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Bookmark 2001: è festa di libri a Potenza dal 24 al 27 maggio. L'iniziativa è alla sua terza  edizione, promossa e curata soprattutto da studenti universitari e dall'Asud. 

L'etica della politica in Basilicata.

Giugno 2001 -Si è già detto e scritto tanto sul Bookmark 2001 eppure, nell'ambito delle interessantissime manifestazioni che si sono susseguite in occasione di questa festa del libro che si tiene a Potenza ogni anno a maggio e che sta assumendo un'importanza sempre più crescente non solo per la Basilicata, c'è stato un evento che non ha avuto la risonanza che meritava. Ci si riferisce alla presentazione del quindicesimo volume dell" Etica della politica", prestigiosa collana dedicata al tema della cultura politica in Italia e che viene pubblicata da una grande casa editrice lucana.  La presentazione è avvenuta davanti ad un folto, qualificato e attentissimo pubblico, tra cui molti politici, e non poteva essere diversamente in quanto il testo di quest'anno, il quindicesimo per l'appunto, era dedicato al rapporto tra etica e politica nella nostra regione.  Il volume è stato curato dai professori Mattia De Luca e Giovanni Finindieri dell'Università Bocconi di Milano e ha raccolto i contributi di analisti quali, per citare solo un paio di nomi, Piero de Chicchi, dell'Università della Sapienza di Roma, e Sir Geoge Balestruh di Oxford. 

Nell'ambito della presentazione dell'ultimo volume della prestigiosa collana è stata di particolare interesse, anche perché inattesa ed inusuale, la relazione dell'economista francese Jean Palais, dal titolo: "La politica  e l'etica del marcio". Ci soffermeremo su quest'intervento, stranamente non riportato in nessuna notizia lucana dedicata ai giorni del bookmark ma che è stato invece trattato in un articolo dell'Expres d'inizio giugno dal titolo: "Pourtant elle tourne". 

Per capire la profonda natura etica della politica, ha affermato Palais, occorre analizzare a fondo proprio ciò che apparentemente è la sua negazione e che è sintetizzabile dalla marcata presenza, nella struttura di personalità dell'uomo politico, dei principali ingredienti che, contrariamente alle apparenze, permettono e costituiscono la natura intima dell'attività politica: la menzogna, la furbizia e il tradimento. In particolare è innanzitutto con la menzogna, ha continuato Palais, che si rende manifesto a tutti la circostanza della realtà posta sostanzialmente altrove e in un altro luogo da ciò che si vuol far credere e apparire. Palais riferiva quindi, quale esempio a sostegno di tale tesi, i dati emersi dalle analisi comparate condotte in Europa e in America e dai quali  si rileva che nel mondo della politica si registra il più alto indice di attività pubblicamente condannate dai suoi autori ma privatamente dagli stessi perseguite. Sono attività che vanno dal tema classico della fedeltà coniugale abbondantemente enunciata ma non praticata dai protagonisti della politica (l'ambiente politico si colloca al 2° posto nel mondo dopo quello dello spettacolo in tema di tradimento extra-coniugale),  al tema della corruzione retoricamente e pubblicamente  condannata ma privatamente perseguita con zelo e metodicità in quanto strettamente connessa alla detenzione del potere reale da parte dell'uomo politico. 

Osservava il professor Palais che: "...achiapper l'homme politique mascalzon innalza lo stesso a messaggero di maturità e di moralità parce que con il suo gesto, colto in fragrante,  egli insegna con grande force a tout le mond che nessuno può permettersi di essere ingenuo né di potersi impunemente fidare delle apparenze. Combattere l'ingenuità è combattere l'immaturità, e cosa c'è di plus morale che il gesto chiaro del maestro ad indicare di fatto come i suoi alunni possono essere ingenui credendo in lui che invece est semplicement un mascalzon il quale, in nome degli altri,  fa sostanzialmente solo i propri interessi? Et voilà la grandeur de l'esprit morale insito nella menzogna". E dopo aver illustrato brillantemente come, eliminando la forza fisica, l'intelligenza può svilupparsi solo se fa ricorso alla menzogna cioè se si nasconde e dal suo nascondiglio sa carpire i desideri e le attese dell'altro per programmare su questi il suo comportamento, il professor Palais ha citato Platone: mentire coscientemente e volontariamente ha più valore che dire involontariamente la verità.  E' dunque normale che il politico che ha carpito i desideri dell'utente si propone per la loro realizzazione senza riuscirvi (attività politica), e nel fare ciò stia molto attento e guardingo a non manifestare i propri reali e personali desideri (vero motivo per cui fa politica). 

