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Basilicata turistica, oh  yes ! 

 
                                                               

 

Maggio 2001. Il turismo è parola seria. In Basilicata vi sono luoghi, che anche se con maggiore o minore fortuna e capacità  promozionale, hanno una chiara vocazione turistica: sono senz'altro Maratea, Metaponto e la costa jonica, il Pollino e il Vùlture, i Sassi di Matera e le vicine chiese rupestri, le Dolomiti lucane (nella foto), i siti storico-archeologici di Venosa, Grumento,  Melfi o a Montescaglioso con la sua pregevole abbazia. Ed anche l'irraggiungibile Acerenza ha un'attività turistica discretamente significativa. Il problema che come regione accusiamo è la mancanza d'inserimento in un progetto unitario di tutte le opportunità obiettivamente valutabili quali opportunità di viluppo turistico e non semplicemente presentate come tali per ignoranza o interesse o necessità di vario ed altro ordine.

La nostra regione conta seicentomila persone; ha una popolazione attiva (tra i 25  e i 55 anni) di trecentomila unità con una tipologia di lavoro che ha una presenza forte nel pubblico impiego del comparto scuola ed istituzionale-politico (Comuni, Regione, Enti pubblici, Provincia ect.); un tasso di disoccupazione giovanile che si colloca al 17,2%, contro la media nazionale del 10% con  oscillazioni che vanno dal 3,7% del Veneto al 27,6% della Calabria (dati aprile 2001);  ha uno stabilimento Fiat  che dopo 10 anni già si sta rimodernizzando ma non a vantaggio di un indotto che di fatto, come già si sapeva, non ha creato in zona né professionalità né occasioni imprenditoriali, con i salari delle maestranze operaie che continuano ad essere ingabbiati mentre si registra, quale aumento, solo la crescita dell'utenza psichiatrica e della  tossicodipendenza quali fenomeni ufficialmente correlati ai problemi della fabbrica (tre turni, ect.). 

In questo contesto socio-economico  molto succintamente descritto,  con 110 Comuni su 131  che hanno una popolazione intorno ai 2.000 abitanti,  si convive giornalmente con i problemi della desertificazione urbana (il 90% dei paesi è senza cinema, palestre, centri sociali aggreganti), contro l'esodo migratorio giovanile ancora fortemente presente, contro pompe di benzina ed uffici postali che vogliono chiudere, strade extra-urbane pericolose, piene di curve e buche o che versano abbandonate senza collaudi da lunghissimi anni, con i carabinieri senza caserma che lanciano allarmi di abbandono dei piccoli centri con proposte di aggregazione pluri-comunali, con scuole fatiscenti. Seppure questo è il contesto e non altro, in Basilicata da gennaio a dicembre non manca mai occasione pubblica e politica per parlare di turismo, di riempirsi la bocca di questa parola magica alla quale tutti  legano opportunità imprenditoriali ed occupazionali di inaudita portata, in grado, sembrerebbe, di cancellare d'un colpo i problemi appena sopra-accennati.

Turismo, panacea di tutti i mali. L'atavico isolamento dei nostri comuni ha di fatto preservato ambienti e monumenti del passato le cui valorizzazioni possono di fatto contribuire allo sviluppo della monetarizzazione del tempo libero, a vantaggio dell'economia locale.  

Ma non tutti i paesi, pur avendo tutti, proprio a causa dell'atavico isolamento, pregevoli caratteristiche d'interesse, sono idonei a svolgere la funzione di teste-di-ponte per sostenere, con sufficienza di tenuta, segnali ed iniziative idonei per la nascita di un'economia supportata dall'immagine di Lucania-città-d'arte. Perché tale è la Lucania vendibile all'Occidente:   seicentomila abitanti, una città;     quartieri isolati immersi nel verde: i suoi paesini;        boschi radi, e colline verdi e franose: i suoi giardini senz'alberi, afro-asiatici;     i colori, gli odori, la cucina, la sua gente: il folklore indigeno disponibile per le strade e lungo il passeggio in piazza 365 giorni all'anno. A fianco a case a volte dall'aspetto "diruppato", molte delle quali portano ancora i segni dell'emigrazione degli anni '60 quando si costruiva un piano per ogni figlio ma poi finivano i soldi e appesi nel cielo rimanevano spogli ballatoi di balconi penzolanti nel vuoto e sbriciolate pareti stonacate, a fianco a queste case si nascondono vecchi monumenti pregevoli e dimenticati, chiese che contengono tele da intenditori, abbazie, castelli e conventi depositari di storia e curiosità artistiche che trovano un valore aggiunto nell'ambiente generale della regione. 

