorse locali sulle quali poter contare, altro che ambiente ed archeologia. Altro che i giovani: buoni solo a frequentare corsi professionali a tremilalire l'ora e a mettersi in fila. Per attendere il loro turno. Fino a diventare vecchi. Perché solo a quell'età potranno per davvero inserirsi in uno dei pochissimi circuiti più propulsivi e vitali dell'economia regionale.  Si pensi al giro delle invalidità, delle pensioni, della mobilità dei cassi integrati. Il più prezioso, genuino e tipico patrimonio lucano é la vecchiaia, che porta con sè la preziosa linfa della saggezza. E' la saggezza con la quale i vecchi in famiglia ammoniscono i figli a non azzardarsi a mettersi in proprio perché un'attività imprenditoriale è rischiosa, meglio uno stipendio fisso. E' la saggezza che spinge loro a predicare in pubblico che per i sacrifici che hanno fatto vanno rispettati, e che per l'esperienza che hanno fatto hanno titolo per poter continuare a dire qualcosa. Giusto. Mica si possono mettere in discussione i padri fondatori.

L'ex presidente della regione, Raffaele Di Nardo, ha per esempio da dire qualcosa ai lucani. Vuole far sapere sulla soglia di una saggezza di ultra settantenne, di non essere stato trattato bene dal suo partito: i popolari ex democristiani. Per questo li ha recentemente lasciati ed è passato con Sergio D'Antoni, col quale continuerà a fare politica attiva. Ma che cosa  voleva ancora Di Nardo il quale, ex ispettore scolastico in pensione, ha ricoperto la massima carica regionale di presidente? E che vuole e che può ancora dare alla Lucania Emilio Colombo, dall'alto della sua saggezza ancora più prestigiosa per età? E che, quasi come Di Nardo, ha anche lui protestato e sdegnatosi per non essere stato candidato (è notizia d'inizio aprile), si offende e straccia la tessera del partito popolare? La risposta è: signori, siamo di fronte ai nostri gioielli di famiglia, alla saggezza dei vecchi che non vogliono, non possono cedere il posto ad altri ed allora non ci resta, di fronte a tanta gagliardìa, che chinare la testa come abbiamo sempre fatto e dire ai nostri figli domani, domani. 

