I prodotti lucani: la  raccomandazione  La raccomandazione, espressione del potere dei forti  sui deboli, è senz'altro uno dei prodotti più tipici della regione: gode di grandi professionalità ed ottima stagionatura. Non perché altrove non si raccomandi o non si raccomandava ma da queste parti il fenomeno ha radici antiche e forti. Era una regola politica. Partitica. Divenuta oggi cultura trasversale e diffusa? Chi lo sa! Col senno di dopo, e parafrasando una celebre frase, possiamo dire che logorava gli avversari perché non potevano esercitarla? Chi lo sa! Comunque sia, il fenomeno merita di essere annoverato tra i più tipici della regione. Ed essendo un fenomeno che si vede chiaro in lontananza, avviciniamoci  alla sua comprensione partendo da una sua manifestazione degli anni '80, anni in cui si  raccomandava utilizzando una macchina da scrivere.   

Ultimissime 2002: osservazioni in margine al fenomeno.

Un presidente e i membri di una commissione anonima esaminano i candidati di un concorso pubblico.   Ognuno di loro ha ricevuto una raccomandazione su qualcuno di loro.                                                                                               Tra queste spiccano le raccomandazioni ricevute dai politici, in particolare dai politici  a vita, cioè di quelli che fanno solo questo mestiere e che ad ogni legislazione cambiano poltrona e stanza ma stanno sempre lì, nonostante il perdurare negli anni di problemi che a livello patologico continuano ad essere presenti perché proprio loro, i politici di mestiere e nessun altro, non sono riusciti a debellarli o almeno a ridurli significativamente.                                                     Continua ad essere presente la disoccupazione che nella regione non smette di avanzare intorno alla percentuale del 18%; l'emigrazione non accenna a ridursi; ponti e ponticelli continuano a franare appena costruiti su strade pomposamente e spesso appena collaudate; cresce, a causa del ritardo e della lentezza degli interventi,  l'abbandono senza più scuse di territori dalla vocazione storica da parte delle istituzioni;  cambiano gli assessori alla viabilità ma le strade continuano ad essere abbandonate nella nebbia senza uno straccio di segnaletica orizzontale o di un catarifrangente (vi prego datemene uno, uno solo mentre mi inerpico tra pecore e ciechi colleghi automobilisti sulle colline della nostra regione); tra gli addobbi di natale e i carri di san Nicola, tra gli ipermarket degli elettrodomestici o del libro di maggio, nella città capoluogo di regione  continuano sfrondati a far bella mostra di sè  i palazzi sfondati e l'afgana ex fornace di san rocco o lo striminzito budello stradale per l'università; perdura l'incredibile  mancanza di un aeroporto (circostanza che tristemente impone ai paesani lucani di spostarsi solo in macchina o con la calabro-lucana, haimè, a tutto discapito del volume d'affare del bussines commerciale-turistico lucano). Haimè, nonostante le emergenze strutturali da affrontare i politici continuano imperterriti ad avere  tempo e faccia tosta per il grande, antico, prospero ed eterno esercizio della raccomandazione. Beati-loro.                                                                                                                                                                                   Alla grande  i politici continuano a raccomandare da scranni che invitano, solo a vederli, ad immaginare stipendi favolosi che si fa fatica a capire se si guarda alla stratosferica emarginazione della Lucania dall'Europa ma che si capiscono benissimo se si guarda non già ai beni collettivi e alla qualità di vita di una regione senza identità, ma che invece ben si capiscono se si guarda ai beni, alle comodità, ai vantaggi  individuali di quei super manager e  politici di cui non pochi se ne vanno in giro per il mondo a vedere come stanno i lucani d'Australia (settembre 2002) o quelli dell'Argentina (novembre 2002), e comunque a propagandare in giro per il mondo per fiere e mostre il marchio lucano quando è chi vive in Lucania che avrebbe bisogno di trovare quel marchio ben visibile e tradotto in realtà nell'efficienza concreta delle strutture e dei servizi locali.  

La raccomandazione del politico ha il sapore della beffa. Esaminando infatti le macro categorie di chi ha bisogno della raccomandazione si avranno queste possibili risposte: 1) il candidato bravo ma  timido ed impacciato, capace di non sbiaccicare parola all'esame orale; 2) il candidato bravo e bisognoso al quale un voto in più può risultare d'aiuto sul piano economico e/o occupazionale; 3) il candidato che non è assolutamente bravo ma al quale o per motivi familiari, o di amicizia, o perché buon elettore non si può negare il favore di raccomandarlo.

