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| La regione vanta molti prodotti tipici: dall'emigrazione all'aglianico, dalla raccomandazione alla salsiccia, dal petrolio all'olio e ai bacini d'acqua, dai corsi di formazione alla sopressata e ai formaggi, dai cantieri forestali al pancotto, dal clienterismo al brodetto, al mugliatidd' al cutturidd' . Ed altri ancora da scoprire con calma. |
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1.La-raccomandazione 2.Briganti o emigranti - 3.La colonizzazione 4......5.........ect
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La desertificazione |
La desertificazione - Nella seconda metà del mese di giugno 2001 le locuste hanno rifatto la loro comparsa in Basilicata. A fine agosto se ne sono poi andate. Ma ritorneranno di nuovo l'anno prossimo. Perché purtroppo il processo di desertificazione è, allo stato attuale, irreversibile. E le locuste ne sono segno e testimonianza certa. L'anno scorso, nell'estate del 2000, non fecero la loro apparizione a causa delle pioggie primaverili che ne distrussero le larve. Nel '99, invece, erano presenti numerosissime. L'estate di quest'anno si preannuncia identica a quella del '99. Qual'è la causa? Fotografata dal satellite, il territorio lucano appare come una grande macchia gialla. Il disboscamento prima e le colture estensive dopo, una mancata politica idonea di rimboschimento, di valorizzazione e sistemazione idrogeologica, gli incendi che devastano ogni anno il patrimonio boschivo, hanno sempre più desertificato il suolo regionale. Per rendersene conto sul piano emotivo basta registrare la triste sensazione di quando si è prossimi alle uscite autostradali che provenendo dal Nord ci immetteno nella regione: sono finiti gli alberi, tutto è piatto, arido, desolante. Così come sono desolanti tutte quelle ville, case, casette e villette appiccicate sulle colline a ridosso di Potenza, senza un albero intorno che si chiami albero: cioè cerro o quercia o tiglio o faggio o leccio di casa nostra. Bene che vada si registra la presenza di uno o due pini o abeti che stanno ancora crescendo. In sintesi: in Basilicata tira aria di desertificazione e le locuste ne sono un segno. Gli interventi umani non aiutano di certo questa regione a rinverdirsi. Non è un caso se la Basilicata si colloca tra i primi posti in Italia tra le regioni interessate al processo della desertificazione e del dissesto geomorfologico. La presenza massiccia delle locuste in estate ne è una obiettiva prova, come lo testimoniano gli studi scientifici in materia. Ma prima di passare ad essi bisogna che si rifletta sulla persistenza, in regione, del vecchio leit-motiv di Giustino Fortunato, che attribuire tanta desolazione e disgrazia geo-morfologica alla tesi secondo la quale la causa non è attribuibile all'uomo ma alla natura del terreno. Nell'articolo sul dissesto geologico del quaderno della Regione n.3 del '98, è per esempio riportato che "Il territorio della Basilicata è caratterizzato da un indice di dissesto idrogeologico tra i più elevati del bacino mediterraneo. Tale dissesto causa molteplici configurazioni antropiche a rischio, conosciute sin dall'antichità. I danni che ne sono conseguiti hanno condizionato, al pari dei grandi eventi storici, lo sviluppo di questo territorio". Quindi è il dissesto la causa delle configurazioni antropiche a rischio. Cioè se un ponte, che è una configurazione antropica, cade, la colpa è del terreno. E ce ne laviamo le mani. Mica è l'uomo che causa questo deserto, questa è la nostra terra, rassegnamoci! Uno dei più acerrimi sostenitori della parziale ipocrisia della tesi della disgrazia congenita è stato Tommaso Pedio che attribuiva a Giustino Fortunato anche motivi di interesse privato e personale nel presentare la Basilicata quale una regione malarica e dissestata e, quindi, con una terra che valeva quattro soldi. Tali stime economiche permettevano poi alle ricche famiglie borghesi (quali lo erano i Fortunato), di comprarsi a bassissimo prezzo vasti territori dal demanio pubblico. Ovviamente il terreno appenninico nostrano presenta dei problemi ma è altrettanto ovvio che anche il nostro è un territorio fortemente segnato dalle attività antropiche, dalle colture agricole all'assetto viario ed urbanistico, pertanto risulta obiettivamente poco credibile attribuire soltanto alla natura geomorfologica del terreno le cause della desertificazione, delle frane, degli smottamenti. facendo passa talmente in secondo piano l'intervento dell'uomo che si presta poca attenzione alle responsabilità di chi sventra una collina senza aver messo in opera le dovute infrastrutture di contenimento delle masse e dei fenomeni idrogeologici, causando così che le strade appena costruite si sollevino come crescenza al forno. Torniamo alle locuste. Per chi se le ricorda nell'estate del '99 e degli anni immediatamente precedenti, di locuste, grandi quanto e più di un dito, ce n'erano a migliaia per le strade e le pareti dei nostri paesi. Soprattutto alla sera e nelle prime ore della notte invadevano i centri abitati. Ad ogni passo se ne schiacciava qualcuna. Per capire la portata di quest'evento è venuto in soccorso un articolo del "La repubblica" del 29 luglio di quest'anno. Titolo: " L'incubo del deserto alle porte nel Sud mangiato dalla siccità". SCosì otto-titolo: "E' una lenta agonìa, una lebbra invisibile che sta sfigurando la natura: la foresta scompare, le spiagge arretrano, i pesticidi bruciano tutto, la sabbia copre le campagne, le frane aumentano. Sono sparite perfino le zanzare, al loro posto sono arrivati stormi di locuste. In Libia lo sanno bene: quando cominci a vederle è tardi. In Basilicata invece molti non hanno capito". L'articolo è molto dettagliato e dal taglio tecnico. Mette in risalto una situazione pre-catastrofica rispetto alla quale le risposte che si vogliono e si stanno dando alle lamentele degli agricoltori per i danni alle loro coltute, dovuti alla siccità, o alle lamentele delle migliaia di pendolari sullo stato disastroso delle nostre strade, sono improprie e presagio, perciò, di altre sventure. Basta dare uno sguardo alla stampa locale dove gli interventi pongono il problema della siccità in relazione, prevalentemente e sostanzialmente, alla mancanza di pioggia che ha fatto abbassare i livelli delle nostre dighe, mentre i problemi degli smottamenti delle nostre strade asfaltate vengono demandati alla tragica natura del terreno. Intanto avanza il deserto e lo stato dell'ambiente regionale, nel volume dedicato ad esso a cura della Regione nel marzo del '99, viene affrontato, da pag. 295 a pag.299, in chiave di elencazione di norme e convenzioni soprattutto nazionali ed internazionali che regolano gli interventi indicando, tra le pochissime cose che strettamente riguardano la nostra regione, l'aver utilizzato degli indicatori ambientali nel bacino dell'Agri, da parte dell'Università di Basilicata, "nell'ambito di un progetto pilota replicabile in altre aree". E' stato replicato?
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