 
CAMERA DEI DEPUTATI
   

                          N. 3641

PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati
SICA, SINISCALCHI, BOCCIA, DOMENICO IZZO,
PITTELLA, MOLINARI

Presentata il 30 aprile 1997


PROGETTO DI LEGGE - N. 3641

Istituzione del sistema regionale di aree e parchi archeologici della Basilicata


        Onorevoli Colleghi! - La Basilicata è una regione ricca di emergenze storiche, culturali, ambientali, paesaggistiche e monumentali che costituiscono un mosaico di vita e insieme di inimmaginabili occasioni di crescita.
        Una delle realtà geograficamente più piccole del Paese è un concentrato millenario di storia, crocevia di civiltà e di interessi, che può offrire al visitatore l'immagine del lento ma ineluttabile procedere verso il nuovo. Un "fazzoletto" di terra che rende, in presa diretta, la vita dell'uomo, la sua evoluzione, come in un film: dai villaggi preistorici della Murgia materana alle presenze dei coloni greci lungo la fascia metapontina; dagli abitati enotri e lucani, alle fondazioni romane; dalle fattorie ai santuari arcaici e romani; dai segni dell'arte bizantina delle chiese rupestri di Matera e del suo agro, ai castelli federiciani; dalle chiese ai campanili che testimoniano stili architettonici ed epoche storiche diverse.
        Di grandissimo interesse risulta, in questo quadro, l'archeologia lucana e tutto ciò che ad essa è connesso; interesse che affonda le proprie radici in una sempre più ampia e diffusa attenzione per il passato e per le civiltà che, sviluppatesi in un territorio dalla peculiare centralità geografica, sede di scambi fra il Tirreno, lo Ionio e l'Adriatico, hanno lasciato testimonianze della loro ricchezza culturale.
        Le popolazioni indigene dei Choni e degli Enotri erano attestate a ridosso dei monti lungo i territori fluviali del Bradano, del Basento, dell'Agri e del Sinni, zona che poi, secondo le fonti antiche, fu occupata, estendendosi fino alla costa ionica dell'attuale Calabria, dal re Italo, formando il primo nucleo dell'Italia. Con loro, seguendo le vie fluviali, entrarono in contatto i coloni greci degli abitati di Metaponto e Siris-Polieion (VIII secolo a.C.). Dall'analisi di alcuni passi di Strabone si evince che, in seguito, i Lucani si stanziarono in quelle zone assorbendone le civiltà.
        Mentre la costa ionica e quella tirrenica subirono l'influsso della civiltà egea ed ellenica (una prima colonizzazione è dell'VIII secolo, una seconda del V secolo), fra l'VIII e il VI secolo a.C. la Basilicata risultava divisa in due distinte zone culturali: una, comprendente il materano e la Valle dell'Agri, influenzata da elementi "peucezi" , l'altra, da Melfi a Lavello, fino a Potenza, di cultura "daunia"; queste, in contatto fra loro, andarono via via sincretizzandosi (V-IV secolo a.C.).
        Del IV secolo a.C. è la "rivoluzione brettia". Secondo Strabone i Sanniti sarebbero .......... "coloni" dei Sabini, i Lucani dei Sanniti e i Brettii dei Lucani. Questi ultimi, "ribellatisi" secondo Diodoro, si attestarono "ai margini della Lucania".
        A partire dal IV secolo a.C. le colonie greche della costa subirono aggressioni da parte dei Sanniti e dei Lucani.
        Nel III secolo Roma, alleata degli abitanti di Thurii entra in conflitto coi Lucani alleati di Taranto (Dionigi di Alicarnasso) e, battendoli, impose loro lo status di socii (alleati); di questo periodo sono le prime formazioni coloniali, con le deduzioni di terre lungo le più grandi pianure interne (come attestano le centuriazioni di Paestum, Potentia, Atina, Grumentum, Venusia...).
        Il territorio regionale custodisce nel sottosuolo cospicue tracce della sua storia antica. Emerso dopo anni di fruttuosa ricerca e scavi, parte del notevole patrimonio archeologico lucano è oggi esposto e visibile nei musei della Basilicata, dove rivivono le abitudini quotidiane, gli usi e i costumi dei popoli antichi, il loro mondo di riti e credenze, la loro civiltà.
        L'intera regione si offre, dunque, quale meta obbligata per quanti vogliono conoscere la storia o riscoprire le proprie radici, attraverso la pratica di un turismo culturale e di qualità. Si va da zone con testimonianze dalla preistoria o protostoria fino alla prima età repubblicana: Quercia di Annibale; Montescaglioso, Timmari, Serra di Vaglio (oltre all'abitato ricordiamo il santuario di Demetra-Kore, III-II secolo a.C.), Irsina Cozzo Presepe, Croccia Cognato, Garaguso (con le fattorie e i santuari della sua chora), Tricarico, alle fondazioni italiote: Chiaromonte (necropoli e santuario di età enotria, fino al II secolo a.C.), Lavello (Forentum) (necropoli e santuario, IV-II secolo a.C.), Melfi, Banzi (Bantia), autoromanizzatasi nel IV secolo a.C., Rossano di Vaglio (in cui è stato rinvenuto un santuario dedicato alla dea Mefitis, probabilmente in origine centro religioso di una confederazione lucana), alle fondazioni greche: Metaponto, colonia achea della fine VIII secolo, poi fortificazione romana (Livio), Siris (abitato indigeno poi integrato da coloni greci che vi fondarono nel VII secolo un santuario di Demetra; rifondata nel 433/32 a.C. col nome di Herakleia), alle fondazioni romane: Venosa, Potenza (Potentia), Grumentum (colonia romana di età imperiale fino al VI secolo a.C., ma già esistente dal IV secolo a.C., teatro di scontri fra Romani e Cartaginesi nel II secolo a.C.); e infine centri come Marsico Nuovo, Castelluccio inferiore, Policoro, Torre di Satriano, Timmari, S. Maria d'Irsi o S. Maria d'Anglona per i quali si assiste all'impostazione, sul centro antico, di quello medievale (per citare solo i rinvenimenti più importanti).
        Queste aree sono inserite in un contesto ancora non deturpato dall'opera umana.
        Tutto questo ingente patrimonio storico-archeologico e naturalistico non può rimanere mero ornamento per la Basilicata. Esso offre la possibilità di creare un sistema integrato di parchi ed aree archeologiche, soddisfacendo così le necessità, da un lato, di offrire nuove chances occupazionali, impegnando soprattutto i giovani in attività di utilità collettiva ed in programmi e iniziative che possano potenziare lo sviluppo e la fruizione delle varie zone, dall'altra, di individuare forme di sviluppo compatibili con i valori ambientali del territorio.
        Questo appare ormai come un valore acquisito dalla comunità nazionale. Sono per fortuna lontani i tempi in cui venivano provocati scempi anche attraverso interventi pubblici non sufficientemente meditati. I risultati di questa lunga disattenzione per l'habitat naturale, soprattutto in Italia meridionale, sono sotto gli occhi di tutti, a partire da un disboscamento esteso e privo di scrupoli, che ha contribuito a determinare gravi fenomeni di dissesto idrogeologico.
        Appare maturo il tempo per proporre un quadro organico di difesa del territorio, che al contempo permetta di recuperare un ruolo produttivo a piccole comunità insediate in aree interne, lontane dai principali circuiti produttivi. Questo è particolarmente vero per la Basilicata, una regione che ha assistito alla crisi del vecchio modello di sviluppo incentrato sull'industrializzazione.
        La presente proposta di legge si pone obiettivi concreti, raggiungibili senza eccessive difficoltà, partendo da un primo campo d'interesse (i parchi archeologici) e da una regione che potremmo definire pilota: la Basilicata. Tale scelta non appare casuale, se si considera l'importanza del patrimonio archeologico di una delle aree più importanti della Magna Grecia. Creare un sistema integrato di parchi ed aree archeologiche nell'ambito di itinerari attrezzati e, contestualmente, affidare alle comunità locali la loro gestione, significa rendere queste ultime protagoniste della tutela e della valorizzazione delle risorse, in questo caso, culturali ed ambientali di un territorio. Si tratta di un esempio immediato e concreto di avvio al processo di federalismo da tutti richiesto, che potrebbe essere seguito, con gli opportuni adattamenti, in altre realtà territoriali o in altri ambiti d'intervento.



Nota: il testo è stato evidenziato, nei caratteri in rosso e azzurro e nelle sottolineature, da Lucaniaonline.

( Vedere anche gli studi internazionali alle quali la regione è interessata a livello archeologico: http://deis158.deis.unibo.it/archeo/meta1.htm )


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