Non tutta l'Italia continentale può offrire tanta selvatichezza a poco più di tre ore di macchina da Roma. Né numerosa può naturalmente essere, naturalmente, la consistenza numerica turistica  interessata ad essa. Il problema è che una volta che i quattro turisti di nicchia interessati alla Lucania arrivano da queste parti mancano però per loro le strutture logistiche di accoglimento, e manca anche quel minimo di viabilità moderna capace di garantire ad un moderno pullman di 13 metri di non impiegare 30, 40 minuti per percorrere i 7-10 km che separano un paesino di montagna dall'accesso sulla Basentana. Per fare un esempio, tanto è la durata di percorrenza per raggiungere Brindisi di Montagna. Non parliamo, dunque, del raggiungimento delle mète a vocazione turistica dichiarata e di cui si sono fatti precedentemente i nomi di alcune significative località. Parliamo del resto della regione, di quella che vivacchia a stento e che spesso è sollecitata, spinta non solo da forze autoctone, a proporre ai finanziamenti pubblici questo o quell'altro recupero storico-ambientale spacciandolo quale risorsa turistica.

In questo contesto di "fai da te" manca un progetto strategico politico-economico unitario anche nella forma programmatrice-gestionale pubblica e privata, quindi mista, capace di proporsi e di essere perseguito e condiviso quale modello unico da tutta la classe politica ed istituzionale della regione. E' in questo senso che si esprimono naturalmente anche figure apicali quali il corregionale D'Andrea, sottosegretario ai Beni Culturali. Il problema è che nonostante il blà blà sempre all'altezza dell'intelligenza dei tempi, da queste parti il tempo continua a rimanere fermo ed immobile. Nulla si muove, a parte piccoli sussulti forse idonei, necessari e funzionali solo a legittimare i dovuti onorari che si danno ai grandi luminari che al capezzale dell'ammalato da anni, da secoli, a turno continuano a prescrivere ricette senza effetto risolutario. Il malato è in coma ma non muore, da secoli gli specialisti lucani riescono a tenerlo in vita. Quale il segreto? Uno dei segreti sta senz'altro nel fatto che un malato rende. Fino a quando un malato continua a fornire potere e ricchezza allo staff dei sanitari che sono al suo capezzale, questi ultimi, alcuni senza ipocrisia e in perfetta buona fede (non a tutti comunque concessibile)  di fatto non hanno nessun interesse a farlo guarire, ne sono quasi impossibilitati, intrappolati come sono in un circuito culturale e di pensiero che non li spinge verso altre ipotesi di utilizzazione delle risorse disponibili. Fenomeni di questo tipo quando si manifestano su vasta scala, o in occasioni in cui il localismo e il globalismo collimino, danno origine alle rivoluzioni.   

La Lucania versa ancora in una fase di fortissima mancanza di affermazione di un'identità moderna riconoscibile nel contesto italiano geo-culturale ed europeo. La Fiat di Melfi e il petrolio della Val d'Agri l'hanno un pò rilanciata nell'immaginario collettivo. Ma è poca roba e legata agli addetti al lavoro. Basti pensare che ad una recente trasmissione televisiva a quiz dell'inverno 2000-2001 una studentessa universitaria non ha saputo dire come si chiamava la regione a nord della Calabria.  A questa dimenticanza "nazionale" bisogna aggiungere quella ben più grave di cui è causa la Regione che a volte non informa sulle iniziative che coinvolgono realtà locali che ignorano l'accaduto. 

