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L'Abbazia benedettina di Banzi; La chiesa rupestre di San Donato; S.MAria d'Anglona; Monastero S.Maria d'Orsoleo; Abbazia di S.Michele; S.Maria degli Angeli; Trinità di Venosa: L'incompiuta.
Dell'Abbazia di Banzi
il primo documento che ne parla risale all'anno 798: è un atto di donazione di un principe
longobardo, Boemondo III,
che regala l'abbazia bantina alla più grande ed antica abbazia benedettina italiana,
quella di Montecassino. L'abbazia di Banzi è
dunque la più antica abbazia lucana. Essa ha avuto una vita plurisecolare. Fu
governata dai Benedettini sino al Millecinquecento, poi per un breve periodo
vennero gli Agostiniani e successivamente, fino al XIX sec., i Francescani.
L'abbazia dipendeva direttamente dalla Santa Sede e dal XV sec. fu data in
commenda a Cardinali e ad alti prelati della Chiesa. Sviluppatasi sugli
originali impianti normanni, gli edifici comprendenti il complesso badiale si
estenderanno, con i loro spazi interni di cortili ed orti, fino ad occupare
cinquemila metri quadri. Il monastero conobbe periodi di grande splendore ma
anche di povertà, legati a carestie e pestilenze. La sua chiesa venne
consacrata nel 1089 da Papa Urbano II che, di ritorno da Montecassino, si
fermerà nel cenobio bantino accompagnato dai potenti dell'epoca. L'episodio
viene ricordato a Banzi con un suggestivo corteo storico nel mese di agosto. I
possedimenti dell'abbazia erano
notevoli e distribuiti su un vasto territorio meridionale: dalla Calabria alla
Campania, alla Puglia. Alla fine del 1700 queste proprietà vennero
incorporate nei beni della
famiglia reale dei Borboni. Ma fu nel 1806 che, con la legge eversiva sul
feudalesimo emanata da Gioacchino Murat, l'antico monastero dopo mille
anni cessò di essere tale. Oggi l'abbazia, collocata al centro del paese, è
stata completamente restaurata con i fondi nazionali del Giubileo dell'anno 2000
ed attende di essere valorizzata culturalmente ed economicamente a vantaggio sia
del paese che l'ospita che del territorio più vasto dell'Alto Bradano e della Basilicata.

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Chiesa rupestre di S. DonatoLa chiesa fa parte di un ricco patrimonio rupestre materano e della vicina Murgia. E' un territorio molto circoscritto che conta ben 155 chiese rupestri, santuari ed asceteri. Il patrimonio è testimonianza di una cultura non solo religiosa ma anche sociale e civile che aveva nella grotta il suo principale referente abitativo-residenziale fin dai tempi più remoti. La pietra del tufo, delle gravine, delle serre, ha portato la cultura locale a specializzarsi nella sua lavorazione. Pertanto tutto il complesso è testimonianza dell'antica arte della lavorazione della pietra: la litotomia, antica arte dei Sassi. La grande bellezza suggestiva dei luoghi è talmente tipica e carica di suggestioni storiche, culturali ed estetiche che non a caso i Sassi di Matera nel 1994 furono dichiarati dall' Unesco patrimonio universale dell'umanità.
Trinità di Venosa: L'incompiuta
Trinità di Venosa Trinità di Venosa |