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( Dicembre 2001) Il 2 dicembre del 2001 è apparso un articolo nell'inserto sulla Basilicata del"La Gazzetta del mezzogiorno" dal titolo: "Primo meeting dell'associazione <Città sane> a Bologna". Poi, a carattere cubitale : 

"Potenza diventa modello degli stili di vita in Italia"

Non importa cosa l'articolo in concreto abbia riferito ed evidenziato, di certo il titolo è ingannevole, ed è con un sentimento di stanchezza che si continua a constatare, ancora una volta, l'uso di frasi del genere per una regione ed un popolo che meriterebbero più rispetto e onestà. E' difficile giustificare  un titolo che con chiarezza si presta ad essere allusivo, anche presupponendo che senz'altro, non essendoci motivo per credere diversamente, l'autore dell'articolo (non firmato) sia stato in buona fede. D'altronde il problema lucano sembra essere proprio la buona fede, la presenza continua (o quasi) della buona fede con la quale si continua a giustificare anche l'ingiustificabile: ognuno per proprio conto convinto di trovarsi nel giusto. L'articolista compreso. Ed anche chi scrive. Così alla fine siamo tutti contenti.

Scriveva il compianto Nicola Cilento in un saggio sulla Lucania Bizantina: "E' noto che la Basilicata si connota con una matrice storica di scarsa coesione territoriale, in cui il processo di regionalizzazione non si fonda su delle costanti geografiche e storiche rivolte a renderla omogenea, con un centro e una periferia che risultino complementari ed integrati l'uno con l'altro."                Una regione, la nostra, dove dunque i corregionali convivono separati gli uni dagli altri mancando loro un comune collante-matrice di coesione. Una terra dove ognuno ha i propri  paradigmi di riferimento che diventano causa e giustificazione del proprio dire e del proprio fare.  Ed essendo, il nostro, un luogo isolato, il pensiero che produce non può che essere, anch'esso, ebbro di solitudine, religioso in quanto intimo e personalistico e quindi non laico né pubblico. E' un pensiero che si auto-referenzia mancando, nel perimetro in cui nasce, si sviluppa e si esprime, la modernità di un sistema pubblico di riferimento in grado di erigersi a garante e a controllore dell'obiettività dei saperi di cui è portatore.

Da queste parti mancano un'università ed una stampa moderni. Perché mancano, in Basilicata, gli uomini, i numeri capaci di permetterle. Ce ne vorrebbero almeno il doppio per uscire dal villaggio e fare città, per superare i personalismi più o meno eroici ed entrare nella cultura socio-istituzionale occidentale moderna che, ironia della sorte, affonda le sue medioevali radici storiche proprio da queste parti. Paesi come Sala Consilina, Atena Lucana o Spinazzola fossero per caso interessati a ritornare ad essere lucane? A parte le facili battute rimane la circostanza di quanto sia strategicamente importante il problema demografico, problema politico serio, forse un pochino di più di quanto possa esserlo quello relativo all'istituzione della terza provincia contesa, da un lembo all'altro della regione, da due paesoni (Lagonegro e Melfi) che non raggiungono  i quindicimila abitanti: una popolazione uguale, cioè, ad una manciata di palazzine di una qualsiasi città. Con questi bassissimi numeri si incentivano i comparizi, difficile incentivare qualcos'altro. 

Ritornando all'articolo su Potenza (e nel registrare la circostanza che poche settimane or sono la sanità potentina è stata al centro di un grosso scandalo legato alla riabilitazione),  per obiettività di cronaca si riporta il testo.©Copyright Lucaniaonline

  Potenza diventa modello degli stili di vita in Italia