Nella recente mostra a Palazzo Grassi di Venezia sugli Etruschi (chiusasi alla fine di aprile 2001) in una sala venivano proiettate diapositive su cieli, vallate e voli di uccelli della zona di Acerenza, Genzano e Banzi. Qual'è il collegamento di questi tre paesi agli etruschi? forse riguarda il tema della divinazione, molto presente nella civiltà etrusca, e che ben è presente anche in zona, attestato dal templum auguraculum in terris rinvenuto a Banzi. Poiché i nostri paesini abbandonati hanno bisogno di tutto ciò che parla di loro al fine di tesaurizzare tutto quel poco che possono, non male avrebbe fatto la Regione a comunicare a questi tre comuni, alla comunità montana della zona e alle scuole, l'evento. Ma così non è stato. 

Piedi per terra e avanti piano, il battello Lucania fa fatica ad avanzare anche se quando è catturato e trascinato da  un'idea buona è capace di solcare i mari con la stessa velocità di una volta. E' stato il caso, nell'estate del 2000, del cine-spettacolo del"La storia bandita", realizzato nella foresta ai piedi del castello di Brindisi di Montagna. E' stata una proposta culturale realizzata tecnicamente, artisticamente e logisticamente in maniera efficiente, tanto da non credere che era uno spettacolo fatto in Basilicata. Quando le proposte delle aree periferiche si realizzano a questi livelli vengono premiate dagli stessi corregionali che  rispondono con entusiasmo di partecipazione all'iniziativa, spostandosi dai famosi paesini distanti e lontani. L'ostacolo non è più la lontananza, ma soprattutto la qualità della proposta. Se non c'è qualità certa non c'è neanche motivazione per muoversi.

Ed ora passiamo ad una velocissima e sintetica  panoramica sulle ultimissime notizie "turistiche" che navigano sui media alla vigilia del boom stagione turistica estate 2001:

- A Scanzano Jonico, fra entusiasti e perplessi, si sta proponendo un mega-villaggio con 10.000 posti e 2.000 occupati, che ha già avuto uno stanziamento di 100 miliardi a monte di un progetto di circa 550 miliardi approvato dal Cipe. 

- Si riparla del progetto Pass-Bed and Breackfast,  ti dò al turista una casa privata in paesino con  prima colazione e quello mi lascia i soldi in giro per tutto il paese. L'idea non è nuova in Basilicata. E comunque adesso la si voglia condire, non sembra che abbia avuto successo nel recente passato. A chi giova?

- Segnali dalla Comunità Montana del Medio Basento, con sede a Tricarico, che punta sul turismo legato alle escursioni nei boschi, al Basento, alle visite dei siti archeologici.

- La proloco di Pignola e di Melfi,  l'Apt e l'Istituto Albergliero di Pz si sono riuniti per confrontarsi su come promuovere turismo nella regione. Presente anche Trufelli, poeta e giornalista ora in pensione, grande uomo di Colombo e, come lui, ritornato in sella a condurre la paziente gente lucana.

- Accordo Governo( Ministero Beni Culturali)-Basilicata: ad Avigliano vanno circa sette miliardi relativamente ad iniziative riguardanti il castello di Lagopesole e la riqualificazione ai fini turistici del borgo rurale di Piano del (** )Conte. Iniziativa da seguire nell'immediato futuro. Trattasi di proposta turistica, di cui però si ignora se in linea e quindi inserita in un modello unitario, deciso dove, come, quando, con chi? o se è invece un boccone che si è riusciti a predare con la tecnica del "mordi e fuggi" giusto in tempo prima che la Melandri riponesse le sue cartelle in borsa immediatamente prima di partire alla volta della Lucania.

- Laghi di Monticchio: continua la lamentela del vulture-melfese su quanto ancora non si fa per una più efficiente e funzionale ottimizzazione delle risorse turistiche dei laghi.

- Via internet i portali lucani tradizionali e nuovi si mettono tra l'altro alla caccia di turisti e opportunità legate al turismo. Ultimo nato a marzo è www.ilvulture.com .

- Pasqua 2000: boom di turisti ai Sassi di Matera nonostante il cattivo tempo. Tutti gli alberghi esauriti. Lo stesso a Maratea e sul Pollino. Domanda per i posteri: succederà   così anche a Piano del (**)Conte, Avigliano?