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Briganti o emigranti: il cine-spettacolo della gente lucana. Settembre 2000.

Quest'estate ha avuto luogo nella foresta Grancia, nel comune di Brindisi di Montagna, vicino Potenza, uno straordinario evento di storia rappresentata. Ci si riferisce al cinespettacolo della "Storia bandita" che ripercorre la vita di Carmine Crocco, "brigante" che imperversò dal 1861 al 1865 nell'Italia meridionale. Prescindendo dall'analisi artistica dell'opera, si vuol porre, sinteticamente, l'attenzione sull'aspetto storico, politico e sociale sul filo passato-presente. Al di là del revisionismo storico che potrebbe eguagliare l'azione dei briganti a quella di valorosi patrioti, ciò che salta all'occhio è che questo cinespettacolo, come il libro di Carlo Levi "Cristo si è fermato ad Eboli", metta a nudo la condizione disperata dei contadini del meridionali. Né i Borboni né il nuovo Stato italiano seppe rispondere alle esigenze di quegli "straccioni", la cui unica prospettiva rimase quella di chinar la testa o quella di diventare emigrante. Scegliere l'una o l'altra dipese, forse, dalla personalità o dalle occasioni che si presentarono ad ognuno. Ma quello che fa paura e sconcerta è che quest'opzione non fa parte di un passato morto e sepolto, al contrario, è l'unica esistente. 

Pare che uno dei "prodotti tipici" del luogo, la raccomandazione, non rappresenti altro che il chinar la testa di chi, in assenza di coraggio o di opportunità, preferisce all'emigrazione raccomandarsi al "padrone" di turno. Dal momento che l'emigrazione è una scelta difficile e dispendiosa in termini di capacità a subire e soffrire, allora raccomandarsi diventa, con le sue lontane radici, il fenomeno più diffuso dell'agire locale. E' un fenomeno che investe ogni settore della vita della persona, addirittura sembra si debba chinar la testa per ogni piccola banalità e anche per veder rispettati sacrosanti diritti. Colui che non si adegua a tale stile di vita (prima che emigri, è ovvio!) è deriso perché, non essendo furbo, non sa approfittare delle situazioni, delle conoscenze le quali, in un territorio così demograficamente piccolo, sono alla portata apparente di tutti.                                                                                                                                                    Può darsi che i contadini dopo tante lotte abbiano ottenuto il loro pezzettino di terra, ma la libertà ancora no. Oggi che straccioni non lo siamo più, la libertà rimane ancora da conquistare. Essa non può ridursi ed intendersi solo nella possibilità di cambiare il politico di turno. Il diritto al voto non è più l'unica forma possibile di esercizio del diritto di libertà. Ha smesso questo ruolo storico. C'è una mentalità trasversale che unisce ed accomuna la maggioranza del mondo politico locale,  indipendentemente dai richiami alle culture socio-politiche di appartenenza o alle dichiarazioni di principio. Si sta affermando una cultura di basso profilo critico, dove la retorica e gli interessi di parte oscurano gli interessi generali ed una lettura critica del territorio e dei suoi problemi.  Chissà che cosa occorre! nessuno di noi è profeta nè pretende di avere la ricetta in tasca. Ma almeno il presente e le sue buche, la polvere della spazzatura che si cerca di nascondere spazzandola sotto il tappeto, almeno queste cose riusciamo a vederle e a raccontarle. Per non illuderci, nella consapevolezza di avere ancora molto per cui lottare. Se non ci stanchiamo prima! (Donatina Potenza)

 -Estate 2000: Cinespettacolo della Grancia "La storia bandita" -  Ottavio Rossani, CORRIERE DELLA SERA 25.6.2000:"Azioni di combattimento, passioni e grande suggestione servono a riabilitare di fronte al tribunale della storia la figura di Crocco. Gli spettatori (...) hanno agito essi stessi da protagonisti, grazie agli effetti speciali (suoni e luci, musiche e canzoni), che li hanno immersi dentro la vallata in cui si svolgevano le azioni filmiche, con le masse di popolari, gendarmi, bambini, famiglie, colte nella loro vita quotidiana ma anche nell'esplosione di entusiasmo per le libertà sempre annunciate dal dominatore di turno e mai rispettate". Michele Placido, CORRIERE DELLA SERA 25.6.2000:"Ho messo tanto slancio nel narrare, dalla parte di Crocco, il patrimonio collettivo anche di ferro e di sangue e sorprusi del mio popolo meridionale.   Liliana Matteo, LA STAMPA 20.7.2000: "Quando la rappresentazione incomincia, tutti gli sguardi sono protesi a forare il buio e a corre subito là dove si accende l'azione(...).Impossibile sottrarsi alla magia della rappresentazione dal vivo.(...)Nessuno è celebrato, nessuno assolto. In un turbinare di luci e di suoni, si finisce di invocare la libertà e il diritto all'amore. Dieci le scene. Per ciascuna, generosi applausi. Per l'ultima, molti occhi lucidi". (Attori: 400 figuranti, 35 danzatori, 18 cavalieri che si sono alternati. Animali: sulla scena 50 animali domestici e 18 cavalli. Superficie d'area scenica: 25.000 mq. .Anfiteatro: 3.000 posti a sedere in tribuna panoramica. Regista del cinespettacolo: Victor Rambaldi).