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LA SCUOLA IN LUCANIA Novembre 2000. In questo mese della scuola già si comincia a parlarne di meno. Non è più di moda. Eppure riguarda una popolazione che in regione conta circa 105.000 studenti di cui 70.000 in provincia di Potenza. E' presto a fare i conti: su una popolazione di seicentomila abitanti, di cui trecentomila individui costituiscono la popolazione attiva tra i 25 e i 65 anni, il pianeta scuola in Basilicata, tra studenti ed operatori scolastici, è enorme. Ma dopo l'abbuffata tra metà settembre e metà ottobre di notizie su scuole diruppate ed aule e professori mancanti, della scuola ce ne stiamo già dimenticando. Il successo della scuola si colloca infatti nel periodo di metà settembre. E' un successo che si trascina per qualche settimana sull'onda emotiva della questione degli insegnanti sotto-pagati, delle aule fatiscenti, del servizio del trasporto che non funziona o, ancora, dell'altalena del via e vai degli insegnanti supplenti. Poi, piano piano, l'onda lunga dell'attenzione pubblica si ritira e tutto ritorna come prima. A meno che non succeda che un capo d'istituto arrivi alle mani con un genitore (è successo ad Avigliano l'anno scorso), o una preside non venga sospesa per incompatibilità ambientale, che è come dire che è un soggetto difficilissimo da recuperare nei rapporti con tutto il personale della scuola (è successo ad ottobre di quest'anno a Potenza). Se non succedono episodi del genere, ed affini, della scuola non se ne parla più già a datare da metà ottobre per poi scomparire sicuramente agli inizi di novembre (periodo: tutti i morti). Questa è la regola. Eppure la scuola di Basilicata fa eccezione e in periodi insospettabili riesce a far parlare di sé anche in misura percentualisticamente superiore alle scuole delle altre regioni. Per esempio con un preside di scuola media che istituisce un premio per chi si laurea, considerato che è da 12 anni che in paese nessuno si è nel frattempo laureato (Castelsaraceno '99); o il caso di un altro che promuove la sospensione di due ragazzi delle superiori perché si tenevano per mano nel corridoio o, ancora, per il caso di un altro preside che sospende un'intera classe perché i ragazzi erano andati quel mattino alle nozze di due loro compagni di classe (è successo pochissimi anni addietro rispettivamente a Potenza e a Palazzo S.G.) o per un altro loro collega che sospende un ragazzo delle superiori perché va a scuola con i jeans tagliati all'altezza delle ginocchia (anno scolastico '99-2000). E per continuare su episodi il cui tema è molto vicino alla moralità, si assiste ad una scuola che quest'anno per completare il Pof chiama direttamente in aiuto il Vescovo e la Chiesa. Mentre se nella scuola oltre alla moralità mancano anche gli alunni, allora facciamo iscrivere gli anziani, per far numero. E' successo a Castelmezzano, scuola media, l'anno scorso. Ma non sono solo i capi d'istituto a mettersi in mostra, anche i sindaci fanno la loro parte. E' di tre anni fà la delibera di giunta comunale di Pietragalla con la quale si vietava a dei bambini portatori di handicap di frequentare la scuola materna comunale. Il caso finì in prima serata tv a "Mi manda rai3". In televisione si scomodò un sottosegretario del Ministero della P.I. ma nessun dirigente della scuola potentina. Eppure sarebbe stato interessante conoscere l'eventuale grado di responsabilità delle autorità scolastiche di Basilicata; la giunta comunale più che colpevole risultò il classico capro espiatorio. Comunque sia non si registra, invece, nessun caso di presidi che salgono agli onori della pubblicità, caso mai perché sospendono le attività di lezione perché la loro scuola va a pezzi, o è senza palestra, ha strutture inadeguate ed è carente sul piano della sicurezza. Per questi problemi c'è la carta, un numero di protocollo e la coscienza è a posto. Dall'altra parte, in Comune o in Provincia, rispondono con un'altra carta, un altro numero di protocollo ed anche la loro coscienza va a posto. Nel frattempo gli anni passano e, come canta De Gregori, "hai vent'anni, poi ti giri e non li trovi più", passa il tempo, non cambia nulla. Nulla di significativo, di forte, che abbia il sapore sincero del rispetto e dell'attenzione sui valori della formazione. Con l'inizio dell'inverno tutto canonicamente ricomincia a trascinarsi tra inefficienza e distrazione, e con la neve e il maltempo si ritorna a vivacchiare. Perché è ovvio che se a settembre di ogni anno la scuola suscita tutto il clamore in negativo di cui le pagine dei giornali sono piene, è perché durante l'anno nessuno ha messo in opera quanto occorreva.
