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Vai alla superiorità dell'Occidente            Berlusconi 26 sett.2001  

Ha vinto Berlusconi e siamo tutti un pò più felici (o no?!)

13 maggio 2001.Siamo tutti contenti. Quelli di centro-destra perché hanno vinto. La sinistra perché finalmente si può ricominciare. Certo, non proprio tutti, ma quasi. Ricordiamoci Nanetti: D'Alema, dicci qualcosa di sinistra. Invece D'Alema negli anni di governo si è aperto al centro fino ad arrivare addirittura a proporre la presidenza della Commissione-stragi proprio a quel Kossiga demoscristiano che era stato ministro degli interni dell'epoca delle stragi. Un pò troppo. 

Eppure la sinistra ha fatto ottime cose. Siamo entrati in Europa, l'inflazione è sotto controllo, la disoccupazione è diminuita, il pil è cresciuto a livelli di media europea. Non male. Concretamente il governo di centro-sinistra ha lavorato non bene ma benissimo. Ma da ragioniere. E la politica dei ragionieri non dura. Il ragioniere deve saper camminare col sognatore, deve imparare a fare i conti all'eroe. Senza eroi a fianco, senza passioni, modelli, aspirazioni e sogni, i ragionieri hanno vita breve. Nel centro-sinistra s'era perso qualche bel colore, alcune delle meravigliose albe che facevano sognare generazioni d'altri tempi. Ma non solo i vecchi sono stati delusi. Non si è considerato che tutte le generazioni hanno diritto ai colori delle loro nuove albe. Nessuna generazione esclusa. Finalmente al governo, in un quadro politico e culturale occidentale che ha subito forti trasformazioni in pochissimi anni, con la sola forza riformista la sinistra non ce l'ha fatta a reggere sul piano della tenuta ideologica e progettuale. Nella sua compagine, vuoi per necessità, vuoi per virtù, erano rimasti solo tanti bravi ragionieri, gente onesta e laboriosa che studiando era riuscita anche a laurearsi arrivando a docenze universitarie ma...non è bastato, non poteva bastare. Il mondo ha esigenze nuove che comunque covano nel sociale e spingono per realizzarsi. Qualcuno le deve pur liberare, o semplicemente sfidare.

Questa campagna elettorale ne ha liberate qualcuna e, ironia della sorte, tocca proprio ad uno dei più piccoli uomini politici che ha cavalcato la scena nazionale in Italia negli ultimi decenni, presentarle ufficialmente al pubblico e avviarle nella storia.

Eppure il fatto che Berlusconi sia un personaggio dalle caratteristiche di personalità fortemente legate ai tratti di arroganza da arricchito che si porta dietro, che sbandiera, che paventa pavoneggiandosi, gli attribuisce una normalità da piccolo uomo che lo riscatta. E' uno che ha avuto tanta fortuna. Che quando si dice che abbia rischiato si pensa anche che, se ha rischiato, qualcosa ai limiti della liceità deve averlo necessariamente commesso. E allora la gente pensa: ma a chi non è capitato di fare o pensare qualcosa che  perfettamente lecita non era? A lui è andata bene, ecco tutto. E superato l'iniziale fastidio morale (almeno relativamente alla sfera della morale pubblica che è ben altra cosa da quella privata) alla fine perché continuare ad ogni costo ad invidiarlo  e non assumerlo, invece, a modello di riferimento?

Di genere quasi simile a Berlusconi è Celentano. Anche lui fortunato. Fortunato perché nonostante "l'ignoranza" azzeccava sempre il testo e la performance, pur "senza aver studiato", senza cioè nessuna personale appartenenza a grandi storie individuali, storico-sociali o di famiglia.

Celentano predica alla tv che lui è libero e noi cretini, o comunque schiavi, suggerendo così un'immagine cara al senso del vittimismo italiano: quella di un popolo in fila e in attesa del padre-padrone. Meglio se un pò stupidotto. Perché se è un pò stupidotto (versione affine e sovrapponibile all'ignorante) allora è anche uno che si fa capire perché parla semplicemente, e noi di conseguenza lo capiamo e lo controlliamo anche meglio. Almeno, così speriamo che possa succedere nel caso che il gioco si facesse un pò troppo sul serio e l'esercizio del potere un pò pericoloso.  Celentano e Berlusconi rappresentano la facciata di una stessa medaglia: svolgono due lavori diversi ma non sono molto diversi, nonostante le apparenze di superficie. Entrambi sono "coccolati e perdonati" per la codivisione che hanno con noi dell'identica matrice dell'uomo comune. 