La commissione di fronte ai casi dei soggetti 1) e 2) non ha alcun motivo di essere sollecitata e se lo è questo tipo di sollecitazione non fa male a nessuno.                                                                                                                         Esaminiamo il caso n.3):  il politico  chiede alla commissione che il suo candidato amico-familiare-elettore venga promosso. Lo fa per continuare a mantenere il suo status economico-sociale di benessere e di potere. 

Se il candidato che raccomanda è nelle condizioni 1) o 2) non ci sarebbe neanche stato bisogno di  raccomandarlo in quanto la commissione, se non è composta da deficienti o stolti, è in grado da sola di valutare se una persona è preparata o meno indipendentemente dal grado di paralisi emotiva che il candidato potrebbe esprimere in sede di esame. 

Il caso n.3) crea problemi al politico e alla commissione ma mentre il politico ha solidissime ragioni-interessi personali che lo giustificano a mobilitarsi, che interesse ha invece la commissione ad esaudire la raccomandazione degli incapaci?                                                                                                                                                                       Avendo come riferimento una scala di valutazione da 0 a 10 è ovvio che un cinque, anche a causa delle difficoltà insite nel processo di valutazione, potrebbe diventare un sei ma che un tre (cioè un livello di preparazione molto basso che è piuttosto facile da capire in sede valutativa) possa diventare un sei è operazione molto difficile al limite del miracolo.  

Che interesse ha una commissione a portare un tre a sei e come riesce a farlo considerando che è composta da più membri? Escludendo l'ipotesi di un coinvolgimento di tutti i membri è più facile ipotizzare che nella commissione in qualche modo può diventare vincente, consolidandosi, un generico buonismo, una generica propensione a non dir di no o perché deboli o perché interessati. Interessati, per esempio, a tenere un buon rapporto col politico. Anche per ricordargli personalmente, un giorno, del favore fatto o per dimostrare alla corrente politica di parte che su di lui possono contare. Sono esempi. 

Se la propensione al buonismo, comunque motivato, si consolida si può ragionevolmente ipotizzare che a causa dell'effetto moltiplicatore una commissione possa senz'altro riuscire, alla fine dei vari passaggi valutativi ( per es. prima prova scritta, seconda prova, esame orale), a trasformare gradualmente un tre in sei. Quando infatti si "perdona"  una volta e poi ancora una seconda volta, come si fa a non "capire" e "perdonare" una terza volta? L'effetto moltiplicatore porta con sè un altro effetto: quello del contagio. Una volta che si promuove il candidato  raccomandato come si fa a non promuoverne altri del suo stesso livello? In fin dei conti i concorsi sono pubblici e il pubblico presente può essere motivato a denunciare la commissione se è stato testimone  interessato di una disparità di trattamento tra candidati.   

Piccola Lucania: regione dove tutti si conoscono e credono, perciò, di avere ognuno, nessuno escluso, l'amico giusto al posto giusto. E' questa tenace e diffusa convinzione che nella nostra terra porta all'uso frequente della raccomandazione la quale, a causa dell' esasperata vicinanza dei cittadini lucani data dai piccoli numeri della sua popolazione, di fatto costituisce una delle principali cause  dell'arretratezza dell'intera regione in quanto promuove profili di bassa sufficienza professionale con marcata propensione agli interessi individuali e non già a quelli collettivi, livellando verso il basso candidati e commissari ed elevando perciò la mediocrità a sistema. 