A Potenza, il 30 agosto, nell'aula magna dell'Università si tiene un convegno sull'autonomia. Sono presenti capi d'istituto della provincia, il sindaco di Potenza, qualche altro politico rigorosamente di Potenza. Per la Regione c'è Dinardo. In collegamento video interviene il ministro De Mauro. Mancano al convegno i capi d'istituto e le rappresentanze politiche della provincia di Matera. Eppure l'università è dell'intera Basilicata e l'invito fatto a De Mauro è di visitare le scuole della Lucania e non di Potenza e dintorni. Si lamenta della circostanza il materano. ITCS Nitti di Potenza: Scuola modello senza palestra che soffre per le mancate realizzazioni della Provincia. Venosa chiede una nuova sede per il liceo classico Q.O.Flacco. E' una vecchia richiesta mai soddisfatta. Gli studenti sono ospitati per metà nella scuola del I° circolo e per l'altra metà in un immobile privato. Palazzo S.Gervasio: pluriennale inutilizzazione della palestra della scuola media per mancanza ristrutturazione di una fatiscente porta d'ingresso. Ma un giorno, quando ai ragazzi di oggi non servirà più a nulla, a Palazzo ci sarà un bellissimo palazzetto dello sport. Inutilizzata anche la palestra della scuola elementare. ITc Da Vinci di Potenza: mancano palestra, aule e una scala di sicurezza. I locali sono sottodimensionati. Genzano: come si scelgono gli alunni per formare classi o sezioni? Col sorteggio dei numeri, è ovvio. Si evitano così discussioni su carattere, formazione, progetti educativi, continuità e quant'altro possa far perdere tempo. Ad inizio anno è bufera tra i genitori che non sono d'accordo e il capo dell'istituto comprensivo con i suoi numerini in tasca. Sugli investimenti per lo sport si registra una dichiarazione dell'assessore regionale Blasi che indica in 6 miliardi l'importo devoluto per lo sport in Basilicata. Saranno costruite le palestre? Nel frattempo ci si chiede se è diventato operativo il Centro di Documentazione per il monitoraggio e il censimento di strutture ed attività sportive e se si conosce il numero degli studenti che non hanno palestra. Nonché il numero degli adolescenti che si fanno visitare dall'ortopedico. Un altro Itc di Potenza, il Giovanni Falcone, è nell'occhio del ciclone. Non era riuscito neanche ad aprire il primo giorno di scuola: classi fatiscenti, spazi limitati, emorragia di studenti che all'inizio dell'anno hanno chiesto il nulla osta per il passaggio ad altro istituto. Baragiano scuola media: la palestra c'è ma non è mai stata ultimata. Il problema si trascina da anni. Il sindaco è un capo d'istituto. Rionero: protesta dei genitori per l'edificio in degrado della scuola media Matteotti. Viggianello: i genitori dell'Istituto Comprensivo contro il provvedimento di trasferimento in altra sede- polemiche sulla riorganizzazione scolastica. A Muro Lucano è bufera sulla precaria situazione dell'intera situazione dell'edilizia scolastica e, in particolare, dell'elementare Ada Negri. All'Alberghiero di Potenza mancano almeno sette aule ed è necessaria la messa a punto degli impianti. Banzi: scuola elementare e media insieme da più di tre anni in locali ed ambienti assolutamente insufficienti a causa della ristrutturazione dell'edificio scolastico i cui lavori sono fermi da più di un anno, e l'amministrazione comunale che sta a guardare. Pignola: è questo il sesto anno che gli alunni dell'elementare continuano ad essere privi della loro scuola. Non hanno un edificio scolastico, sono ospitati in stanze del comune ritenute inidonee anche in termini di sicurezza. Brindisi di Montagna: locali della scuola media assolutamente da tinteggiare. Ma adesso se ne riparla a dicembre. Grassano: "vernice opaca sui vetri per impedire ai bimbi di distrarsi e guardare fuori". Alle elementari e materne. Scuola media La Vista di Potenza: la palestra è un cantiere di lavoro da 3 anni, con impalcature e quant'altro di simile si trova in un cantiere. Naturalmente