"Dice il politique che egli travaille pour la societé. C'est pas vrais. Il travaille pour son stipendio e sa favolosa pensione che dopo una manciata di anni a confronto di un normale lavoratore è vergognoso quanto guadagna. Mais è proprement cette vergogne là che costituisce un direct  insegnamento veritiero e, perciò, dall'altissimo valore morale". La menzogna, quindi, quale scuola di moralità. E il politico quale lavoratore socialmente utile che racconta in assoluto più menzogne di qualsiasi altra categoria di lavoratori, collocandosi perciò al primo posto tra i maestri della moralità di cui tanto la società di ogni tempo ha avuto e continua ad avere grandissimo bisogno".                                                                                                               "On va à prendre la Basalacata, ha continuato Palais. Elle è senza strade, tante buche, senza cinema, col quatrevengtonze pour cent de ses villages très petites, 120 paesi su 131 che sono piccoli piccoli petites e tanti politici a Potenzà che programmano per questi paesi chissà che cosa se rien si continua a vedere in paesini senza piscine, servizi, neanche campetti da bocce, con la gente che vivacchia  abbandonata tra una piazza e petites strusci, comme à via Pretorià. 

Intanto, però, les politiques hanno bei stipendì e sono tantì rispect à la popolation  e governano tantì d'argent pour les desires des autres che continuano ad emigrare ou ad avere les topo in facoltà nulle change ma si sprecano gli uomini pensionati dati alle cariche politiche con leur stipendi d'orò e direttori generales che, com'est nell'ordre delle choses dette da Platonì essendo intelligenti più des autres les politiques devono pour forza mentire, essendo la menzogna espressione e necessità d'intelligenza, e nous che aspettiamo servizi e posticini dobbiamo accettare di continuare a non avoir rien par ce que nous non siamo intelligenti al punto da saper mentire con arte e cultura all'altezza dei nostri tempi e alla fine dobbiamo pure sentirci dire che sono gli anonimi e piccoli e normalissimi sindaci e consiglieri dei piccoli paesini che non fanno decollare la Basalacata, come se dipendesse da leur restaurare il castello di Miglionico ou di Melfi ou realiser cettes choses là. Le probleme c'est che il quadro generale dell'economia lucana intende pour investimento e sviluppo la collocazione dei dirigenti nei posti di comando.  In questo campo il mercato è vivo, dinamico, competitivo. Qui è guerra aperta a chi si accaparra un posto in una commissione o, naturalmente, a capo di questo o quell'ente e consiglio di amministrazione. Questa Basilicata economica dagli stipendi, dalle indennità e dalle consulenze in perfetta linea con gli stipendi manageriali della Brianza, se non superiori, è attiva e prospera. E' costituita da un gruppo anche abbastanza esteso di dirigenti che programmano incontri con le regioni del nord, gemellaggi con le provincie del nord, ma anche l'apertura del consolato del Burkina Faso a Potenza, incontri tra camere di commercio, fiere di prodotti culinari da mandare in giro da Parma all'Australia, con costi di cui qualcuno, prima o poi, dovrebbe cominciare a fare i conti in termini di ricaduta collettiva a vantaggio dell'economia di tutti.

Qu'est ce que s'entra questo con la fiera del libro? C'entra. Sto infatti parlando del quindicesimo volume appena edito. Quello che non è stato ancora scritto e la cui assenza ha riempito le favolose giornate del Bookmark di fine maggio 2001. 

Et voilà, mercì a tout le mond, j'ai fini e au revoir à la prochaine prese in gir de la prochaine manifestation n'importa pas che titolo avrà."  Le ultime battute, succintamente qui riportate, non hanno naturalmente suscitato il favore dei politici e delle cariche pubbliche numerosamente presenti in platea. Era prevedibile. A turno si sono quindi alzati e ognuno di loro ha voluto dire la sua: che non era così ma colà e blà blà. Poi, sdegnati, si sono allontanati non degnando neanche di una stretta di mano l'illustre relatore francese. E la sala s'è svuotata.

Povero professor Palais. Di certo non sarà invitato al bookmark 2002 ma questo non è un problema perché non saranno in molti ad accorgersi della sua assenza, né saranno in molti a rammaricarsi per non aver capito cosa abbia, in fondo, voluto dire nel suo saggio su morale e politica in Basalacata provincia di P'tenza, la terra dove la realtà, quella semplice, la si può leggere nel titolo in prima pagina a caratteri cubitali di un giornale a larga diffusione che, qualche giorno prima del Bookmark, riportava la notizia dell'esistenza di 200 posti di lavoro come operai generici a Mantova. Emigranti o briganti: nonostante le apparenze continuiamo ad essere una terra di emigranti o briganti.

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