Con un martellamento pubblicitario messo in atto secondo regole pubblicistiche da sussidiario delle scuole elementari, Berlusconi ci ha stuzzicati, corteggiati, invitati al cambiamento. La sinistra intellettuale e intelligente si è divertita a ridere di gusto guardandolo e indicando pubblicamente le sue gaffes, certe sue dichiarazioni. 

L'ultimo in ordine di tempi è stato Roberto Benigni al Fatto di Enzo Biagi. Che ha detto Benigni? Ha detto che se in Italia e in Occidente qualcuno vuole ridere la tradizione della buona risata appartiene all'intelligenza e al cuore della sinistra. Quest'argomento fa andare in bestia la destra che ogni tanto tira fuori dalla manica della camicia qualche nome di artista di destra e si butta con caparbia all'attacco nel tentativo di demolire questa constatazione. Inutilmente. La vittoria di Berlusconi è anche la vendetta del popolo serioso della destra contro l'ironia e le genuine risate della comicità della sinistra.

Cosa è successo oggi in Italia. E' successo che a capo di un paese ci è andata semplicemente la sua parte più numerosa. A volte succede. E' un atto metabolico  di auto-stima al quale periodicamente nel corso del tempo vi fa ricorso la parte sociale più numericamente rappresentativa, che rimarrebbe altrimenti sempre schiacciata dalle minoranze elitarie.

Di fatto Berlusconi è un uomo vecchio, è il classico italiano un pò furbo e sfacciato che, nonostante tutti i tentativi messi in atto per far sembrare il contrario, continua a dare l'impressione di andare in giro con grandi catene d'oro penzoloni sul petto a sbandierare il suo potere e la sua vanagloria. Questo è il suo tallone d'achille: l'incapacità di avere naturalmente classe, la mancanza di carisma, una mancanza di padronanza naturalmente intellettuale del mondo della cultura. Fuori da un diagramma di indici economici MIBTEL sa solo balbettare. Lui lo sa, se ne vergogna,  e ostinato ci si mette a combattere contro. Ostinato proprio come lo sono tutti gli uomini comuni, testardi e ossessivi che non fanno altro che parlare contro questo e quello che non funziona in Italia. E lo fanno passeggiando lungo il corso dei nostri 750.000 paesini, seduti intorno ad un tavolino di bar, al telefono, tra una pizza e un cinema al sabato sera. Berlusconi è uno di loro, è uno di noi: un uomo comune che sta dando dignità d'esistenza agli uomini comuni che non appartengono ai mondi elitari.

Non sono discorsi da economisti, da politologi, da esperti, quelli che fanno gli italiani normali. Sono discorsi relativi al bipolarismo, alla voglia di superare il comunismo e il fascismo, di non pagare il 40% di stipendio in tasse, di non essere costretti alla raccomandazione per dover trovare un lavoro. Insomma, sono quei discorsi che sono alla base della vita di tutti e che stanno nel cuore e nelle attese di tutti. Per questo siamo tutti un pò contenti del 13 maggio: mandando Berlusconi al potere è stato eletto l'uomo medio italiano e quindi abbiamo vinto tutti, c'è stata una ventata di comune italianità che si è alzata in alto visibile a tutta la nazione. E' come se avesse vinto ognuno di noi, tutti, indipendentemente dalle posizioni di partito che in questa competizione andavano un pò stretti a molti.

Ha vinto uno di noi. Abbiamo, quindi, motivo di essere tutti un pò felici, o no?! Il problema è:  care persone comuni abbiamo eletto il nostro re, ma ora che ne facciamo? Passata l'euforia di avere per re uno come noi, uno che, prendendo in prestito un titolo di Cesare Zavattini: "parliamo sempre di me"?

Ma forse a qualcosa ci serve. Ci serve a ricominciare. Per recuperare tensioni e progetti. La destra intanto farà la sua esperienza, Bossi verrà di nuovo anche lui messo alla prova e quando il palloncino sarà sgonfio ci potrebbe finalmente essere una stagione di uomini nuovi, i migliori dell'una e dell'altra parte, per quell'Italia moderna che tutti attendiamo e che oggi ci viene proposta da un esperto di televisioni, che, ricordiamocelo, sono le moderni e potenti fabbriche delle illusioni capaci di far arenare i popoli degli sbarchi clandestini su lontane ed impossibili spiagge deserte.