l'educazione fisica a scuola non si fa. Scuola media Leopardi di Potenza: lavori di ristrutturazione sospesi da tempo. "Una scuola nel degrado". "Ciunque può introdursi nel cantiere a cielo aperto; le recenzioni esistenti sono divelte (...)" Itc Olivetti di Matera: a scuola abbondantemente iniziata ancora non è agibile il laboratorio d'informatica per gli studenti del corso "Programmatori". Non si potevano prevedere i necessari lavori nei tre mesi di sospensione delle attività didattiche? Università della Basilicata: viene denunciata come l'università che ha la spesa più alta per studente, di cui uno su due lascia. E' precisamente tra il primo e il secondo anno che la metà degli iscritti abbandona l'ateneo. Presidente dell'Anci Basilicata - sindaco e professore Vincenzo Giuliano - articolo sulla stampa locale del 3 settembre. Parlando dell'autonomia ed auspicando una sempre maggiore collaborazione tra scuole e comuni nell'ambito della coedivisione dei progetti educativi, il presidente rileva inoltre che "le scuole purtroppo sono abituate a pensare e fare in modo che l'intesa corrisponda ad una mera erogazione di fondi, annullando completamente il ruolo coeducativo che la legge assegna al comune".
Alcuni dati: il corpo docente italiano è il meno pagato d'Europa, "...lo stipendio è da fame, un pò sotto il reddito medio procapite" (Tullio De Mauro, ministro della Pubblica Istruzione), con possibilità percentualisticamente molto vicine allo zero sia di carriera che di mobilità interna alla scuola stessa. I nostri ragazzi vanno a scuola per 1080 ore di frequenza in 200 giorni. La media europea è significativamente più bassa: 807 ore in 189 giorni. In Italia si razionalizza la spesa pubblica scolastica ridimensionando le scuole, un comparto che conta 7.500.000 di studenti e 800.000 professori. Naturalmente anche nel resto dell'Europa i numeri sono alti: dappertutto i ragazzi vanno a scuola. . Il processo di contenimento della spesa pubblica, chiamato razionalizzazione prima e dimensionamento poi, è iniziato nella scuola italiana sul finire degli anni '80 ed ha avuto un picco a partire dalla metà anni '90. In Lucania si sono così ufficialmente chiuse non poche scuole sottodimensionate, accorpando plessi o sezioni secondo logiche non sempre disinteressate perché legate ad una cultura lucana generalizzata di tipo individualistica, volgarmente detta "comparizio". E' successo anche che scuole ufficialmente chiuse venissero poi autorizzate a funzionare, a seguito di agitazioni e rimostranze di sindaci e genitori. E' il caso per esempio delle scuole medie di Armento o di Trivigno o di classi delle superiori come all'Ipia di Pisticci. Sempre in Lucania vi sono poi scuole super dimensionate, quindi abbondantemente fuori dalla norma che indica max 900 alunni, che invece non si toccano per varie ragioni che il pubblico amerebbe conoscere con maggiore chiarezza ed ufficialità. Si citano i casi del maxi liceo scientifico di Potenza o del maxi circolo didattico di Rionero. Primo caso: non ci sono le aule. Domanda: e nel frattempo, negli anni addietro, che s'è fatto? In questo contesto di rinnovamento che scuote la scuola, anche quest'anno c'è stata un'ulteriore operazione di dimensionamento. Sono stati messi alla porta capi d'istituto e segretari sempre con la logica del dimensionamento- risparmio, in quanto gli istituti di cui erano titolari sono stati accorpati ad altri, per poi però paradossalmente far entrare negli stessi istituti, ora privi di quella dirigenza, un numero mediamente doppio di personale tra collaboratori amministrativi e bidelli. Almeno, questo è quanto è successo in Lucania dove, a monte dello spopolamento dei paesini (95 su 131 = tutta la regione) non si è favorito, lì dove si poteva, che la collocazione della dirigenza andasse nel piccolo paese promuovendo un' operazione di iniezione d'ossigeno importantissima per rivitalizzare i piccoli centri. In