All'archivio dei prodotti lucani

ANNI  '80

" Napoli, inizi di maggio...Caro Nicola, ho appreso, dalla persona interessata al fatto appresso indicato, che sei componente di una delle Commissioni Potentine al concorso a posto di Scuola  Materna. Ne ho avuto piacere, perché l'incarico conferisce prestigio massimamente se assolto bene, e di ciò non dubito. Ti chiedo di conseguenza di fare quanto possibile per mettere, o far mettere, se viene esaminata da altro Collegio, nelle migliori condizioni psicologiche la candidata Margherita Caraccili da Barile che il 21 maggio prossimo dovrà sostenere la  prova orale, in maniera che possa esprimere, senza turbamento, la propria cultura e attingere, così, il massimo della valutazione. Ti ringrazio per quanto farai e rimango in fiduciosa attesa di conoscere l'esito dell'esame. Gradirei poi sapere, per faccenda strettamente personale se sei ancora in validi rapporti amichevoli con quell'Onorevole, oggi Sottosegretario a Talministero e se puoi  rivolgerti a lui, -con la sicurezza di un fattivo impegno preludio di una concreta risoluzione della  richiesta e non di una letterina di presa nota della domanda- per un trasferimento da un Talposto di diversa regione ad un altro di Napoli, e dunque della Regione Campania, di un Taltipodilavoratore residente in questa città. Ti accludo un mio biglietto da visita con  l'indirizzo e il numero  telefonico nella eventualità li avessi dimenticati. Saluti vivissimi a tua moglie e a te. Tra parentesi Nome e Cognome a stampatello e sotto la parentesi la firma per esteso dell'ex funzionario ora in pensione. (I nomi usati sono immaginari)

Un salto in avanti nel tempo. Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del  6.11.1997:  

                   BASILICATA   TERRA   DI   RACCOMANDATI ?                      

E' scoppiato il putiferio dopo le accuse dei vertici dell'Enel. I casi più noti e le denunce. - I politici si offendono, ma il tam tam parla di pressioni e favori -

E il politico dichiara: "Non raccomando. Sono solo al servizio della mia gente"       

"Il putiferio è scoppiato quando i vertici Enel li hanno accusati di clientelismo. I politici e gli  amministratori lucani, venuti ad ascoltare i dirigenti Testa e Tatò, in visita a Potenza, si sono alzati dalle sedie ed hanno abbandonato la sala rumoreggiando, quando nell'aria cominciavano   a saettare parole simili ad insulti. "Qui si è andati avanti a botta di raccomandazioni", era più o    meno il senso del discorso. Offesi. Sì, i politici della Basilicata si sono offesi. Basta con questo   luogo comune di un  Mezzogiorno sprecone, assistito  e cliente, le cui fortune (o sciagure) sono   state costruite solo ed esclusivamente sull'elargizione di favori. Ma davvero è un luogo comune?  Non è un mistero che molti posti di lavoro pubblici o privati, in Basilicata, siano stati occupati su indicazione politica. Che gli appalti - soprattutto quelli del dopo terremoto - siano passati attraverso la cruna dell'ago del favore. Che sacche di clientela abbiano proliferato. E' la storia, è la memoria, è l 'aria che respiriamo a ricordarlo. Il tam tam della conferma sono le fila sterminate di uomini e donne che abbiamo visto nelle segreterie di partito per molti anni. Eppure in casa democristiana, come d'altronde in quella socialista (che hanno regnato in Basilicata fino al '94) negano. Ex amministratori, ex parlamentari, raggiunti al telefono con estrema fatica, parlano di "clamorose esagerazioni"...."

Passano 2  anni e si arriva al 1999.  Viene inaugurato l'anno giudiziario.

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 29.1.1999:  "CLIENTELISMO - Una relazione "violenta"       inaugura l'anno giudiziario per la magistratura contabile della regione.

BASILICATA, TERRA DI BARONI denuncia del procuratore della Corte dei Conti  

L'ILLEGALITA' : "Prospera in Basilicata un sistema di tipo clientelare, terreno fertile al diffondersi di fenomeni corruttivi, illegalità e disfunzioni".L'OMERTA' : "Si sviluppano lunghe e pericolose catene di ricatti, di favoritismi incrociati, di coperture omertose".I POLITICI : "Una parte della classe politica ha manifestato un'arrogante insofferenza verso qualunque forma di verifica del proprio operato"

Semivuota la sala "Grippo", al quinto piano del Palazzo di giustizia di Potenza. Quasi che       parlamentari, amministratori, membri di partito, sindacalisti ed esponenti istituzionali avessero deliberatamente deciso di evitare gli schiaffi elargiti dal procuratore regionale Alberto Avòli,  nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei Conti della Basilicata. Schiaffi, sì. "Le radici storiche della clientelarità lucana sono molte e vanno dalla struttura baronale     dello Stato borbonico all'isolamento geografico, culturale e di collegamenti in cui hanno versato il   passato ed ancora versano le nostre comunità. Ai cittadini -dice Avòli- per qualsiasi necessità non     resta che rivolgersi al patrono del territorio. Il patrono viaggia, dispone di una adeguata rete di conoscenze, dialoga con le autorità centrali lontane ed assenti. (...) "

Le parole di Dinardo - Il presidente della Regione, Angelo Raffaele Dinardo, è intervenuto nel corso della cerimonia per evidenziare il "dolore sociale" che gli amministratori provano di fronte ai problemi della Basilicata. (...) "

 2000.

