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La
colonizzazione -Settembre 2000. La regione, ai suoi
vertici istituzionali non politici, è fondamentalmente gestita da
dirigenti che vengono da fuori. E' gente di passaggio che nel proseguimento
della propria carriera amministrativo-statale trova nella nostra regione,
principalmente a Potenza o a Matera, i posti vuoti da
occupare. E' il caso dei Prefetti che si avvicendano con frequenza quasi
annuale; dei Sovrintendenti all'Archeologia o ai Monumenti, dei
Provveditori agli studi; dei magistrati. Questa circostanza non è
estranea all'assetto generale socio-economico, culturale ed ambientale
della regione perché non è né indifferente, né neutrale,
"sentire" o meno la cultura del posto nello scegliere tra le
varie modalità possibili in attuazione di norme e innovazioni.
Nella manciata degli ultimi anni del XX sec., dopo la fine di una politica economica che ha caratterizzato l'Italia dagli anni sessanta in poi, la necessità di riduzione della spesa pubblica ha fatto registrare un altro tipo di desertificazione in Lucania, questa volta di tipo istituzionale e sociale.
Continuiamo ad essere una colonia, un'isola colonizzata; qui c'è una Babele di linguaggi socio-culturali sui quali non si sofferma a sufficienza la riflessione politica e intellettuale delle nostre massime istituzioni, della nostra gente. Viene in mente una frase di Carlo Levi del settembre del 1935: "Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo". E il bello è che oggi noi stessi stiamo diventando viaggiatori tra i viaggiatori: gente di passaggio. I paesi di fatto, seppure piccoli, inchiodano gli abitanti nel loro territorio permettondo una ridottissima mobilità extra-professionale. Di conseguenza, a meno che non si faccia politica attiva, da queste parti ci si conosce pochissimo: in questo senso il comune cittadino di un nostro qualsiasi paese è di fatto, nel suo territorio un pochino fuori dal proprio comune, un viaggiatore di passaggio, uno sconosciuto. Rispetto a tale problema le risposte classiche che si stanno dando comprendono sostanzialmente aiuti pubblici economici a sistemi para-produttivi quale, per esempio, quello del trasporto pubblico che, fuori dal servizio scolastico, è agonizzante o l'aiuto a sistemi pseudo-turistici effettuati con metodi solitamente a pioggia e legati a questo o a quel partito, assessore o presidente di comunità montana. Un'ultima considerazione: il problema della dirigenza esterna non parte naturalmente da nessun giudizio riguardante l'impegno professionale dei dirigenti che vengono da fuori. Non sono in discussione tali caratteristiche. Nel gran calderone degli arrivi e delle partenze sono venute, e continueranno a venire, anche persone di alto ed altissimo profilo professionale e umano. Il problema è che non si fermano ad abitare da queste parti. Non possono. Le loro famiglie, fatte le dovute limitatissime eccezioni, continuano a vivere altrove. La Basilicata è sostanzialmente solo terra di passaggio. Non è concorrenziale con nessun'altra regione nell'offerta di stimoli atti a farla scegliere quale regione di residenza. E' questo il problema. Il resto è retorica, propaganda di parte per chi ha interesse a cullare speranze per fini legati ad interessi personali; interessi di cui qualcuno in buona fede potrebbe anche non averne consapevolezza. E' chiaro che lo status di professionista di passaggio non è di certo una circostanza che debba interessare gli interessati o di cui essi se ne debbano far carico. Il problema è il nostro, è di chi ha deciso di vivere in Lucania e non è disposto neanche a spostarsi nelle cittadine di Pz o Mt ma di continuare a vivere con i propri figli nei paesini originari. Che cambia in questi paesini (che costituiscono il 90% di tutta la regione) nel corso degli anni e del via-vai dei dirigenti (bravissimi) che intanto passano(dopo aver legiferato anche nei paesini del 90% della Lucania) e vanno via? Il problema, complesso, e le sue risposte, non facili, continuano a rimanere sostanzialmente ignorate dalla classe politica dirigenziale, tradizionalmente accantonate sotto le macerie di sintetici e scontatissimi giudizi. (Canio Franculli) |