pratica: lì dove da due si è passati ad una dirigenza, questa è stata lasciata nel centro più grande e non spostata in una delle sedi piccole che ospitano plessi o sezioni, nè per gli istituti comprensivi della scuola dell'obbligo particolarmente grandi (sugli 800 alunni) si è favorito uno sdoppiamento a favore di collocazione della presidenza anche nel piccolo centro, rimasto plesso e/o sezione staccata. Questo è quanto in concreto non si fa per dare vitalità ai piccoli centri nei quali la scuola è il principale ed unico riferimento istituzionale della cultura. Almeno in Lucania gli accorpamenti non hanno portato a nessun risparmio ma forse ad un aggravio di spesa: per esempio le classi e il numero degli insegnanti è rimasto lo stesso. Gli accorpamenti hanno senz'altro, invece, soddisfatto la logica di raggiungere i grandi numeri, richiesti dalla normativa nazionale, per rendere agibile e possibile la personalità giuridica legata all'autonomia, in vigore dal 1° settembre di quest'anno. Oltre a questo obiettivo nazionale soddisfatto, nel dimensionamento della scuola lucana è' difficile individuare la soddisfazione di risultati specifici, strettamente funzionali alla crescita dell'offerta formativa nelle nuove geografie segnate dai dimensionamenti realizzati. Che risultato, in termini di miglioramento, è scaturito dalle tante operazioni in fotocopia fatte di spostamento di un plesso da una dirigenza ad un'altra? Un esempio: la scuola di Balvano che l'anno scorso dipendeva da Vietri e quest'anno da Baragiano che vantaggi ha tratto da questo spostamento? Nessuno. Ben altra cosa sarebbe stato, invece, se si fosse privilegiato un'attenzione, una volontà, mirante a portare nei piccoli paesini, quale Balvano, una presidenza. Con gli istituti comprensivi della scuola dell'obbligo che richiedono 300 alunni, quest'operazione sarebbe stata possibile in molti piccoli paesi. Per esempio anche a Banzi, o a Montemilone. Di certo, invece, le operazioni contabili per giungere comunque e solo ai numeri dell'autonomia hanno determinato soltanto un incremento di mobilità di un'ulteriore fetta di lavoratori. Perché per Balvano stare sotto Vietri o Baragiano è lo stesso, se non peggiorativo, e lo stesso dicasi per Cancellara che è passato da Acerenza a Vaglio e per tanti altri casi, tutti simili in fotocopia. Viviamo nel paradosso che vi sono nostri parlamentari che auspicano uno statuto speciale per la Basilicata, in quanto ha problemi difficilmente risolvibili normalmente, e in regione, poi, le figure apicali compartecipi, in questo caso, della gestione programmatica ed esecutiva del piano di dimensionamento non fanno nulla di particolarmente adeguato alla specificità regionale. Si limitano ad applicare la norma nazionale giocando a scacchi con plessi e sezioni, con presidi e segretari. Sono, queste, operazioni che moltiplicate per quant'altro di simile succede negli altri comparti di lavoro (vedi per ultimissima la questione Telecom) creano un marcato pendolarismo in una regione che è assolutamente priva di mezzi pubblici idonei, di servizi di metropolitana di superficie, e che ha strade fatiscenti perché, se non sono dell' Anas, sono abbandonate a se stesse per molti anni riempiendosi di buche ed erbacce, e di fanghiglia alle prime pioggie. E pensare che era nel programma della Provincia del '95 l'unificazione della gestione delle strade non statali! In questo contesto di normale disattenzione perché, dunque, lamentarsi se poi la gente, giovani coppie e giovani disoccupati, abbandonano i nostri paesi e si parla di 95 paesi a rischio di "estinzione"? Novantacinque paesi su 131 è la Lucania, la Lucania abbandonata, la Lucania dell'emergenza rispetto alla quale le figure apicali si comportano applicando norme come se fossimo in Lombardia o nel Lazio, nell'Italia dei problemi, cioè, normali e non patologici come i nostri.
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