Elezioni regionali del 16 aprile. Non si candida il Presidente uscente Dinardo. Ma ad elezioni concluse gli si assegna un assessorato e l'ex presidente ritorna in poltrona. Apparentemente non c'entra. Vediamo: dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 14.6.2000: 

"REGIONE / Il comitato promotore accusa: Vitalizi ai consiglieri- Sprechi e illegittimità -   

     Potenza.  Torna a farsi sentire il comitato promotore per il referendum abrogativo della legge regionale n.50/96. Quello, per intenderci, che chiede la cancellazione delle super indennità dei consiglieri regionali. Il comitato, questa volta, si sofferma sull'assegno vitalizio destinato all'ex Presidente della Giunta regionale Angelo Raffaele Dinardo (ora assessore regionale alla Mobilità), e all'ex consigliere regionale Giovanni Carelli (ora presidente della Provincia di Matera). L'organismo cittadino, in particolare, chiede l'applicazione dell'art. 10 della legge n. 2/83 che prevede la sospensione dell'assegno in caso di rientro nel Consiglio regionale del consigliere cessato e beneficiario del vitalizio. (...) "Si deve tendere ad avere un risparmio della spesa pensionistica - sottolinea Abriola, portavoce del comitato - la quale, per oltre il 70% è coperta dalle tasse regionali che mensilmente pagano i cittadini lucani. Ciò - prosegue - è documentato dai dati che la Direzione generale dell'Ufficio di Presidenza ci ha trasmesso il 5 aprile scorso". Per l'anno 1999, a fronte di contributi versati per 1 miliardo e poco più di un milione sono stati pagati pensioni e assegni di reversibilità per oltre 3 miliardi e mezzo con un deficit di 2 miliardi e 577 milioni a carico della collettività. Questi dati -conclude il comitato- devono far riflettere seriamente sulla questione degli assegni vitalizi".

Ricapitoliamo: gli assegni vitalizi, le già citate super indennità, sono a carico della collettività lucana. Dopo la cessione del proprio mandato un consigliere regionale ha diritto all'assegno vitalizio. Se rientra, non importa se dalla finestra o dalla porta centrale, in Consiglio regionale riprenderà a percepire non solo il già lauto compenso standard  ma anche l'assegno vitalizio derivante dall'incarico precedentemente svolto. Qualcuno, il comitato promotore, dice che l'assegno vitalizio deve essere sospeso fintanto che si viene a percepire di nuovo un normale compenso consiliare. E nel chiedere questo il comitato riporta i dati deficitari del carico economico collettivo esprimendo, quindi, un "dolore sociale" per la vicenda.

 E' lo stesso tipo di "dolore sociale" che gli amministratori provano di fronte ai problemi della Basilicata " di cui parlò il dott. Dinardo, da presidente,  nel '99 ? Difficile a dirsi. Qua ad essere addolorati siamo in parecchi.

Comunque, poiché nell'articolo appena citato si fa riferimento ad ex presidenti non dimentichiamoci di citare, per analogia e pari condicio, anche l'ex presidente della Provincia di Potenza, l'Ins.te Domenico Salvatore. Cosa fa, dove sta oggi? Oggi è presidente dell'APOF, l'Agenzia Provinciale per l'Orientameto e la Formazione nata, per delega della Regione, nel 1999 e con sede in una struttura moderna e piena di computer e dottori in quel di Tito scalo.

Fermiamoci qua. Il tema trattato nell'anno 2000 come lo si può definire? E soprattutto: a chi dar ragione e perché? Gli ex presidenti, Dinardo della Regione e Salvatore della Provincia, sono stati "raccomandati"? Difficile a dire, anzi, improponibile! Però, con tanto di politichese di cui  si parla, è sembrato opportuno citarli. Per riflettere.    

All'archivio dei prodotti lucani